I fattacci del 6 gennaio scorso, dove una folla di manifestanti simpatizzanti di Trump ha assaltato il Campidoglio a Whashington, ha tanto preoccupato e stupito quanto fatto salire la rabbia all’apprendere dai media la sottovalutazione dei rischi e lo schieramento insufficiente del servizio d’ordine, soli 340 soldati perdippiù non in tenuta antisommossa ma bensì col banale compito di un’ordinaria vigilanza urbana a fronte invece di ciò che sarebbe servito ossia della “messa in allerta” l’imponente servizio d’ordine cui è dotato il Campidoglio (ben 2.300 agenti) volto a proteggere la sicurezza dei 16 acri di terreno dell’area e soprattutto dei 535 parlamentari.

Le cinque morti, anche se solo una colpa del un proiettile di un agente, hanno però scatenato nei giorni susseguenti l’assalto una tale raffica di proteste che sta facendo cadere una dopo l’altra le teste dei vertici dei capi della polizia, anche sospettati di complicità e connivenze con chi con la forza è entrato al Congresso con mazze da baseball, con fucili d’assalto e con pistole e molotov, e senza badare a quei delinquenti “sospettati” di aver piazzato ordigni, anche se rudimentali. Da qui le decine di arresti che la macchina della Legge Usa ha messo in atto con inaspettata forza, come a voler rimediare e tranquillizzare quella parte di opinione pubblica che a gran voce si è chiesta da subito: “… e se si fosse trattato di quelli del BlackLivesMatter? “.

Pochi invece i dubbi e tante le certezze a riguardo l’elettorato repubblicano almeno per i sondaggisti di YouGov che, malgrado tutto ciò che è successo al Congresso, vedono Trump non perdere il nocciolo duro del proprio elettorato stimato in 30/40 milioni; sebbene YouGov sia ritenuto (da qualcuno) di gran lunga il peggiore tra i “panel” ritenuti affidabili in ambito sondaggi, lo stesso ufficio indica nel 68% la percentuale di elettori repubblicani che non reputa l’assalto al Campidoglio come una minaccia alla democrazia, a differenza del 93% dei democratici che ovviamente pensa il contrario, confermando il “peso” di Trump sul partito in un altro inquietante sondaggio che vede gli intervistati repubblicani quasi spaccati a metà (45%-43%) tra favorevoli e contrari all’assalto al Campidoglio.

“Campidoglio”, storia delle colonie romane dove ex-novo oppure in città preesistenti fu riadattato il principio romano del tratto urbanistico del “Capitolium” significante la sede dell’istituzione legislativa, identificandola come il cuore della vita parlamentare o municipale ma anche col significato generico di sede di un governo o di un presidente, come il Campidoglio di Roma che è la sede di rappresentanza del Comune di Roma o come quello di Washington che è la sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti, Senato e Camera dei Rappresentanti ovvero il parlamento a stelle e striscie.

In tempi di pace a memoria d’uomo non è mai successo che un gruppo di sostenitori/simpatizzanti di un Presidente democraticamente eletto potesse osare tanto, come quello di fare irruzione in parlamento con le armi in pugno costringendo alla fuga i deputati; e invece è accaduto al Campidoglio Usa per colpa della politica “incendiaria” di Trump volta a sponsorizzare idee razziste, l’egemonia della razza bianca su quella nera, che per far vincere il nazionalismo contro la prospettiva di un (ipotetico) totalitarismo proletario si è inventato di contro un altro tipo di totalitarismo parente stretto di quello fascista italiano del 1922 e, per qualche aspetto, simile anche a quello della fazione socialista da cui nacque il P.C.I.

La storia del Campidoglio americano è stata dalla sua prima esistenza intrecciata con quella della città di Washington patendone fin da subito le vicissitudini, come quella dell’attacco inglese dell’inizio del 1800 che ne causò gravi danni, perpetuati da una lunga storia di violenze e rivolte che negli anni si sono susseguite; come quella del 1835 che vide il tentativo di assassinio del Presidente A. Jackson da parte di un immigrato britannico o quella del 1915 quando un ex professore universitario di Haward innescò un’esplosione in un’area interna vicina all’ufficio del vicepresidente.

Gli attacchi dei nazionalisti portoricani del 1954 che “nelle stanze del potere” spararono indiscriminatamente e le bombe fatte esplodere dentro e fuori il Senato, da parte di un’organizzazione antiguerra e da una sedicente “Unità di resistenza armata”, la dice lunga di quanto siano state carenti da sempre le misure di sorveglianza, fino al dramma “simbolo” del 2001 quello delle Torri Gemelle e del 4° aereo ossia il “Volo 93”, schiantatosi nella campagna della Pennsylvania che non riuscì ad impattare sul Campidoglio americano non per l’intervento dell’aviazione da caccia Usa ma grazie all’assalto che alcuni passeggeri diedero ai dirottatori nella cabina di pilotaggio.

(Giuseppe Vassura)