Brisighella (RA). Eclettico e geniale: questi sono due tra gli aggettivi che più si addicono alla personalità artistica del brisighellese Umberto Fabbri. Classe 1990, Fabbri è un produttore e ingegnere del suono, ma in realtà ha iniziato la sua carriera da giovanissimo lavorando come dj nelle discoteche del faentino e non solo. L’insoddisfazione nei confronti dell’ambiente della disco italiana l’ha spinto a concentrarsi su qualcosa che gli potesse dare un arricchimento artistico maggiore.

Nel suo curriculum vanta anche diversi anni di studio alla Scuola di musica “Sarti” di Faenza, da sempre riconosciuta come una fucina di talenti preparati da insegnanti qualificati. La disciplina d’interesse allora era il pianoforte Jazz. Tra il 2017 e il 2018 ha trascorso 6 mesi prima a Milano (ambiente indubbiamente stimolante, ma a lui poco congeniale) per poi fare “la spola” tra l’Italia e Londra, metropoli che all’epoca era caratterizzata da un continuo “fiorire di talenti”. Di nuovo in pianta stabile in Romagna, nel 2019 fonda il suo studio di produzione, il Valalla studio dove coltiva le sue passioni trasformandoli in progetti concreti.

Umberto Fabbri

Dalla dancefloor a qualcosa di molto più “complesso” come il Valalla studio. Una vera e propria evoluzione artistica. Cosa esattamente ti ha spinto a “mettere da parte” la dancefloor e a interessarti a cose più innovative e originali?
“Sostanzialmente la situazione delle dancefloor italiane. Ho vissuto in pieno il periodo della decandenza della cultura musicale delle disco. All’estero il talento italiano è molto riconosciuto mentre qui no, c’ è poca meritocrazia in questo senso. Un dj e un produttore vogliono fare serate per ‘fare il salto di qualità’ ma in Italia si punta più su altro. Dopo i 25 anni ho cercato di ‘approdare’ all’ estero con un cd di techno prodotto a Berlino (casa della techno) in edizione limitata dal titolo Don’t mind us”.

Quanto ha contato la formazione musicale/pianistica/jazzistica nel tuo percorso? Che influenza ha avuto?
“Ha avuto un’influenza fondamentale perché mi ha permesso di comunicare con altri artisti, la scuola Sarti è più una specie di conservatorio peraltro. Purtroppo però non volevo ‘rinchiudermi’ nel jazz, volevo esplorare altre tendenze musicali; c’è da dire però che il contributo del jazz è stato fondamentale perché mi ha dato una cultura pazzesca, e molto spesso ho l’imprinting jazz anche quando suono”.

Perché hai scelto di dare al tuo studio il nome Valalla? Ha un significato particolare?
“Parlando di origini, le mie sono rurali, legate alla terra. Ho perciò voluto dare un mio timbro, un mio marchio a ciò che viene prodotto qui. E’ una parola che proviene dall’ etimologia vichinga ; venire qui deve essere un’esperienza unica , che arricchisce anche chi appartiene a correnti musicali diverse (come il pop o la musica classica). Voglio apportare quindi un colore, un valore aggiunto a ciò che si fa qui dentro”.

Quali sono i tuoi progetti lavorativi per il futuro (nonostante il periodo piuttosto problematico)?
“Passato il 2020, anno piuttosto silenzioso, ho deciso di svelare i prodotti solo nella data d’uscita, un po’ per ‘scaramanzia’ un po’ per serietà professionale; tuttavia, tra i progetti imminenti c’è però Qinoa, iniziativa musicale basato sui concetti 360 del benessere legato alla musica, visto che poi quest’anno è stata riscoperta la necessità di stare bene con noi stessi in collaborazione con mochi , realtà virtuale per spa e centri benessere. Uscirà quindi il mio primo disco su realtà virtuale e verrà venduto nei centri benessere, e consisterà in una specie audiosessione di ipnosi per sbloccare i chakra, creare relax e benessere coi miei suoni in sottofondo. Tra gli ‘esperimenti’ sonori che effettuo, riprendo ad esempio il suono delle campane tibetane. Durante questo periodo dell’anno andrò anche alla scoperta delle origini dell indie italiano fuso con sonorità moderne, e questo grazie al progetto musicale intitolato ‘Maree’; tra le collaborazioni invece vi sarà quella con Azel beat boxer (artista nel campo del nuovo genere beat box), oltre a un power un per Renegade, giovane emo trapper debuttante originario di Fusignano”.

Ultimo, ma non per importanza, oltre ai tanti progetti in cantiere, Umberto Fabbri suona ancora come dj, ma solamente per eventi privati e matrimoni.

(Annalaura Matatia)