Imola. Si sono ritrovati in un’ottantina abbondante, studenti, prof. e genitori delle scuole superiori sabato 16 gennaio in un gelido pomeriggio, in piazza Matteotti sotto lo striscione “La scuola si cura, non si chiude” nonostante la vittoria al Tar dell’Emilia Romagna che li rimanderà in classe lunedì 18 gennaio, in presenza al 50%. C’erano anche alcuni rappresentanti del Pd e della Cgil

La studentessa Cecilia Cuomo, citando perfino Aristotele, ha sottolineato “che noi studenti, con la didattica a distanza, ci ritroviamo a stare chiusi in pigiama nelle nostre stanze per 6-7 ore fino a che gli occhi ci bruciano, mentre le altre scuole europee sono aperte. Si impara non solo con le nozioni, ma con l’eperienza e il confronto, con le sfide che ci lanciano i nostri insegnanti. La scuola è vita, stare insieme, ridere e piangere insieme (a distanza e con la mascherina, raccomandiamo, ndr), ovviamente con controlli sanitari adeguati”.

“Finora abbiamo avuto pochissime occasioni per confrontarci, se non davanti a uno schermo, facendo grande fatica a capirci. Gli effetti negativi li vedremo nel lungo tempo – ha spiegato la prof. Maria Scermino -. Attenzione, non prendiamo il Covid a cuor leggero, non siamo negazionisti, la scuola deve essere sicura anche aperta al 50%. E a darci ragione non doveva essere una sentenza di tribunale che ci riempie di gioia, ma una volontà politica. I trasporti pubblici li vogliamo vedere potenziati, gli assembramenti vanno evitati, le mascherine vanno  portate e deve partire subito un piano vaccinale per gli over 60 e per le persone più fragili. Perché chiediamo continuità nella didattica in presenza, basta con gli stop and go”.

Claudio Zanelli, genitore, ha messo in evidenza “l’aumento della dispersione scolastica, gli studenti e in particolare quelli meno bravi  abbandonano più facilmente con la didattica a distanza (dad). I nostri tagazzi hanno bisogno di una finestra verso il mondo. E non è sufficiente riaprire, ma dare una soluzione di continuità, naturalmente facendo i dovuti screening. Attenzione, gli effetti negativi si vedono anche adesso, domani potrebbe essere già troppo tardi”. E un brivido ha scosso la piazza.

(m.m.)