Rimase l’impressione che la volontà del popolo o di gruppi di uomini risoluti parlanti in suo nome si fosse sovrapposta alla volontà del Parlamento, come se nell’ordinamento costituzionale il Parlamento non rappresentasse esso solo la volontà del popolo. (Benedetto Croce)

Immaginatevi come avrebbero reagito.

Salvini, Meloni e il resto della Compagnia dell’amore fraterno.

Che all’indomani degli atti eversivi contro il tempio della democrazia in America hanno emesso stitici comunicativi di condanna di una violenza senza nome e senza tempo, buona anche per il litigio fra Morgan e Bugo al festival di Sanremo.

Immaginatevi cosa avrebbero detto se a fare quel che ha fatto Trump, dalla denuncia di brogli prima del voto fino ad incitare la masnada all’assalto del Congresso fosse stato il candidato democratico.

Loro, che per futili motivi hanno accusato i capi di Governo sgraditi di ogni genere di prevaricazione.

Secondi solo a Di Battista e DiMaio che volevano addirittura impicciare il buon Mattarella per Alto tradimento.

Sovranisti, grillini, renziani, è tutta una dismisura, a testimoniare l’impossibilità di essere normali.

Gasparri sostiene ancora che Prodi nel 2006 non aveva vinto le elezioni.

A conferma del vizietto della destra reazionaria, alias populista, alias sovranista, che con quella liberale non è neanche imparentata, di disconoscere i risultati delle urne ogniqualvolta una contesa elettorale contrastata offra un pretesto per farlo.

Nel caso di Trump nemmeno questo, a conferma che il virus presenta delle varianti sempre più aggressive.

Dall’esiguità della Vittoria dell’Ulivo l’ala fascistoide dello schieramento guidato da un Berlusconi meno “saggio” di quello di oggi, si sentì legittimata a negarla e ad oltraggiare i Senatori a vita rei di votare i bilanci.

Devono aver pensato che il fine giustifica i mezzi.

Anche quello di “acquisire” i favori dell’on. De Gregorio.

Qualche “responsabile” si trova sempre.

Per il bene della Patria.

Rivalutate queste manovre quanto volete, Tabacci non è Scilipoti, la pandemia reclama un Governo nella pienezza dei poteri e però per queste strade non si arriva da nessuna parte.

La politica deve ancorarsi a valori e principi nei quali possano specchiarsi le nostre virtù e non le nostre fragilità.

Renzi scherza col fuoco quando per esacerbare i contrasti enfatizza i peccati di disinvoltura del Premier scomodando le categorie della democrazia e della libertà.

Che meritano un riguardo meno frivolo e interessato.

Più rispettoso della storia e consapevole del momento.

Complessivamente più avveduto e intelligente.

È la condizione del mondo intero che vede la democrazia sottoposta a resuscitate tensioni e manomissioni, ad imporre un approccio rigoroso e prudente, uno sguardo perimetrale capace di riconoscere le differenze, di distinguere il loglio dal grano.

Per delimitare il campo di chi ne condivide i fondamentali.

Bisognerà pur dare a quella parola, costruttori, un significato compiuto.

Costruttori di che?

Anche i ponti crollati sono stati costruiti.

Perfino Bertinotti, che nei suoi deliri ideologici arrivò a considerare il Governo Prodi e quello di Berlusconi parimenti dannosi, la mise giù un po’ meglio.

Con quell’erre moscia che faceva tanto Avvocato.

Non ebbe neppure bisogno di esibire il suo disinteresse per il potere.

Il suo sostegno al Governo era esterno.

Gli bastava cambiare la storia d’Italia.

Ne paghiamo ancora il prezzo.

Quello che dovremo pagare potrebbe essere più alto.

Cacciari accredita sulla Stampa una trasformazione del Recovery italiano da pupa in farfalla ma non ce ne vorrà se dubitiamo che si sia assoggettato alla lettura delle carte, prima e dopo la metamorfosi.

Le persone intelligenti, si sa, sono molto intuitive.

C’è da credere piuttosto a Calenda, uno da cui si può comprare un’auto usata, quando dice che il nostro Piano era bruttino prima e tale rimane dopo le diversamente vaghe correzioni di Italia viva.

Non mi costringerò a scegliere fra Renzi e Conte.

La credibilità del Principe fiorentino è morta il giorno in cui ha disonorato l’impegno di ritirarsi, che era parso ai più una delle sue idee migliori.

Né d’altro canto questo Governo ha mostrato capacità operative di molto superiori a quello con Salvini che l’avvocato del popolo ha presieduto in precedenza.

La certezza che un esecutivo di destra sarebbe peggiore non lo rende migliore.

Abbiamo pur sempre il più alto numero di vittime covid del continente e, senza nulla togliere alle buone relazioni intessute da Conte, è lecito pensare che l’Europa uscita dalle elezioni avrebbe dato risorse importanti anche ad un esecutivo non sovranista presieduto da altre figure autorevoli.

Qualcuna ancora c’è, vorrei suggerire a Bersani, e se non se ne può parlare è solo perché i grillini sono nati storti.

Conte è l’unico punto di equilibrio solo in una politica squilibrata.

È difficile far politica con i cinici ma non lo è di meno farla con i dogmatici.

Meglio, per dirla con Pascal, essere scettici.

Nei confronti degli uni e degli altri.

Quel che rende grave il gesto di Renzi in questo momento non è la caduta dell’immodesto Premier di un modesto Governo, ma l’apertura di una crisi in un frangente così grave senza avere a portata di mano una alternativa che non sia un Governo ancor più debole o un Governo sovranista all’indomani di una Caporetto elettorale.

Questa non è una finestra che si apre per far entrare aria migliore e poi si richiude, è una porta che si apre sull’abisso.

Parafrasando Lewis Carrol in Alice nel Paese delle Meraviglie, potremmo dire che Trump se ne è andato ma è rimasto il suo ghigno.

Il malessere che questa gente intercetta è reale.

Le ragioni del disagio sociale sono destinate ad aggravarsi in un mondo sempre più pieno di persone e sempre più vuoto di senso.

I principi e i valori universali sono le prime vittime di questa globalizzazione ingovernata.

La reazione sovranista offende a sua volta la giustizia e la solidarietà.

Allontana la soluzione dei problemi.

Pietrifica le disuguaglianze.

Prima o poi ai popoli del l’Occidente qualcuno dovrà dire che la musica va cambiata.

Uno sviluppo mondiale più equo, società nazionali più giuste.

Nel segno della riconciliazione.

Fra i popoli, fra le persone, e con la Terra.

Dobbiamo curare l’insieme e le sue parti, volgere lo sguardo fuori e scrutarci dentro.

Questa destra non lo può fare.

Questa sinistra non lo sa fare.

A dir male dei sovranisti ci si azzecca sempre ma forse serve qualcosa di più.

“Ulisse – ha dello Papa Francesco in occasione della sua visita pastorale a Bologna- per non cedere al canto delle sirene si legò all’albero della nave e turò gli orecchi dei compagni. Invece Orfeo, per contrastare il canto delle sirene, intonò una melodia più bella, che le incantò”.

Forse è il caso di tornare a lezione di solfeggio.

(Guido Tampieri)