Al Teatro Goldoni di Livorno dal 15 al 21 gennaio 1921 si tenne il XVII Congresso nazionale del Partito Socialista e fu allora che in seguito ad una scissione fu fondato il Partito Comunista, più precisamente il “Partito Comunista d’Italia – sezione italiana dell’Internazionale Comunista”.

Il Teatro Goldoni di Livorno durante il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano

I socialisti erano divisi in correnti le cui principali erano quella dei “massimalisti”, quella dei “riformisti” e quella dei “comunisti puri” guidati da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci ed Umberto Terracini.

Questi ultimi avevano riunito la loro “Frazione nazionale Comunista” in un Convegno svoltosi al Teatro Comunale di Imola il 28 e 29 novembre 1920 per decidere cosa fare; oltre a loro alcuni comunisti seguivano il gruppo della cosiddetta “Circolare” promossa dagli imolesi Anselmo Marabini ed Antonio Graziadei, dal nome di un documento che non solo rivendicava quanto di buono era stato fatto dal movimento socialista, ma soprattutto puntava ad attrarre la maggioranza degli iscritti al Partito Socialista; Bordiga (il quale pensava che in Italia vi fosse una situazione favorevole ad una rivoluzione, a “fare come in Russia”) aveva invece già deciso di costituire un partito comunista compatto che seguisse pedissequamente i dettami dei Russi. I quali puntavano a costituire un movimento comunista mondiale compatto sotto la loro direzione ed a tale scopo fondarono la “III Internazionale” tra luglio ed agosto 1920.

 

Marabini e Graziadei erano attivi non solo a livello locale: il primo fu seguace di Andrea Costa, amministratore locale, cooperatore, sindacalista ed era parlamentare e membro della Direzione del Partito Socialista, il secondo era economista di livello e dirigente politico, pure lui parlamentare avendo sostituito Andrea Costa dopo il suo decesso alla Camera dei Deputati.

Anselmo Marabini (Foto Cidra Imola)

La sinistra pareva essere in un periodo di crescita visti i successi ottenuti alle elezioni politiche del 1919 ed alle amministrative del 1920, confortata dagli scioperi operai che avevano occupato le fabbriche. In realtà non capiva la reale situazione del paese e credeva che il consenso a Mussolini si sarebbe presto sgonfiato, mentre al contrario cresceva il malcontento tra reduci della guerra, ceti medi, strati di disoccupati e sottoproletari attratti dal nascente fascismo. Per di più il movimento socialcomunista era diviso tra coloro che puntavano a riforme graduali verso l’emancipazione del lavoro e quelli che intendeva abbattere il sistema con una rivoluzione come era stato fatto in Russia e proprio su questo ci si confrontò al Congresso di Livorno.

Antonio Graziadei (Foto Wikipedia)

Per i comunisti intervennero nel dibattito tra gli altri Umberto Terracini, Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga (che propose il rovesciamento dello Stato borghese ed inneggiò ai Soviet russi), Anselmo Marabini (il quale sostenne le posizioni della “Circolare”), ed Antonio Graziadei che propose un compromesso, cioè di chiamare il partito “Partito Socialista Comunista Italiano”, ma non se ne fece niente. Bordiga controllava la maggioranza dei delegati comunisti e fu fermo nella posizione di costituire un partito di quadri selezionati, fedeli ed ubbidienti alle direttive. Così per evitare ulteriori divisioni sia Gramsci (che il 22 del mese compiva giusto trenta anni), sia Marabini e Graziadei, sia altri gruppetti, si unirono a lui.

Al congresso sul totale di 172.487 voti validi i massimalisti ne ebbero 98.028, i comunisti 58.783, i riformisti 14.695, le astensioni 981; i rappresentanti della Federazione Giovanile Socialista appoggiavano in massa i comunisti ed in un congresso tenutosi subito dopo il 27 gennaio a Firenze circa il 90% dei delegati si unì al PCd’I e, visto l’esito della votazione, i delegati comunisti abbandonarono il congresso e si riunirono al Teatro San Marco, ove fondarono il nuovo partito: si creò così una frattura profonda e di fatto insanabile che avrebbe pesato per decenni sulle sorti del movimento operaio italiano.

Argentina Bonetti Altobelli (Foto Wikipedia)

L’unica donna citata negli atti del Congresso socialista di Livorno è l’imolese Argentina Bonetti Altobelli, schierata con i riformisti di Turati, la quale presiedette una seduta. Del resto la Altobelli era tra i massimi dirigenti socialisti dell’epoca e dirigeva la Federterra, il sindacato allora più importante: in conseguenza di tale ruolo e di questioni familiari operò per lo più a Parma, Bologna e Roma.

I nostri due imolesi ebbero ruoli di rilievo anche nel nuovo partito: Marabini fece parte del Comitato Centrale e lui e Graziadei furono tra i pochi parlamentari comunisti.

Andrea Marabini, figlio di Anselmo, già leader dei giovani socialisti di Imola (i quali passarono in massa con i comunisti) ebbe da subito ruoli di rilievo nel PCd’I diventando segretario provinciale di Bologna nel 1921 poi di Ravenna nel 1922.

In generale la maggioranza del sindacato e delle alte organizzazioni operaie e contadine rimase fedele al Partito Socialista, la tanto attesa rivoluzione non si fece ed i fascisti poco dopo con la “marcia su Roma” del 1922 andarono al potere dopo avere devastato le case del popolo, le camere del lavoro, i sindacati, le cooperative, i comuni amministrati da una sinistra in ritirata.

E’ difficile dopo 100 anni fare il processo alla storia, tuttavia probabilmente avevano ragione i nostri due illustri imolesi e lo hanno pensato storici e politici illustri tra i quali Renato Zangheri ad esempio in un volume dedicato alla “Frazione Comunista” e Giorgio Amendola in uno dedicato ad Imola ed Anselmo Marabini. Del resto nel 1923 Bordiga fu sostituito per ordine di Mosca alla guida del PCd’I ed in seguito espulso, mentre Gramsci e Togliatti ammisero di non essere stati capaci di conquistare la maggioranza dei lavoratori (sostanzialmente dando ragione a quella “Circolare Marabini-Graziadei” che puntavano giusto a questo) e guidarono in seguito i comunisti italiani verso una nuova linea politica assai meno settaria. Ma questa è altra storia.

Il principale vantaggio di un Partito Comunista di tal fatta a quei tempi fu l’avere militanti antifascisti decisi ed organizzati capaci di resistere alla repressione nel corso dei venti anni di fascismo e di farsi trovare pronti per la lotta nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione.

(Marco Pelliconi)