Un’uscita da scuola
(Nikophoto)

Imola. A pochi giorni dal ritorno in presenza al 50% degli studenti negli istituti superiori, in seguito alla sentenza del Tar, la confusione regna ancora sovrana. Alcuni giovani, specialmente i più grandi delle classi quarte e quinte soprattutto al Paolini-Cassiano, stanno scioperando nei giorni previsti in presenza per tutta la settimana. E qualche dirigente minaccia addirittura provvedimenti disciplinari, a nostro avviso sbagliati. Anche il diritto di sciopero è sancito dalla Costituzione, come quello alla salute e quello all’istruzione, a patto di non abusarne per troppo tempo.

Altri, in particolare delle prime e delle seconde e delle terze, vanno in maggioranza a scuola. Perché? Forse hanno più voglia di conoscersi meglio, forse sono più ligi alle regole. L’esercizio di entrare nella testa degli studenti, volenterosi, svogliati, impauriti dal Coronavirus, non è per niente semplice. E quindi non lo faremo. Dirigenti e insegnanti però, che sono adulti, hanno il dovere di mantenere la calma e di non esagerare.

Anche perché una delle questioni fondamentali, quella legata ai trasporti, non è ancora risolta al meglio. Ed eviitare assembramenti e mascherine abbassate all’entrata e all’uscita, fuori dalle scuole, è al momento impossibile visto che le forze dell’ordine sono poche e hanno altri impegni più importanti legati pure alla pandemia.

Ci pare saggio ciò che ha dichiarato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna Stefano Versari. “Situazione nella norma – ha spiegato Versari – c’è stato qualche piccolo riflesso per l’incendio a Reggio Emilia, che ha coinvolto alcuni autobus, ma mi hanno assicurato che è stato compensato il numero di corse. A Bologna, come accaduto al liceo scientifico ‘Fermi’, il 30% degli studenti si è astenuto dal tornare in aula, preferendo, per sicurezza, la didattica a distanza, il 70% è tornato a scuola”.

“Ce lo aspettavamo che qualcuno si astenesse per protesta – ha affermato Versari – non ci scandalizziamo. Gli adulti, in questi giorni, hanno offerto ai ragazzi due specchi con immagini diverse: una che enfatizzava il diritto alla salute e una il diritto all’istruzione, entrambi diritti fondamentali. Se i due specchi non danno un’immagine coincidente, gli adolescenti inevitabilmente si schierano da una parte o dall’altra”.

Aggiugiamo che la pandemia è ancora in pieno atto, fa almeno 10mila contagiati al giorno e 500 morti in Italia, quindi al di là della scuola suggeriamo, visto che ormai fanno tutti i virologhi (o virologi, si può scrivere in entrambi i modi”, un mesetto di lockdown per tutti per abbassare fortemente i contagi e ripartire poi per quanto possibile a seconda della situazione pandemica. Intanto, avanti tutta con i vaccini. Cerchiamo di non rovinarci la primavera e l’estate prima che sia troppo tardi.

(m.m.)