Il senatore imolese Daniele Manca

Imola. Il senatore Daniele Manca, sindaco a piazza Matteotti per dieci anni, è stato testimone dei giorni cruciali, non ancora terminati, per il Governo Conte a palazzo Madama.

Manca, come vede la situazione dopo i 156 voti a favore, i 140 contrari e le 16 astensioni al Senato?

“Il sentiero è molto stretto, ma penso che sia doveroso il senso di responsabilità davanti a una pandemia senza precedenti e a un piano vaccinale che sta partendo. Il Pd ha un ruolo fondamentale nell’alleanza per darle un’identità chiara, aprire una crisi col Coronavirus significa sbagliare i tempi anche se ci sono alcuni contenuti sui quali riflettere, è da irresponsabile fare una crisi davanti a 219 miliardi di euro in arrivo col Recovery plan. Quello di Matteo (Renzi, ndr) è un errore politico grave, la gente ci chiede di lavorare per il bene del paese, non giochi di palazzo”.

Ma è vera la narrazione seconda la quale solo Renzi e Italia Viva da soli hanno migliorato il Recovery plan?

“Non è vero, al miglioramento hanno partecipato tutte le forze politiche di maggioranza, sulla bozza si è aperto un confronto. Renzi e Italia Viva hanno portato proposte come altri nella maggioranza, c’erano dei punti di equilibrio da trovare. Ancora adesso la bozza, migliorata, è da discutere con le parti sociali, sindacati e associazioni, con una vasta partecipazione popolare. Ci sono stati limiti e ritardi, ma dovevamo affrontare una pandemia e non c’era alcun libro che dicesse cosa fare, abbiamo dovuto impegnarci al massimo e continuare a farlo”.

Lei conosce bene Renzi e lo ha pure sostenuto; perché a suo avviso ha rotto tutto?

“Sì, è vero, è stato segretario del mio partito e l’ho sostenuto, ma le scissioni sono sempre gravi errori e non portano quasi mai grande consenso. Renzi aveva una vocazione riformista, guardava al futuro, ma non ha visto che stava rimanendo senza popolo. Forse ha una vocazione naturale a voler stare sempre al centro della scena e di fronte alle curve, anche le più insidiose, accelera invece di rallentare. Così rischia di andare a sbattere”.

Lei era molto critico nei confronti del Movcimento 5 stelle, cosa ne pensa dopo oltre un anno di governo insieme?

“Il M5s è distante dalla mia idea di politica, loro sono un movimento, io sono sempre stato in un partito. Hanno cominciato da una forte contrapposizione contro governi e potere, ma poi si sono misurati col governo del paese. All’inizio erano sovranisti e populisti contro l’Europa, dopo un anno insieme con noi ora sono diventati europeisti. Con loro abbiamo cancellato insieme le clausole di salvaguardia e i decreti Salvini sulla sicurezza, l’Italia è diventata più umana e più europea. Ora, dobbiamo portare l’Italia fuori dalla pandemia. Ma serve una fase politica nuova, con questi numeri al Senato non è impossibile, ma molto difficile lavorare. Bisogna uscire dall’improvvisazione, serve un’identità nuova e tocca al premier cercare di darla”.

In conclusione che giudizio dà finora sull’operato del premier Giuseppe Conte?

“Ha dimostrato un senso forte di determinazione e responsabilità, per la prima volta ha dato un’identità politica chiara, si è schierato con l’europeismo e contro il sovranismo, fra l’altro con la presidenza Usa di Biden si può aprire una fase nuova positiva. Ha aperto chiaramente a forze liberali, popolari e socialiste. Forse deve rafforzare la sua dimensione politica visto che viene da altri mestieri. Questo è il momento della cautela, si devono maturare le scelte, per tentare di far nascere un gruppo politico nuovo nella maggioranza e in ciò il Pd può ricoprire un ruolo davvero importante”.

(Massimo Mongardi)