Imola. Da quando c’è la pandemia da Coronavirus, sono in aumento le persone in ansia, difficoltà e depressione. Così l’Ausl ha deciso di dedicare, per ogni giorno feriale della settimana, due ore a chi vuole chiamare il numero 3346687830 in cerca di aiuto. Rispondono psicologi dell’azienda sanitaria. Fra costoro, c’è la dottoressa Silvia Bianchi. Ricordiamo che le cifre riportate non sono del tutto precise quando si parla di “numeri secchi” perché, a seconda del numero delle telefonate, possono variare anche se non di molto. Quindi i lettori considerino che sono “circa” così.

Dottoressa Bianchi, come è stato l’andamento delle telefonate dal punto di vista numerico finora?

“Il servizio è attivo da aprile 2020, poi dopo una breve pausa estiva, è ripartito lo scorso ottobre ed è tutt’ora in corso Nella seconda ondata, al momento il picco si è avuto verso la metà di novembre. A volte si ricevono in due ore anche 7-8 telefonate, altre volte molte meno. Si tratta di donne circa nell’80% dei casi e di uomini circa nel 20%. La maggioranza dei casi, attorno a circa il 70% è in una situazione di isolamento o per quarantena o perché in attesa di tampone oppure devono rimanere lontani da parenti risultati positivi”.

Cosa chiedono nella maggioranza dei casi?

“Informazioni utili, alcuni pensano di avere sintomi importanti da Coronavirus, altri hanno attacchi di panico, ansia, agitazione. Molti non riescono più a riposare la notte. Alcuni hanno avuto lutti importanti a causa del Coronavirus o hanno un congiunto in diagnosi terminale. C’è anche chi è preso da una forte rabbia perché dice di aver fatto di tutto per proteggersi al meglio e ha preso lo stesso il Coronavirus. Insomma, la casistica è davvero lunga”.

Ci faccia, per favore, ancora qualche esempio.

“Chi ha già ansia, ne sente il riacutizzarsi e così è per la depressione, chi è preso da sintomi di isolamento e ingiustizia. Per i single o le persone sole per diversi motivi, spesso è ancora peggio. Ma pure, in alcune coppie, ci sono uomini che rischiano di diventare fisicamente aggressivi con le compagne, fidanzate o mogli”.

Lei e i suoi colleghi come vi comportate?

“Il primo momento è sicuramente quello dell’ascolto, di accogliere il pianto o la disperazione delle persone. Cerchiamo di far scendere il livello delle paure, a volte anche solo aiutando la persona in quel momento per cose pratiche: ad esempio se una persona teme fortemente di essere positiva al Covid, è capitato anche di consigliare cose semplici come di chiamare il medico, di chiedere di fare prima un tampone. Come le ho detto i casi sono assai diversi, se notiamo che le situazioni di disagio non sono risolvibili nel giro di due o tre telefonate, ricorriamo ad altri servizi dell’Ausl, noi siamo solo un pezzetto di una catena”.

Quali sono gli altri servizi verso i quali mandate le persone più problematiche?

“La psicologia ospedaliera dell’Ausl che può operare all’ospedale oppure a domicilio, le Case della salute e, molto importante, il Centro di salute mentale”.

Circa una settimana fa c’è stato un caso di suicidio sul Lungofiume, vi capita di ascoltare telefonate con persone che manifestano tali istinti?

“Ci sono capitate persone che hanno pensieri suicidi, circa nel 6% delle telefonate. Per prima cosa cerchiamo di contenerli subito al telefono tentando di capire quanto sia davvero radicata la volontà di togliersi la vita. Se percepiamo un rischio, invitiamo a rivolgersi al Centro di salute mentale dove ci sono ottimi psichiatri dalle 8 di mattina alle 20 tutti i giorni tranne la domenica  dove si possono trovare supporti maggiori e molto articolati (psicologici, farmacologici, assistenti social,day  hospital e molto altro)”.

(Massimo Mongardi)