Castel San Pietro (Bo). Racconta un’avventura alla scoperta di un pezzo di storia del territorio, ma è anche molto di più, il libro “L’avventura del Calderaro. I fantasmi di quota 568” di Rinaldo Falcioni e Nazareno Storani, edito da Pendragon.

A parlare dell’opera, che riguarda il periodo fra il 1944 e il 1945 in cui le truppe tedesche e statunitensi si contesero duramente il tratto della Linea Gotica a Monte Calderaro, dove ancora oggi si trovano i ruderi della chiesa di San Martino, erano presenti il sindaco Fausto Tinti, gli autori Rinaldo Falcioni e Nazareno Storani, Fabio Bacchilega, presidente di Con.Ami, e Cecilia Bortolotti, in rappresentanza di Palazzo di Varignana-Crif. Ed erano presenti in sala anche Davide Cerè, in rappresentanza di Comitato La Nostra Linea Gotica e Anpi, Leonardo Bondi e Guglielmo Dotti in rappresentanza del Gruppo Alpini di Castel San Pietro Terme, e la presidente di Pro Loco Raimonda Raggi.

“Ho sposato operativamente questo progetto fin dall’inizio – afferma il sindaco Fausto Tinti -, tanto che ho dato io da sindaco il primo colpo di piccone nei pressi della Chiesa di San Martino a Monte Calderaro alcuni anni fa. Questo libro è un omaggio dovuto a chi c’era, in quei faticosi anni della fine della Seconda guerra mondiale, a quegli uomini e a quelle donne che hanno reso libera e fertile di valori democratici questa nostra bella terra, e una testimonianza per chi risiede oggi a Castel San Pietro Terme e per chi un domani arriverà. A partire dal 2015 all’interno del rudere della ex chiesa di San Martino, sulla sommità del Monte Calderaro, fra le valli dei torrenti Quaderna e Sillaro, è stato avviato un accurato lavoro di ricerca, preceduto dallo sgombero della navata che dopo la fine del conflitto nessuno aveva ancora provveduto a liberare, ad opera di volontari amanti della storia e del nostro territorio. Ringrazio, oltre agli autori che in modo prezioso e attento hanno ripercorso la storia in questa bellissima pubblicazione, il Con.Ami nella persona del presidente Fabio Bacchilega e Carlo Gherardi di Palazzo di Varignana, che assieme al Comune ne hanno finanziato la pubblicazione, l’editore di Pendragon, e tutti gli attori che hanno contribuito a ricostruire la memoria, dal Comitato La Nostra Linea Gotica, all’Anpi, all’Associazione Nazionale Alpini”.

“Questo libro, che io ho scritto e che Nazareno Storani ha impaginato e illustrato con foto e disegni – racconta Rinaldo Falcioni, dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche e direttore dell’Università per l’educazione permanente degli adulti Primo Levi -, nasce in omaggio al decano Fausto Marzari, appassionato cercatore, da sempre attratto dalla storia locale e in particolare dalla vicenda della chiesa di San Martino. Tutto è iniziato quando, per bonificare e ripulire dai detriti che la ricoprivano, ha chiamato a raccolta gli amici. L’avventura di questo gruppo di amici, i ‘volontari del Calderello’, è il tema della prima parte del libro. La seconda parte riguarda la storia militare dell’88a divisione di fanteria Usa, i cosiddetti ‘Blue Devils’, che giunsero a Monte Calderaro dove il fronte si fermò fino alla Liberazione. Infine la terza parte testimonia la passione per la storia del territorio”.

“Mi sono divertito a partecipare alla campagna di scavo – aggiunge Nazareno Storani, laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico-politico, di professione grafico, fotografo e videomaker -. E’ stata un’emozione ritrovare il bel pavimento anni ’30 e i tanti oggetti della chiesa. Ero presente anche quando aprimmo la cisterna profonda 10 metri in cui si diceva fossero cadute diverse mucche e fossero anche stati gettati cadaveri dei soldati tedeschi, che invece risultò completamente vuota. Ero lì anche il giorno in cui ci fu una grande nevicata, come quella dell’inverno ‘44-45”.

“Ho accettato con piacere di venire alla presentazione di questo libro – dichiara il presidente Fabio Bacchilega di Con.Ami -. Come Con.Ami siamo abituati a parlare di altri argomenti, ma io sono un appassionato della Linea Gotica, che conosco molto bene, e questo libro farà certamente parte della mia libreria. E’ un libro importante perché parla alle nuove generazioni, raccontando la storia di questo territorio, e importante anche per la promozione del territorio, che deve essere non solo economica o enogastronomica”.

“Sono rimasta molto affascinata da quello che ha raccontato il prof. Falcioni – ha esclamato Cecilia Bortolotti, social media manager di Palazzo di Varignana-Crif -. Oggi rappresento il nostro patron Carlo Gherardi, che è un grande appassionato di storia e che ha sempre lavorato per valorizzare questo territorio che ama molto, e lo ha fatto attraverso il recupero di terreni, colture, cascine e anche con il recupero di testimonianze della storia locale. Accoglie sempre con entusiasmo queste proposte con un sostegno economico e non solo”.

Un altro importante obiettivo di questa pubblicazione è sensibilizzare sul valore questi luoghi in vista di un’ulteriore operazione di recupero e valorizzazione.

“I resti della chiesa dedicata a San Martino – conclude il sindaco Tinti – sono di proprietà dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero dell’Arcidiocesi di Bologna, ma l’area diventerà presto di competenza dell’Amministrazione comunale, come previsto da un accordo siglato nell’ambito del Poc, che comprende anche un impegno economico volto al recupero conservativo dell’edificio. Scopo dell’Amministrazione è che diventi un memoriale della storia del nostro territorio e tutti gli interventi fatti in questi anni vanno proprio in questa direzione”.