Ma, giusto una domanda, siamo certi che la colpa sia di Tik Tok? Fin troppo facile, e dovuto, l’intervento del responsabile della Privacy anche se, per dirla tutta, un po’ tardivo. Non sarebbe forse corretto fissare un limite d’età per l’accesso ai social e che questa dichiarazione di identità e di età venisse una buona volta certificata? In completa assenza di qualsiasi certificazione chiunque può accedere dal mio tower a qualsiasi nefandezza, qualsiasi programma, qualsiasi video. Qualsiasi sito.

Però, a difesa (!) devo affermare che per aprire il mio fascicolo sanitario ho dovuto sudare cinque camice, disputare con Lepida la più estenuante delle mie battaglie, improvvisare e memorizzare codici che al confronto quelli in mano di Biden sono giochi da ragazzi, ottenendo l’eclatante risultato a strenua difesa della mia privaci: il mio medico di famiglia non può avere accesso al mio fascicolo sanitario! Però, fino a ieri, tutti, ma proprio tutti potevano accedere a Tik Tok. Un mondo da rifare.

Tuttavia, tornando al punto iniziale: non sarà che il famigerato social sia l’ultimo dei nostri problemi? e di quelli dei nostri ragazzi, ragazzini, bimbetti? Ci sorge qualche dubbio quando acquistiamo uno smart e lo regaliamo a nostro figlio/figlia di sette anni? Siamo certi che sia il modo giusto per non farlo sentire solo? escluso dal mondo circostante? quale mondo? ma siamo certi che “quello” sia il mondo corretto da illustrare e far comprendere ai nostri figli? Non sarà che stiamo affidando a perfetti sconosciuti l’arduo ingresso dei giovani nella realtà quella vera e dura? Ce la caviamo con un aggeggio elettronico da quattro soldi e che Dio ce la mandi buona? In bocca al lupo.

Inconsapevolmente inserita in un a realtà virtuale che la affascina, la intriga, la bimba avverte l’inarrestabile fascino della tentazione, dell’emulazione, della tenzone. Ma perchè se lo fanno loro non posso, non riesco, non sono capace di farlo anch’io? Il passo è troppo breve, e la falsa realtà prende il sopravvento sulla sua gracile e immatura capacità di difesa, di intendere e di volere. Non rideranno più di me, farò loro vedere chi sono io, saprò infrangere ogni ostacolo e saprò mostrare di cosa sono capace. E il gioco prende il sopravvento e colpisce là dove le difese non sono pronte a sostenere l’urto della menzogna, della falsità venduta come concretezza.

Colpevoli, superficiali e ignoranti, ti abbiamo lasciato intravvedere un mondo che non ti appartiene, che non deve appartenerti. Un mondo che non può essere tuo. Ma poi, in realtà, di chi è? Magari, ora, intimoriti e dubbiosi, andremo a discutere con i nostri figli dell’opportunità di lasciare in loro possesso quello che ritenevamo un giocattolo che, udite udite, può anche essere utile e resteremo interdetti dalla reazione che andremo a sollevare. Non sarà già troppo tardi?

(Mauro Magnani)