Egregio Signor Presidente,
tra un responsabile e un europeista dell’ultima ora, frastornato da cifre di contagio/tamponi effettuati/salvati ecc., mi rivolgo a Lei che stimo e che considero oramai “ultimo baluardo” all’invadenza debordante dell’interesse privato, della menzogna conveniente, dell’ignoranza fatta sistema, della volpe amica di Pinocchio.

Mentre centinaia di concittadini italiani muoiono quotidianamente a causa della pandemia che ci costringe in ginocchio (socialmente ed economicamente), mentre medici e infermieri ancora una volta ci impartiscono una lezione di rispetto, di solidarietà, di serietà professionale e di abnegazione, le pagine dei quotidiani (chi più chi meno) ci forniscono dati, cifre e luoghi degli oramai soliti amici degli amici che hanno usufruito della prima dose di vaccino non avendone diritto alcuno, trattandosi non di personale medico, non di addetti a servizi di emergenza o prioritari, di insostituibili o indispensabili per motivate ragioni di servizio.

Cittadini come me, Signor Presidente, che mi dichiaro fin da ora disponibile a cedere la mia futura dose di vaccino a un qualunque ragazzo, a qualunque studente affinchè possa frequentare i propri studi in sicurezza e costruire il suo futuro, il nostro futuro. Un futuro nel quale io ricoprirò semplicemente la figura della comparsa. Lei lo comprende sicuramente molto meglio di me.

Io sono a chiederle una certa e ben definita presa di posizione circa questa feccia che si nasconde tra le pieghe della nostra società italiana: sono a chiederle precise disposizioni rivolte a chi di dovere affinchè questi individui vengano identificati, i loro nomi resi pubblici affinchè sia certo il valore e la stima dovuta verso i nostri concittadini che incontriamo lungo le strade della nostra città. Sono a chiederle che vengano individuate le professionalità e le responsabilità di chi aveva l’obbligo di accertare il diritto alla priorità del vaccino e che siano opportunamente redarguiti.

In questo caso non si può e non si deve discutere di “privacy”, ma di valori imprescindibili. Infine, sono a chiederle che a queste “figure di cittadino” venga somministrata regolarmente la dose di richiamo nella speranza che possano comprendere e compiere un piccolo passo verso l’appartenenza ad una comunità di valori, di intenti, di azioni. Io non sono  credente, ma la vendetta non mi appartiene. Grazie per l’attenzione che vorrà riservare a queste mie parole, dettate da una repressa fame di giustizia, di dignità, di umanità.

(Mauro Magnani)