Premessa necessaria: chi scrive non prova alcuna simpatia, né stima politica, per il presidente uscente Donald Trump, ed anzi, il giudizio che dà è che sia stato il peggior presidente della storia americana. Neppure prova particolare fiducia nei social network, facendo sua la famosa frase utilizzata da Umberto Eco.

Ciò premesso, una riflessione a seguito della chiusura (i lettori mi perdoneranno se non utilizzo il termine tecnico corretto) dell’account “Twitter” del presidente uscente deve necessariamente portare ad una profonda riflessione, dapprima sull’importanza che i social network (o meglio, social media) oggi hanno per quanto riguarda la politica, e poi per i rischi che ciò può comportare.

Secondo diversi studi, oggi la maggioranza degli aventi diritto al voto, si documenta tramite i social (Twitter, Facebook, ecc…), e di conseguenza, prende decisioni elettorali allo stesso modo.

Viceversa, diversi esponenti dei partiti italiani e stranieri sono onnipresenti sui social, “cinguettando” dichiarazioni su dichiarazioni. Aspetto da non trascurare: la novità della nostra epoca sta tutta nel fatto che con l’avvento dei social, il privato cittadino non ha più tra sé ed il politico la “barriera” della televisione o del giornale. Egli può direttamente scrivere sul suo profilo, spesso ricevendo risposte dallo stesso leader di partito.

Il Senatore Matteo Salvini lo sa benissimo.

Non va neanche dimenticato che l’attuale Governo ha fatto utilizzo di Facebook, ad esempio, per comunicare ai candidati all’esame di abilitazione per la professione di avvocato, che la sessione di dicembre 2020 sarebbe stata rinviata alla successiva primavera, scatenando le ire di chi accusava il Ministro Bonafede di aver optato per un mezzo di comunicazione non istituzionale.

Conclusione: piaccia o non piaccia, i social media oggi sono diventati la tribuna politica del passato.

Il secondo tema: Trump viene “cacciato” da un social media.

Dopo i primi festeggiamenti da parte di chi ha sempre tifato Biden, un pensiero deve venire a tutti: il presidente degli USA viene espulso da uno dei principali social, e se come abbiamo detto, gli stessi social sono oggi lo strumento principalmente utilizzato da esponenti delle istituzioni per comunicare, ciò significa di fatto togliere il diritto di parola ad uno di questi, anzi, ancora per qualche giorno, il più importante.

Ovviamente il secondo pensiero che ci deve venire è il seguente: contro chi protestare? Possiamo dire che i social sono piattaforme digitali gestite da privati (e quindi ognuno di loro utilizza le regole che preferisce). Come sappiamo tutti, stiamo parlando di un qualcosa di immateriale, che non si sa con certezza a chi deve rispondere.

Ecco la conclusione: un social media può arbitrariamente “zittire” un politico.

Certo, diranno in tanti, ciò succede quando il politico incita all’odio (come Trump ha spesso fatto), ma ciò non può far passare inosservato che chi gestisce un social ha il potere arbitrario di zittire chi vuole.

(Andrea Valentinotti)