Nel territorio di Imola da tempo sono venuti alla luce numerosissime testimonianze dall’epoca preistorica a quella post-medievale grazie a rinvenimenti fortuiti o alla raccolte dei reperti che affioravano in superficie, nonché a veri e propri scavi programmati. Questi materiali, tutti di proprietà statale secondo il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sono stati ricoverati negli anni nei depositi dei Musei Civici imolesi facendo di questi luoghi degli enormi serbatoi di ricchezze e potenzialità culturali: la sfida ora è mettere sempre più a disposizione della comunità questo patrimonio.

Convenzione tra Comune di Imola e Soprintendenza Archeologica – Un importante passo avanti in questa direzione è stato compiuto pochi giorni fa con la firma congiunta di una convenzione, tra il Comune di Imola e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara che formalizza l’affidamento in deposito di tutti questi reperti al Comune di Imola. Si tratta di un patrimonio di notevole interesse per come testimonia la storia del popolamento sia urbano sia del territorio imolese e pertanto si è ritenuta la scelta migliore mantenerlo nel luogo di provenienza, consolidando il rapporto di cooperazione esistente tra la Soprintendenza statale e l’Ente locale.

E’ la prima volta che viene firmata una simile convenzione, che ha la durata di 15 anni, rinnovabile per un’identica durata. Nel documento si definisce la gestione del deposito collocato all’interno del complesso di Sante Zennaro elencando le specifiche attribuzioni e competenze per la conservazione e tutela del ricco patrimonio.

Va detto che questo magazzino attrezzato costituisce già un bell’esempio di conservazione per i materiali archeologici e di vita e conoscenza condivisa con la cittadinanza imolese.

Il deposito in funzione dal 2003, occupa una superficie di 800 mq, rispecchia gli standard di qualità e sicurezza ed è dotato di zone ampie e luminose dove è possibile intervenire sui reperti per studio, restauro e anche per promuovere attività didattiche e di comunicazione sull’archeologia imolese. Il deposito infatti è stato in varie occasioni aperto al pubblico per visite guidate e laboratori e da anni un gruppo di volontari si ritrova tutti i lunedì per operazioni di primo intervento conservativo e conoscitivo sui materiali provenienti dagli scavi.

L’assessore Gambi: “Ci consente di lavorare ancora meglio” – “Imola ha sempre avuto una solida tradizione di studi, attenzione e valorizzazione per il proprio patrimonio archeologico, con i materiali ritrovati in loco che, pur essendo patrimonio dello Stato, grazie anche a questa tradizione non sono stati conservati nei depositi centralizzati della Soprintendenza, ma in quelli dei musei civici imolesi. Oggi, con la firma di questa convenzione, viene messa in luce e formalizzata questa prassi consolidata da lungo tempo e si creano tutte le premesse per poter lavorare ancora meglio per valorizzare il patrimonio archeologico dei Musei Civici imolesi. Questo avviene proprio nell’anno in cui partiranno i lavori per creare il Museo archeologico nell’ex convento di San Domenico, che renderà necessaria la temporanea chiusura del museo di San Domenico, al fine di realizzare i suddetti lavori”, spiega Giacomo Gambi, assessore alla Cultura. Che preannuncia: “attorno alla metà di febbraio saremo in grado di presentare in una apposita conferenza stampa il progetto del nuovo Museo archeologico e tutte le azioni necessarie per rendere possibile lo svolgersi dei lavori in piena sicurezza sia per gli operatori museali sia per le opere conservate”.

La conferenza stampa si svolgerà in presenza, all’interno del museo così da permettere a giornalisti e fotografi di prendere visione dei luoghi e degli scavi archeologici, che chiuderanno a fine febbraio.