L’uomo non agisce affatto secondo ragione, che pure è il suo modo di essere. (Pascal)

Avete un bel dire che bisogna essere ottimisti.

Uno ci prova.

Vincendo la propria inclinazione contraria.

Rinvigorita dalla scoperta fra le pagine del De Senectute ( una lettura che consiglio ai miei coetanei, preferibilmente lontano dal momento di prendere sonno), che anche Norberto Bobbio fa parte del club dei pessimisti.

Nel buio profondo, suggerisce una massima orientale, più che imprecare serve accendere un fiammifero.

E io l’ho vista, la luce, come John Belushi nei Blues Brothers.

Tremula, esitante e tuttavia confortante.

Illuminare in fondo a un tunnel angoscioso i contorni ancora incerti di un vaccino che ci avrebbe reso liberi dal giogo della pandemia e di un piano di investimenti che avrebbe liberato le nostre energie migliori per costruire il futuro.

Un bagliore apparso e subito scomparso.

Neanche il tempo di adattare gli occhi e la mente alla nuova condizione.

Un’illusione ottica, forse.

Una creazione dell’inconscio per scaricare il peso di una condizione diventata insopportabile.

Perché ora è di nuovo tutto buio.

I vaccini attesi non ci sono più, il next Generation Eu non c’è ancora.

Non c’è neppure il Governo che deve presiedere al tutto.

In fondo a quella luce c’è ancora il tunnel.

Che percorriamo sgomenti, rassegnati quasi.

Chè la dotazione di indignazione è pressoché esaurita.

Oltre c’è solo frustrazione e rabbia, che non sono sentimenti buoni per tenere assieme una comunità.

La battaglia contro il covid non va bene.

Non va bene l’approvvigionamento dei vaccini e non va bene l’azione di contrasto al virus.

Lasciate perdere la precaria efficacia dei contratti stipulati dalla UE con le case farmaceutiche, che il coltello dalla parte del manico l’hanno loro.

Noi abbiamo i morti.

Patto leonino lo chiamavano i romani antichi.

Abbiamo poche munizioni.

Quelle Astrazenica sono molto meno del previsto e per di più inefficaci sulla popolazione oltre i 55 anni, che è tanta parte del gregge e, insieme, quella più a rischio.

Quelle Pfizer arriveranno nella limitatata quantità prevista; in compenso vengono saccheggiate in violazione delle priorità decise dal Parlamento.

Una vicenda di cui dovrebbe occuparsi la magistratura.

Tra vaccini mancanti e vaccini distratti dall’uso corretto le persone fra i 60 e gli 80 anni dovranno aspettare l’autunno per vaccinarsi.

Nel frattempo fuori dalla porta di casa tutti tornano liberi di fare come gli pare.

Anche il covid.

Se mai interessasse a qualcuno in quella fascia di età non ci sono solo vecchi rincoglioniti come me tappati in casa ma tantissimi nonni attivi nella cura dei nipoti.

Troppi amministratori sembrano più interessati ai colori che agli anziani.

Viene il dubbio che Toti non parlasse a titolo personale.

Dice il prof. Crisanti che si fanno meno tamponi ortodossi in favore di quelli rapidi, che individuano meno contagiati di quelli reali.

Di tracciamento si parla ormai solo nei libri di storia.

I criteri di controllo e di classificazione paiono disegnati per togliere le restrizioni ed aprire più che non si può.

Di rosso resta solo la vergogna.

In Gran Bretagna si fanno 600.000 tamponi al giorno.

In Israele le vaccinazioni a tappeto sono accompagnate da un lock down vero.

Il resto è chiacchiera.

Come quella astiosa, puerile che avvolge la politica.

Renzi dice che aprire la crisi è stato un atto di nobiltà.

Un aspetto della vicenda che coglie solo lui.

Di qui si vede solo la miseria.

Questa crisi tafazziana consegna alla premiata ditta Meloni-Salvini le prossime elezioni e i soldi dell’Europa senza colpo ferire.

Un pugno al mento al vacillante prestigio dell’Italia che si era appena rialzata dal tappeto.

Il costo di questo siparietto allestito per tirarci su il morale è incalcolabile.

Dopo la pantomima per lasciarsi è iniziata quella per ritrovarsi.

I grillini sono fermi nella difesa di Conte, l’ultimo ponte  di una identità velleitaria sbriciolatasi a contatto con la complessità del reale e la seduzione del potere.

Da uno vale uno a uno solo vale.

Se li può consolare non hanno perduto niente, perché niente di buono hanno portato.

Siamo tutti “cittadini”, la volontà di partecipare non è meno intensa laddove si manifesta in forme più mature di un confuso assemblearismo.

Quanto all’ ecologia, l’unica cosa di cui li si poteva accreditare, sono così pieni di sè da non accorgersi nemmeno che una generazione è scesa in campo a fianco di Greta Thumberg.

In compenso quella generazione non si è accorta di loro.

Che sono già passato.

Incapaci di generare futuro ma solo di trattenerlo.

Come Renzi.

Inviso agli italiani più dell’antico nemico D’Alema, considerato, al confronto, una pasta d’uomo.

Di lui non metterebbe conto di parlare.

Se non fosse per il potere di interdizione che si è garantito con un drappello di volenterosi transfughi dal PD.

Già con un Governo istituzionale sarebbe condannato all’oblio, che per quelli come lui è la punizione peggiore.

Per sua fortuna il Governo dei migliori evocato da Forza Italia è un ossimoro.

Le riserve della Repubblica si sono ormai esaurite.

Ci resta solo Draghi.

Facciamocene da conto.

Scongiurando chiamate in causa strumentali, che questa storia è appena cominciata.

In questo momento possiamo solo limitare i danni.

Con buona pace di Concita de Gregorio, ancora intossicata dai veleni dell’Unità, Zingaretti in questa situazione schizofrenica non può fare molto più di quello che fa.

Confidando in tempi migliori.

Che forse verranno e forse no.

Nel nostro orizzonte immediato ci sono solo governi possibili, non governi migliori.

Sono quelli acrobatici di una coalizione improbabile.

I protagonisti sapevano a cosa andavano incontro.

La pandemia non c’era.

Salvini si.

La situazione è oggi più grave e la destra più forte.

Non c’è chi non avverta “ la fiera urgenza del momento”.

Ma la condizione dell’uomo, dice Pascal, è l’incostanza.

La resa dei conti si farà alle elezioni.

Sperando che un gregge vaccinato ragioni meglio delle altre volte.

Siamo noi, il popolo, che col voto abbiamo reso impossibile qualsiasi maggioranza di governo omogenea.

Solo noi possiamo cambiare le cose.

(Guido Tampieri)