Nadia e Lia Giberti, esordienti scrittrici imolesi, sono due sorelle accomunate dalla passione per la lettura e per la scrittura. Il loro talento è già stato apprezzato da alcune case editrici che ne hanno pubblicato i primi libri: mistero e ironia sono i principali ingredienti ad avere suscitato interesse negli editori e nel pubblico dei fedeli lettori.

Nadia Giberti: la passione per i misteri

Nadia, come si è avvicinata alla scrittura?
“Ho iniziato a scrivere relativamente tardi. Ci avevo provato da ragazza con dei racconti, poi gli impegni sono diventati tanti, il lavoro, la famiglia, per cui ho ricominciato a scrivere più avanti negli anni, prima poesie, poi racconti che ho inviato a vari concorsi e che in parte mi sono stati premiati. Questo mi ha incoraggiato a scrivere il mio primo giallo”.

Perché le è nata l’idea di scrivere un romanzo di questo genere?
“Ho maturato l’idea in seguito a un’esperienza di vita avvenuta negli anni Novanta quando mi sono licenziata dal mio impiego alla Cooperativa Ceramica di Imola, per aiutare mio marito che aveva acquistato un chiosco bar stagionale chiamato ‘La Baracchina’, che poi è il titolo del mio romanzo pubblicato nel 2018. L’ambientazione è appunto il chiosco e i personaggi, in parte esistiti realmente, sono i protagonisti del giallo”.

Quando e come scrive?
“Di solito scrivo qualche riga ogni giorno, il pomeriggio, e lo faccio in camera mia dove ho allestito un piccolo studio. Abitando in campagna, quando arrivano le belle giornate mi piace trasferirmi sotto il portico di casa. Quando un libro è appena pubblicato, il tempo per scrivere diminuisce perché occorre fare la promozione, altrimenti finisce nel dimenticatoio: del primo romanzo sono riuscita a fare parecchie presentazioni, del secondo, a causa della pandemia, una sola”.

Come nasce un racconto o un romanzo? Le storie le vengono in mente di getto oppure necessitano di uno studio a tavolino?
“Devo dire che di solito mi vengono in mente episodi o argomenti di getto, tuttavia per il mio primo romanzo l’aver frequentato quell’ambiente spregiudicato, dove ho conosciuto persone fuori dagli schemi, mi ha ispirato. Volevo raccontare di quei personaggi così peculiari, poi in corso d’opera ho pensato di trasformare il mio testo in un giallo. Volevo ricordare Imola all’epoca: dove c’erano parecchi giovani che facevano apertamente uso di droghe, dove si aggiravano gli ex pazienti degli ospedali psichiatrici, alcolisti…”.

Quando scrive pensa al suo genere di riferimento?
“Per ora ho pubblicato due gialli: presumo di averli scritti perché influenzata dagli autori che ho letto quali Stiphen King, Henning Mankell, Elizabeth George e tanti altri. Ora leggo molto gli italiani come Gianrico Carofiglio, Margaret Mazzantini, Michela Murgia e altri ancora”.

E’ singolare che due sorelle siano entrambe esordienti scrittrici! In che misura collabora con sua sorella nella fase di stesura e revisione di un testo da lei scritto?
“Quando stiamo scrivendo non ci diciamo nulla del progetto che abbiamo in cantiere: al massimo parliamo del genere, come stiamo procedendo e poco altro. Deve rimanere una sorpresa. Invece prima di spedire l’inedito alle case editrici, leggiamo i nostri rispettivi lavori per controllare se ci siano degli errori, dei refusi e facciamo una breve recensione”.

Di cosa parlano i suoi testi?
“I racconti non li ho mai pubblicati perché penso sia difficile trovare chi lo fa senza chiedere denaro, però ci sto pensando. Il primo romanzo ‘La Baracchina’, il giallo ambientato a Imola, narra la sparizione di una cliente del chiosco che verrà trovata uccisa nello scantinato dello stesso. Da questo evento partono le indagini condotte dal commissario di Imola Renzo Vannini che scandaglierà le vite dei numerosi sospettati, in maggior parte frequentatori del chiosco, riuscendo, dopo colpi di scena, a risolvere il giallo.
Il mio secondo romanzo ‘Le amiche’ è più complesso perché dopo la narrazione di come è avvenuto il delitto continua e si evolve in un altro giallo. È la storia di tre amiche d’infanzia, Dalila, Virginia e Carlotta, e della loro relazione che si trasforma a causa di eventi inaspettati. È ambientato nella Bassa Romagna di cui descrivo i paesi, le vaste coltivazioni, i corsi d’acqua e i luoghi realmente esistenti. Ho sempre vissuto a Imola, ma ora abito a Bagnara e quando posso cammino nelle stradine di campagna dove ho conosciuto questa pianura misteriosa”.

Qual è il suo rapporto con la lettura?
“Amo leggere e lo faccio soprattutto la notte. Quando lavoravo nel chiosco, dato che per sei mesi l’anno l’attività restava chiusa, ho avuto il tempo di leggere. Allora leggevo solo saggi: filosofia, psicologia, astronomia e altri argomenti. In seguito ho affrontato alcuni classici e mi sono appassionata ai libri gialli che tuttora continuo a scegliere, sebbene ora sia più orientata verso la narrativa moderna”.

Esiste un filo che lega tutte le sue storie?
“I miei libri sono gialli forse perché amo i misteri, i colpi di scena: nella scrittura tendo a essere dark, contrariamente a come sono nella quotidianità”.

I suoi testi raccontano la sua esperienza di vita?
“Direi di sì! Certo ho bisogno di descrivere gli ambienti che conosco, i pensieri, alcuni piccoli episodi che mi sono accaduti e in parte mi sono ispirata a persone che conosco realmente. Anche se non parlo delle loro vite”.

Lei si rispecchia nei suoi personaggi?
“Sì e credo che ogni scrittore, anche se inconsciamente, lo faccia, altrimenti sarebbe troppo difficile scrivere. Ritengo che si scriva anche degli aspetti più sconosciuti di noi, trasferendoli proprio nei personaggi da noi inventati”.

Sta scrivendo attualmente?
“Ho appena finito un romanzo, ma aspetto a inviarlo alle case editrici per via di questo periodo così difficile. Intanto ne ho appena iniziato un altro, però non amo parlarne in anticipo: sono un po’ scaramantica”.

Cosa pensa dell’editoria in Italia oggi?
“È una giungla. Io mi rivolgo agli editori che pubblicano senza chiedere soldi, ma spetta agli autori darsi da fare perché loro fanno davvero poco. C’è da dire che oggi gli scrittori sono tanti e le case editrici sono prese d’assalto per cui è già molto se leggono i lavori che ricevono”.

Cosa consiglia agli aspiranti scrittori?
“Per prima cosa consiglio di leggere. Se una persona scrive bene, ma non legge, difficilmente riuscirà a pubblicare un libro, perché è indispensabile la lettura. Poi ci vuole la costanza di scrivere quasi ogni giorno: per fare questo ci vuole tanta pazienza!”.

Le pubblicazioni di Nadia Giberti
“La Baracchina” (Solfanelli editore)
“Le amiche” (Rossini editore)

Lia Giberti: l’ironia al femminile

Lia, come si è avvicinata alla lettura e alla scrittura? Quando e da cosa è nata questa sua passione?
“Ho nutrito la passione della lettura fin da bambina, fin dalla scuola elementare con la lettura di Salgari. Leggendo viene l’idea: ‘Ma potrei scrivere anch’io?’. In casa mia si leggeva tanto, quindi per me è stato automatico. Per caso durante le vacanze al mare ho letto di un concorso letterario sull’Espresso, circa trentaquattro anni fa: ho ottenuto un piccolo riconoscimento, ma a quei tempi o si era dei grandi scrittori oppure non si era niente. Con quel concorso ho scoperto che mi piaceva scrivere e che mi piace partecipare ai concorsi letterari che danno una soddisfazione immediata, a differenza del romanzo che richiede un maggiore impegno, anche nella promozione. Ho sempre partecipato a quelli gratuiti, ma vorrei partecipare a un concorso per il romanzo”.

Come definisce il suo genere e il suo stile di scrittura?
“Una volta ho scritto un giallo, ma in generale nei racconti e nei romanzi riconosco come il mio genere quello intimistico. Gioco sempre con ironia, soprattutto nei romanzi che parlano sempre della vita reale”.

In che misura i suoi libri parlano della sua esperienza personale?
“Anche se nessun testo è del tutto autobiografico, ovviamente la realtà è filtrata attraverso la mia prospettiva. Non è un caso che io scriva sempre in prima persona, al femminile, come se fossi io a vivere le vicende narrate. Infatti alla realtà ci arrivi in prima persona: tutto è sempre filtrato attraverso i tuoi occhi. Tutte le mie pubblicazioni sono legate da un filo logico: sono scritte sempre in prima persona al femminile. Il mio ultimo romanzo, ‘La mia Australia‘, nasce da un’esperienza vera. Inoltre nei miei testi pongo l’attenzione costantemente sulle donne!”.

Perché nelle sue pagine l’universo femminile è sempre in primo piano?
“Gli uomini non desiderano scoprire cose nuove, mentre le donne vogliono sempre fare, hanno una forza vitale maggiore, si rimettono in gioco anche a una certa età, facendo cose diverse, mentre gli uomini sono più concentrati sulla carriera. Le donne hanno una forza vitale incredibile”.

Qual è il suo rapporto con i social?
“Cerco di utilizzare Instagram come mezzo di pubblicità, per esempio per mostrare le copertine delle mie pubblicazioni: è un mezzo valido se lo sai usare bene ed io lo tengo sempre aggiornato. Facebook, invece, lo uso poco: non lo tengo attivo, anche se è un buon mezzo per tenersi in contatto”.

Può presentare brevemente i testi da lei pubblicati?
La raccolta di racconti ‘L’eredità di una ragazza dentro‘ già nel titolo rispecchia la mia idea di donna, sempre con dei progetti. Il primo romanzo ‘Inevitabili bugie e mezze verità‘ ruota attorno a un mistero: è una scrittura molto intimista, basato sulla storia di una donna che cerca il padre di cui la madre ha detto alla figlia solo il nome e il paese. In queste pagine si trattano temi seri quali l’eutanasia, in uno stile comunque brillante, coinvolgente, ironico. Il secondo romanzo, ‘La mia Australia‘, è anch’esso ironico e intimista, anche se cambia lo scenario: la protagonista cinquantenne racconta un viaggio di un mese durante il quale, dopo il clima allegro iniziale, i rapporti sociali e la cordialità tra i partecipanti rivelano un’ipocrisia inattesa. Questo libro rispecchia la nostra società: l’individualismo, favorito dalle amicizie virtuali, rende poco disponibili a convivere con i nostri simili, rende tutti egoisti fino a mettere le nostre esigenze primarie davanti a quelle degli altri”.

Ha già qualche idea sulle sue prossime pubblicazioni?
“Ora ho pronto un terzo romanzo, ma non è il momento adatto per pubblicarlo. Anche la vicenda di questo romanzo si dipana intorno a una figura femminile, una protagonista però più giovane rispetto alle precedenti”.

Ha conseguito diversi riconoscimenti: quali sono i più importanti per lei?
“Nel 2020 ho partecipato a ‘Racconti in dieci righe’ sul Covid a Bagnacavallo con ‘Sensi di colpa‘: ho vinto! Il racconto è un tipo di testo che richiede un tempo breve di stesura, consente di partecipare a un concorso e se piace la soddisfazione è immediata! Un altro riconoscimento è stato il secondo posto del Premio Donna di Fasano di Brindisi nel 2017″.

Mentre scrive quanto è importante il confronto con sua sorella?
“Procedo sempre in autonomia: durante la stesura non ci diciamo nulla. Non voglio rischiare di essere influenzata da altri, neppure da Nadia. Solo al termine della stesura ci leggiamo reciprocamente, ma solo per avere un riscontro esterno, non per fare editing”.

Cosa pensa dell’editoria in Italia oggi e cosa consiglia agli aspiranti scrittori?
“Ai giovani vorrei dire che non si scrive certo per guadagnare! Bisogna sempre stare coi piedi per terra. Pur avendo il sogno di fare lo scrittore, bisogna comunque fare un altro lavoro. Per esempio Cristiano Cavina ha iniziato come pizzaiolo e solo ora fa corsi come docente. Bisogna stare attenti perché le case editrici vogliono soldi, poi comunque ci si deve fare pubblicità, quindi è indispensabile avere un autoprogramma e organizzare le proprie presentazioni. Gli editori emergenti della medio-piccola editoria non hanno l’addetto al marketing e ti scrivono nel contratto che ti devi occupare tu da solo del marketing. Comunque si guadagna pur sempre una cifra irrisoria, a meno che tu non sia un personaggio famoso”.

Ha mai seguito dei corsi di scrittura?
“Io scrivo soprattutto per me stessa, per divertirmi, ma ovviamente sono contenta se piaccio agli altri. Non ho mai fatto corsi di scrittura perché penso che diano regole che inibiscono, anche se utili. Ma con mia sorella partecipo alle attività promosse dal gruppo culturale Pegaso, fondato e gestito da Lina Cremonini da alcuni anni, a Castel San Pietro Terme. Prima del Covid si teneva un incontro regolarmente una volta al mese: speriamo di ricominciare la nostra attività il prima possibile”.

Le pubblicazioni di Lia Giberti
“L’eredità di una ragazza dentro” (Editrice La Mandragora)
“Inevitabili bugie e mezze verità” (Editrice La Mandragora)
“La sua Australia” (Echos edizioni)

Ora, per chi non l’avesse già fatto, non resta che leggere i racconti e i romanzi di Nadia e Lia, disponibili nelle biblioteche locali e ordinabili in libreria.

(Valentina Leoni)

Per approfondimenti e curiosità
www.echosprime.it/it/la-sua-australia-lia-giberti-sarti/

www.editricelamandragora.it/narrativa-ricordi-e-poesia/799-inevitabili-bugie-e-mezze-verita-9788875865948.html

www.editricelamandragora.it/narrativa-ricordi-e-poesia/473-leredita-di-una-ragazza-dentro-9788875863135.html

https://www.edizionisolfanelli.it/labaracchina.htm

https://www.ibs.it/amiche-libro-nadia-giberti/e/9788831469418