Imola.  “Servono modifiche sostanziali al Decreto Legislativo 102/04, la legge che stabilisce i criteri di assegnazione dei risarcimenti del Fondo di solidarietà nazionale alle aziende agricole danneggiate dalle calamità naturali. Si tratta, infatti, di un provvedimento ormai obsoleto, che non tiene conto dei fenomeni calamitosi sempre più intensi e frequenti dovuti ai cambiamenti climatici”, spiega Andrea Arcangeli, responsabile sindacale di Cia-Agricoltori Italiani Imola.

Arcangeli ha fatto il punto, insieme a tecnici e produttori, sull’iter di assegnazione dei risarcimenti e ha deciso di chiedere agli esponenti politici dei territori e a tutti gli attori che ne potranno prendere parte, una profonda revisione delle regole che consentono alle aziende di accedere al Fondo di solidarietà nazionale

“Un anno fa, il 30 gennaio 2020, gli agricoltori di Cia Imola hanno partecipato alla manifestazione organizzata a Ferrara – continua il responsabile sindacale di Cia Imola – per protestare contro i gravi problemi fitosanitari ed economici del settore agricolo. Oggi la situazione non è migliorata: le fitopatologie aggressive, i fenomeni climatici ‘fuori stagione’ e i prezzi di mercato troppo bassi sono ancora le tre ‘piaghe’ degli agricoltori. Per questo serve un sostegno ‘di stato’ più efficace, che vada al di là della capacità assicurativa di ogni azienda, e non utilizzi paletti così stringenti e penalizzanti per l’assegnazione dei risarcimenti. Sotto osservazione, in particolare, il criterio che impone di calcolare il calo della PLV, stabilito al 30%, sull’intera produzione aziendale e non esclusivamente sulla coltura danneggiata. Una rigidità che le associazioni avevano già chiesto di modificare al Ministero, in fase di approvazione della Legge. Problematico anche il metodo di calcolo dei risarcimenti basato sulla storicità delle rese: in sostanza si guardano i dati produttivi dei tre anni precedenti. Ma si tratta di un benchmark ‘falsato’ perché non tiene conto, appunto, delle calamità sempre più frequenti che pregiudicano la produzione media. Gli agricoltori hanno bisogno di veder riconosciuto il danno reale subito e spesso a livello politico si fa fatica a comprendere che i mancati risarcimenti hanno un peso economico pesantissimo perché portano all’eradicazione dei frutteti e alla perdita costante di posti di lavoro”.

“Noi proporremo – conclude Andrea Arcangeli – una legge nuova che utilizzi lo Standard Value (che a livello assicurativo stabilisce valori unitari massimi assicurabili ai fini dell’agevolazione pubblica) come indice per calcolare la calamità e i danni. Così verrebbero considerate le medie produttive a livello regionale, che tengono conto delle particolarità del territorio e della sua storicità reale. Una legge che consideri, dunque, il “danno di comparto”, che a Imola potrebbe riguardare, ad esempio, le albicocche o altre produzioni tipiche del territorio. Perché un danno da gelata non riconosciuto può seriamente compromettere la sopravvivenza di un’azienda, con considerevoli riduzioni delle superfici investite a quel determinato prodotto o la sua totale scomparsa, con la conseguenza poi di bloccare gli investimenti e di far entrare in stallo perpetuo il settore.”

(a cura di m.z.)