Imola. Anche l’Istat lo certifica: il covid non ha lasciato indenne Imola, come invece si poteva sperare visto l’esito “positivo” registrato alla fine della prima ondata della pandemia a primavera 2020.

In città, prendendo a riferimento il solo mese di novembre 2020, si è registrato un incremento di mortalità di oltre il 50% mensile rispetto allo stesso periodo dei 5 anni precedenti. Si è passati da una media di 62,4 morti registrati a novembre nel periodo 2015-2019 a 94 decessi di novembre 2020. E all’appello manca ancora dicembre, dove i soli decessi covid certificati dall’Azienda Usl sono stati 55.

C’è da fare la doverosa precisazione che le informazioni Istat a cui ci si riferisce riguardano solo la probabilità che l’eccesso di mortalità sia legato al Covid. Il dato di fatto è che questo aumento di mortalità nel 2020 è diffuso e generalizzato in tutta Italia. L’analisi dei dati da parte delle autorità pubbliche, sanitarie e ambientali in particolare, valuterà poi le cause. Infatti possono esserci anche altre motivazioni, in parte collegate indirettamente al Covid: ad esempio la minore cura e attenzione riservata in questo anno di pandemia ad altre patologie, che potrebbero essersi aggravate portando all’evento fatale.

Tornando a Imola, l’aumento dei morti nel periodo gennaio – novembre 2020 risulta del + 4,33% rispetto alla serie storica dei 5 anni precedenti, passando da 729,4 – dato medio gennaio-novembre 2015-19 – a 761 del 2020. L’eccesso si registra oltre che a novembre, ad aprile 2020 con 72 persone morte rispetto alle 62 della media 2015-19 e febbraio 2020 con 76 decessi rispetto ai 70,2 medi del quinquennio precedente. Pertanto, in realtà, anche nella prima ondata della pandemia sembrano esserci stati alcuni segnali relativi alla letalità del virus.

Dozza

Negli altri paesi del circondario è andata anche peggio: Medicina è stata la più colpita in particolare nella prima fase della pandemia, dove solo a marzo 2020 ha registrato un eccesso di mortalità rispetto ai cinque anni precedenti del + 271,6% passando da una media di 14,8 decessi a 55 decessi in un mese. Medicina si attesta al primo posto nella classifica negativa con un eccesso di mortalità tra gennaio e novembre di + 35,61%, pari a 60,4 decessi in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. A seguire c’è Borgo Tossignano con un eccesso di mortalità 2020 (gennaio-novembre) di +11,4% di morti oltre i dato medio, anche se i numeri sono molto piccoli: si tratta di 4,4 morti in più. Poi c’è Castel San Pietro Terme, dove l’eccesso si attesta a + 8,8% di decessi nel gennaio-novembre 2020 con 21 morti in aggiunta alla media del 2015-2019. Qui l’eccesso i mortalità si è concentrato, in controtendenza, nei mesi estivi: luglio e agosto con +54,2% e + 37,8%. E’ un dato che potrebbe essere da valutare. Castel Guelfo ha avuto infine un eccesso di mortalità di circa + 8%, 38 morti rispetto ai 35,2 medi degli anni precedenti.

Agli altri paesi del circondario è andata invece decisamente meglio: o il saldo è stato zero, come nel caso di Fontanelice e Castel del Rio, oppure addirittura negativo. In tre comuni “fortunati” ci sono stati meno morti nel 2020 rispetto al dato medio dei cinque anni precedenti. Dozza – 6,57% pari a 3,8 morti in meno; Casalfiumanese – 6,25%, (-2,2 decessi); Mordano – 3,93% (-1,8). Anche se si tratta di numeri molto bassi, andrebbe indagata da parte di chi si occupa di analizzare le cause, l’assenza di qualsiasi segnale di eccesso di mortalità legato alla pandemia, che comunque anche in queste cittadine è arrivata, come attestano i resoconti della Ausl di Imola.

Istat, decessi in Italia 2020

In Italia l’eccesso di mortalità ha colpito 5.284 comuni sui 7.903 che ha analizzato l’Istat, sempre per il periodo gennaio- novembre 2020. Si tratta del 67% dei paesi e delle città italiane.

Nella parte alta e negativa sta’ Isolabella in provincia di Torino con un eccesso di mortalità di + 337,5%, dove da una media di 1,6 morti l’anno si è passati nel 2020 (gennaio-novembre) a 7 morti, a pari merito con Bionaz in Valle d’Aosta, stesso eccesso e stessi morti. In realtà al primo posto assoluto figura Cervatto un paese in provincia di Vercelli dove mediamente non moriva neanche una persona all’anno (0,2) e che si ritrova a registrare 3 morti nel 2020: il 1400% in più.

Tra le cittadine di piccola – media grandezza, più significative ai fini statistici, il primato negativo spetta a Leffe (Bergamo) con + 132% di decessi, passati da una media precedente di 47,4 a ben 110 nel 2020.

Tra le cittadine più grandi si registra il primato negativo di Crema (Cremona) con + 71,7% di mortalità in eccesso essendo passata da una media di 349,4 morti a 600 morti nel 2020 (gennaio-novembre), seguita da Cologno Monzese e Cremona con 56,6% di morti in eccesso. A Cremona si sono registrati 1194 morti nel 2020 rispetto alla media di 762,4 degli anni precedenti (432 in più).

Per quanto riguarda l’Emilia Romagna prima si segnala Piacenza con +47,27%: si tratta del passaggio da una media di 1148 decessi ai 1691 del gennaio – novembre 2020: 543 in più. Segue Parma con + 32,8% (602 morti in eccesso). A Bologna l’eccesso si è fermato a + 9,65%: 4804 morti nel 2020 (sempre su 11 mesi) rispetto ai 4381 medi precedenti, cioè 423 in più.

L’eccesso totale di morti 2020 è stato di quasi 81 mila in tutta Italia, 13,8% in più della media dei 5 anni precedenti: come se una città anche più grande di Imola fosse stata spazzata via in un anno, anzi 11 mesi.

In questa triste ma doverosa classifica, che deve essere usata dalla autorità pubbliche, come fonte di ricerca e analisi, per comprendere questa pandemia, ma anche per prevedere le altre crisi sanitarie, o ambientali che si potrebbero verificare in futuro, rendendo non vano il sacrificio di tutti questi connazionali, salta agli occhi anche un dato positivo: il coronavirus sembra non essersi abbattuto e quindi avere preservato ben 2.619 comuni italiani. Sono quelli che hanno avuto nel 2020 un numero di decessi inferiore a quello degli anni precedenti.

In provincia di Bologna oltre ai citati Mordano, Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Dozza si aggiungono alla graduatoria “positiva” San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli, Alto Reno Terme, Baricella, Castenaso, Castel Maggiore, Bentivoglio e San Pietro in Casale.

Tra tutti i Comuni virtuosi italiani rispetto alle statistiche di decessi 2020 attribuite al covid, 1494 si trovano nel centro sud e 1125 nel nord e ci sono pure 34 comuni italiani che nel 2020, almeno fino a novembre, non hanno registrato neanche un decesso: da Vedeseta (203 abitanti) in provincia di Bergamo, a Poggiodomo a Perugia (96 abitanti), da San Giacomo Filippo (364 abitanti) in Lombardia (Sondrio) a Osidda (231 abitanti) in provincia di Nuoro in Sardegna. E’ l’Italia dei piccolissimi paesi che resiste e potrebbe rivelarci una nuova strada per il futuro, al largo da pandemia e disastri ambientali.

Il paese di Poggiodomo (PG)

E’ Legambiente che in un suo rapporto dedicato alle storie dei piccoli comuni cita alcune ipotesi del nuovo rinascimento territoriale: “Fare un lavoro creativo dividendosi fra la casa in Appennino e i viaggi nelle grandi metropoli italiane ed europee. Portare l’innovazione sostenibile nelle aree interne del nostro Paese, abitarle sperimentando l’economia collaborativa e la condivisione di spazi, beni e servizi. Lavorare in ambito socio-sanitario, prendendosi cura delle persone e costruendo esperienze di welfare comunitario in un borgo di poche migliaia di abitanti. Sperimentare nuove modalità e nuovi programmi di insegnamento, in grado di valorizzare la relazione con il territorio circostante. Occuparsi della salvaguardia di un territorio fragile, di integrare energie rinnovabili ed efficienza energetica nella vita quotidiana degli oltre 10 milioni di persone che vivono nei 5.585 piccoli comuni, valorizzandone l’offerta culturale, turistica ed enogastronomica”.

Sono tante e diverse, lungo lo Stivale, le esperienze virtuose che disegnano i contorni di un possibile cambio di passo. Inoltre il 2020 certifica che in questi borghi è più difficile soccombere al covid.

(Caterina Grazioli)