Il fallimento di una “politica” che negli ultimi due mesi non ha costruito nessuna maggioranza di governo, con capi corrente che litigando hanno “mancato” qualsiasi obiettivo anzi sfiorando l’abisso istituzionale come a sottolineare l’inadeguatezza della classe dirigente di partito, favorirà nelle prossime settimane la nascita di un esecutivo tecnico promosso dal Presidente Mattarella a guida Mario Draghi; se lo spettro elezioni anticipate sarà così bypassato lo vedremo presto alla prova dei fatti di quei “favorevoli” che hanno annunciato la propria disponibilità al sostegno in parlamento, come Movimento 5 Stelle dell’area Di Maio (ma non quella Di Battista), il Pd di Zingaretti, Italia Viva di Matteo Renzi e Liberi e Uguali del ministro Speranza, nel centrodestra (spaccato) a favore sarebbero Forza Italia di Berlusconi e l’area leghista di Giorgetti (con Salvini su posizioni più moderate), mentre Fratelli d’Italia di Meloni & soci sono a confermare le già note posizioni contrarie a qualsiasi esecutivo e solo favorevoli a far tornare gli italiani al voto anticipato.

Mario Draghi (Foto Presidenza della Repubblica)

Per Mario Draghi, dopo l’apparizione al meeting di Comunione e Liberazione, è stata eclissi di incarichi in Europa e Usa, ha rifiutato offerte da università e istituzioni fino a sparire dalla scena, rari sono diventati i suoi interventi pubblici fino a quando Matteo Renzi ha iniziato a sponsorizzarlo come ipotetico capo di un esecutivo di alto profilo, forte anche della disponibilità al sostegno da parte di (quasi) tutto il centrodestra.

Sollievo e ottimismo perciò verso Draghi anche da parte del mondo imprenditoriale che vede in lui l’uomo giusto al posto giusto per dettare tempi e modi dell’opportunità “Nex Generation Eu”, vista come straordinario e vitale acceleratore di riforme a sostegno della produttività nazionale e per un cambio di sistema che faccia (ri) partire il Paese da troppo tempo lasciato in balia dell’incertezza e di un maldestro vuoto di governo in questi mesi cruciali; la figura di Draghi (si spera) ricompatterà inoltre alleanze e correnti mettendo “in riga” i partiti che lo sosterranno, europeisti o meno, ognuno di fronte alle proprie responsabilità con lo sguardo rivolto (certamente) al voto politico del 2023 ma soprattutto al lavoro di squadra durante il “semestre bianco”, dove non sarà possibile sciogliere le camere per la vicinanza con l’elezione del nuovo capo dello Stato.

In piena campagna vaccinale ed in procinto di mettere a punto su come spendere (bene) i 209 miliardi di euro assegnati dall’Unione Europea all’Italia, la scelta di Draghi è stata apprezzata dai mercati finanziari che a differenza di altri attori fanno ragionamenti veloci premiando, nell’immediatezza delle news sul conferimento dell’incarico, l’indice di Piazza Affari della Borsa nazionale ma soprattutto, con quota 99.9 punti, la discesa del differenziale tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e il bund tedesco (spread), il cui trend ribassista (se continuerà) ridurrà la spesa per il nostro debito pubblico che sta volando al 166% del Prodotto Interno Lordo (PIL), con buona pace dei nostri creditori internazionali anche rassicurati dal governo di alto profilo promosso da Mattarella e dalla fiducia verso l’ex presidente Bce, facendo così “virare” il barometro italiano dei timori e delle incertezze su investimenti e riforme dalla parte dell’ottimismo.

(Giuseppe Vassura)