Lucio, che manca tanto a tutti noi (ne sono certo), in una delle sue bellissime canzoni non solo per la musica, ma anche per le parole, si chiedeva: “…che mondo sarà se bisogna chiamare Superman …”. Già, un bel mantello azzurro svolazzante, vistoso emblema sul petto e via tutti i cattivi.

Tutti noi, affascinati dal potere della magia, sognavamo l’intervento della nostra fatina azzurra, capace di risolvere il tutto e di trasformare in realtà i nostri sogni più segreti. Poi, per destino di noi umani, siamo cresciuti, ma nel nostro intimo, e non solo, crediamo ancora nella risoluzione per magia. Oggi, nel pieno dei nostri sogni, che non dovremmo più permetterci, ci ritroviamo, ancora una volta, a sperare nella fatina. Non so se sia azzurra perché normalmente veste di grigio, porta gli occhiali e visibilmente ha il volto solcato da vistose rughe, segni evidenti non solo del passare degli anni, ma di pesanti responsabilità e lunghe riflessioni. Scriverò anch’io, per rientrare un attimo nella consuetudine, che si tratta di una fatina di “alto profilo”.

Poi, come da prassi, è iniziata la gara delle previsioni: saranno disponibili quattro topolini per essere tramutati in bellissimi cavalli bianchi? E il vecchio brocco che è pronto a diventare un elegante nocchiero? E la zucca per la carrozza? Non siamo fuori stagione? E poi bisogna che tutti noi si accetti di cambiare abito e qui, in tutta franchezza, non so se basterà la bacchetta magica della fata Smemorina. Alcuni, rematori contro per abitudine inveterata, sono pronti a giurare che questa benedetta bacchetta magica questa volta non salterà fuori e che non sarà sufficiente il bellissimo gesto nel vuoto per farla apparire: è pur vero che un vento di stelle luminosissime sta per pioverci addosso: sono stelle dalla forma insolita, stelle che cadono una volta sola e poi più, conche, dalla forma di una “C” maiuscola attraversate da due sbarrette parallele e orizzontali. Ma si sa che le fate sono strane …

Poi, prima che scocchi la mezzanotte e questa volta non ci sarà scarpetta di cristallo che tenga, occorrerà accaparrarsi il principe azzurro. E qui la cosa si fa seria anche perché, voci certe, danno per certo che il tempo stia per scadere, che l’ignavia, l’incapacità, la dabbenaggine, la supponenza, l’arroganza, tutte condite da una buona dose di ignoranza e di affari in proprio, hanno visto il tempo trascorrere, le danze sono da tempo iniziate,il Re se ne è andato già a letto e il Granduca Monocolao da tempo sonnecchia sulla poltrona a lui riservata.

Poi, ma non da ultimo, questa volta il principe non lo si potrà conquistare con un casto bacio sulle labbra che gli ruberemo stando seduti sulla sponda di un piccolo ponte che sorpassa un ruscello di sogni: questa volta il principe azzurro ha assunto sembianze davvero strane, sembianze invecchiate e incancrenite nel tempo, oramai cicatrizzate nell’incuria e nella menzogna, sembianze che hanno assunto la forma e il nome di lavoro, sanità, scuola, giustizia, parità di diritto, uguaglianza, pubblica amministrazione, burocrazia, evasione fiscale, infrastrutture, meridione, ignoranza. Sembra che la bacchetta della fata, che finalmente sembra sia stata ritrovata nella polvere, non sia sufficientemente lunga …

Vado a cercare il dvd della favola, una favola antica, narrata, scritta, proposta come cartone animato e me lo guarderò ancora una volta, sorridendo e compiacendomi nel farlo: nessuno riuscirà mai a rubarmi i sogni. Quelli sono miei!

(Mauro Magnani)