La questione posta da Cacciari in merito alla sospensione degli account social dell’account  POTUS (President of the United States) non è banale ma la risposta che propone è semplificatoria e tipica di una persona con cultura pre- digitale. Cacciari sostiene che il potere di sospendere un utente dell’utilizzo dei social non possa essere esercitato dalle compagnie proprietarie, in base a quanto da loro previsto in sede di codice etico, ma vada affidato ad una autorità terza, di nomina pubblica.

In linea generale Cacciari si rifà ad una riflessione giuridica e filosofica  sviluppatasi sui media tipici della sua epoca, i giornali e la televisione. Sia i giornali che le televisioni sono sottoposti al controllo preventivo del Direttore Responsabile  ( che risponde in solido con l’autore degli articoli ) ed al controllo ex post degli organi giurisdizionali che intervengono sulla base di una querela, sanzionando eventuali reati.

Inoltre l’ordine dei giornalisti, nel nostro ordinamento, è chiamato a vigilare sull’eticità del comportamento professionale dei suoi iscritti. Prima notazione:  per i giornali  e, un po’ meno, per le televisioni che operano su scala mondo  è semplice stabilire chi fa le norme e chi le fa rispettare, il Paese in cui hanno sede ed operano stabilmente.

Questo non vale per i Social Media che sono globali: facebook opera su tutto il globo e gli autori possono essere di ogni nazionalità immaginabile e non sono certo tutti iscritti ad un ordine professionale  quindi quale autorità ha competenza in materia di controlli e sanzioni e quale diritto nazionale dovrebbe applicare tale autorità? Vorrei ricordare che pure la Corte Internazionale per i Diritti dell’Uomo non è riconosciuta da Paesi come la Russia, la Cina e gli USA.  Si aprirebbe quindi una discussione sulla creazione di un organismo giurisdizionale  mondiale , strutturato con appositi codici civili e penali da applicarsi in materia, con poteri di indagine, istruzione di procedimenti, giudizio e sanzione certamente applicabili in tutto il mondo. Si tratterebbe di una “magistratura della parola” che dovrebbe essere nominata in sede internazionale, selezionando il personale secondo criteri assai complessi.

Questa “magistratura della parola” dovrebbe avere giurisdizione su tutti gli account presenti in ogni social di tutte le persone del mondo. Ovviamente per svolgere questa attività dovrebbe essere dotata di poteri di polizia atti a sviluppare le indagini preliminari ad ogni giudizio, raccogliendo informazioni sensibili su tutti gli utenti del mondo.

Visto il numero di post che ciascuno di noi può potenzialmente produrre è evidente che questa magistratura potrebbe intervenire solo su querela (è inimmaginabile vigilare su tutti i post di tutti i social di tutti gli utenti del mondo) e quindi ex post e che, visto che i Responsabili del Social su cui è avvenuta la presunta violazioni non potrebbero intervenire preventivamente in alcun modo, nessuna responsabilità potrebbe essere loro addebitata. Immaginiamo quindi che il POTUS che ha perso le elezioni ( esercizio ipotetico di scuola) istighi e guidi una folla all’assalto del Parlamento, legittimamente eletto, utilizzando un social. Nessuno potrebbe impedire l’utilizzo dello strumento social durante il compiersi dell’azione eversiva ma si dovrebbe attendere che la Corte internazionale giudichi se è legittimo o no sanzionare l’utente per un utilizzo inappropriato del proprio account.

Potrei proseguire ma mi fermo: mi pare chiaro perché i grandi Social Media di proprietà privata utilizzino codici etici , tipici del diritto privato, per normare la questione.
La domanda vera è un altra, caro Cacciari: è giusto che lo spazio pubblico di dibattito, l’agorà dei tempi nostri che sono i social e le televisioni e, sempre  con minor peso, i giornali sia oggi interamente dominato da grandi compagnie mondiali con tendenza a creare un mercato fortemente oligopolista? e se la situazione è questa perchè continuiamo, in Italia, a cianciare sulla privatizzazione della RAI e tagliamo gli aiuti pubblici ai piccoli editori indipendenti di giornali, vedi la questione di Radio Radicale e di “Il Manifesto”?

In un mondo cosi globalizzato possiamo fare a meno di poteri internazionali di regolazione come Trump ed i sovranisti pretendono? Quale ruolo, nella vigilanza sull’accesso al diritto alla comunicazione e non solo per gli Stati  e quale  per le ONG e tutte le organizzazioni non statali di rappresentanza delle persone, così da temperare il potere della politica statuale? queste sono le domande vere ma se uno le pone pubblicamente forse non ha accesso tutte le sere ad un salotto televisivo vigilato preventivamente da un Direttore Responsabile che risponde ad un proprietario privato.

(Amarildo Arzuffi)