Imola. Aveva gettato nella paura cittadini, operatori ed educatori dell’Asp nella sede di viale D’Agostino pronto a commettere atti violenti. Secondo la direttrice dell’Asp Stefania Dazzani, che ha scritto un comunicato, G.D.R un uomo di 47 anni, “nel giugno 2020 aveva fatto irruzione negli Uffici dell’Asp di Imola con il volto travisato da un passamontagna e, brandendo un tagliacarte dalla lama di 14 centimetri,  aveva minacciato di morte il personale presente e gli operatori che si erano occupati del suo caso. Aveva così gettato nello scompiglio e nella paura non solo gli addetti del Servizio Sociale, ma anche i cittadini presenti all’interno dei locali della sede operativa di Asp, fino  all’intervento dei carabinieri i quali avevano dovuto bloccarlo e disarmarlo prima di procedere al suo arresto in flagranza di reato. Dopo soli  otto mesi da quel pomeriggio, l’8 febbraio 2021, G.D.R., cittadino imolese di 47 anni pluripregiudicato per diversi reati contro la persona e  con diversi altri processi in via di definizione, è stato condannato a due anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese legali sostenute e al  risarcimento dei danni cagionati all’Asp Circondario Imolese nonché alla direttrice  e ad alcuni operatori, destinatari delle minacce, tutti  costituiti nel giudizio penale e difesi dall’avvocato Giulia Guerrini. I comportamenti gravemente minacciosi tenuti quel pomeriggio di giugno sono costati cari al G.D.R, il quale si trova ancora in regime di custodia cautelare in carcere ininterrottamente dal giorno dell’arresto ed al quale il Tribunale di Bologna ha anche revocato il reddito di cittadinanza che percepiva”.

“L’imputato aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato ed è stato riconosciuto colpevole del reato di minaccia aggravata a Pubblico Ufficiale da Maria Cristina Sarli, Giudice della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Bologna – prosegue la Dazzani -. Il magistrato ha infatti ritenuto il suo comportamento minaccioso, finalizzato ad obbligare gli operatori del Servizio Sociale e la direttrice a fargli vedere la figlia minore, cosa vietata da un provvedimento del Tribunale, che  aveva previsto solo la possibilità di incontri protetti tra l’uomo e la minore e solo qualora la stessa minore li avessi richiesti (cosa mai verificatasi)”.

“Al momento – conclude la direttrice dell’Asp – il soggetto resta in carcere in quanto giudicato pericoloso sia dal Gip  che al tempo dell’arresto applicò la misura cautelare, sia dal Giudice Monocratico che ora lo ha condannato in primo grado ed al quale l’imputato aveva chiesto l’alleggerimento della misura carceraria, con quella del divieto di dimora nel Comune di Imola. Entrambi i Giudici felsinei hanno infatti ritenuto che i numerosi precedenti dell’imputato ed il fatto che lo stesso fosse stato scarcerato solo nel febbraio 2020,  dimostrino la sua scarsa capacità di autocontrollo”.