Dunque Trump è stato assolto nel secondo processo di impeachment. La causa contingente, citata dai 43 repubblicani che lo hanno assolto, è che non si può condannare un Presidente non più in carica. In questo modo si crea un pericoloso precedente, in quanto diventa quasi impunito qualsiasi gesto contro la legge compiuto da un Presidente nei due mesi e mezzo che lo separano dalle elezioni, a inizio novembre, all’insediamento del nuovo presidente, il 20 gennaio. In quel lasso di tempo non ci sarà mai la possibilità di avviare un processo di impeachment.

Ma la radice dell’assoluzione di Trump viene da lontano e coinvolge tutto il Partito Repubblicano statunitense. Per comprendere le implicazioni di questa situazione è necessario fare un passo indietro. Tra gli anni Novanta e i Duemila, infatti, la politica e gli elettori americani hanno intrapreso un circolo vizioso di reciproca radicalizzazione: gli elettori sono diventati man mano più estremisti, eleggendo quindi anno dopo anno politici sempre più estremisti, e creando quindi incentivi perché diventassero sempre più estremisti anche i personaggi politici che fino a quel punto non lo erano.

I dati della foto sono ripresi da un blog del Washington Post

Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti sono stati investiti da grossi cambiamenti che hanno cambiato la geografia culturale, politica ed economica del paese. Le opportunità economiche si sono distribuite in modo geograficamente sempre più asimmetrico, premiando i grandi centri urbani molto più di quanto avvenisse in passato, e generando un cospicuo movimento di persone dalle aree rurali (sempre più povere) verso le città (sempre più prospere). Stati e regioni che avevano trainato per decenni l’economia americana grazie all’industria, al settore minerario, all’agricoltura e alla manifattura, come il Midwest, sono andati via via impoverendosi, quando quei settori hanno smesso di essere rilevanti come in passato.

Per quanto siano ancora distanti da una vera uguaglianza, in questi vent’anni le persone non bianche hanno guadagnato potere e influenza sul piano politico, culturale e sociale, liberando grandi energie anche sul piano economico: le zone che crescono di più in tutto il paese sono spesso le più multietniche. Dal momento che gli Stati Uniti soffrono ancora eredità e retaggi di quattro secoli di schiavitù e decenni di segregazione razziale, però, molti tra i bianchi più anziani e conservatori hanno vissuto queste trasformazioni – e questa progressiva perdita di centralità e potere – come una minaccia verso la “vera America”.

Questi cambiamenti hanno accentuato la normale separazione presente in moltissimi paesi occidentali – zone urbane e costiere più progressiste, zone rurali più conservatrici – rendendola nel tempo sempre più profonda. Le zone progressiste sono diventate sempre più progressiste, le zone conservatrici sono diventate sempre più conservatrici.

In moltissime parti del paese i risultati di ogni elezione – cittadina, di contea o della Camera – sono praticamente scontati: uno dei due partiti è certo di vincere prima ancora di conoscere i nomi dei candidati. Le vere elezioni, quindi, sono diventate le primarie con le quali il partito che vincerà sceglie chi candidare: e in un contesto nel quale la persuasione degli elettori dell’altra parte è inutile (tanto si vince comunque) e il livello di conflittualità politica è altissimo, le primarie hanno visto nel tempo prevalere candidati sempre più “ideologicamente puri”, sempre più ostili ai compromessi, sempre più estremisti.

Questo comporta una conseguenza paradossale: ora le sorti del Partito Repubblicano dipenderanno – in una parte non esclusiva ma allo stesso modo importante – da quanto il nuovo presidente Joe Biden riuscirà nel suo intento di pacificare il paese affrontando alcuni di quei problemi concreti, portando a termine obiettivi come l’aumento del salario minimo, un maggiore sostegno agli americani in difficoltà, una riforma sensata dell’immigrazione, una durissima repressione dei gruppi più estremisti.

Tutte riforme che i Repubblicani stessi in questi anni hanno contestato, e che contesteranno ancora: ma da qualche parte bisognerà interrompere questo circolo vizioso, e il partito che fu di Abraham Lincoln oggi non sembra in grado di farlo da solo.

(Tiziano Conti)