Gentile direttore,
nella seduta del Consiglio comunale del 4 febbraio scorso si è discusso di un ordine del giorno sulla violenza sulle donne presentato da una consigliera.

Ci hanno colpito e indignato le parole del consigliere Vacchi. Il quale ha parlato del linguaggio di genere lo ha definito “apologia di propaganda”. Di più. Lo ha definito uno “stupro” della lingua italiana.

Siamo indignate e offese. Non è tollerabile che un rappresentante delle Istituzioni legittimato nell’esprimere le sue opinioni, lo faccia in quel modo dopo aver dichiarato di essere contrario a qualsiasi forma di violenza verso le donne. Un esempio chiaro di incoerenza che rivela una mentalità angusta e maschilista. Questo fa sospettare della veridicità delle sue dichiarazione sulla violenza contro le donne. Lui stesso con l’atteggiamento risoluto di chi si crede padrone di arte oratoria ha, con retorica, sfidato le colleghe e i colleghi ad alzare la mano se fossero stati favorevoli alla violenza sulle donne. Certo nessuno avrebbe il coraggio di dichiararlo apertamente. Ma noi pensiamo che contino i fatti. E i fatti sono che il consigliere è ricorso a una violenza verbale intollerabile che fa dubitare della dichiarazione con cui ha esordito. Si è poi allargato a una dissertazione sul maschile, il femminile e il neutro della lingua italiana portando esempi forzati di declinazione al maschile e al femminile di termini neutri, rasentando il ridicolo. Vacchi sostiene che nei termini maschili, che pure possiedono il corrispondente femminile, non è contenuta alcuna negazione delle competenze e del valore espresso da chi , femmina, viene nominata con un termine maschile. Non siamo d’accordo. Non lo è la comunità dei linguisti e delle linguiste italiani che in più occasioni hanno sottolineato la legittimità e la correttezza della declinazione sessuata della lingua. Dichiarare che questa è una forzatura ideologica è manifestare l’ignoranza di chi non ammette l’evoluzione della realtà e dunque del pensiero che questa esprime. Si tratta di una posizione faziosa e pretestuosa che nega ed esclude, delegittimandola, la metà della società italiana.

Consideriamo grave, inoltre, che un consigliere che riveste la funzione di vicepresidente del Consiglio, figura di garanzia, per definizione super partes, si esprima in questi termini. Pensiamo pertanto che sia inadatto a ricoprire quel ruolo. Dovrebbe avere l’onestà intellettuale e la correttezza di dimettersi dall’incarico. I consiglieri Vacchi e Marchetti (gruppo Lega) hanno poi svilito, fino al dileggio, il ruolo della Commissione Pari Opportunità, istituita per Statuto comunale, con la motivazione che non è eletta dai cittadini. Ciò non fa onore ai due consiglieri e alla condizione di praticante avvocato di Vacchi. Egli infatti dovrebbe conoscere più di altri il funzionamento delle norme e delle regole democratiche che trovano fondamento nella Costituzione italiana. Quale rappresentante nelle Istituzioni dovrebbe rispettarla e attuarla. In coerenza col rito dell’omaggio all’inno nazionale che ad ogni seduta viene ripetuto.

Della seduta del 25 novembre scorso, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ha citato, di tutti gli enti, le associazioni femminili e femministe, i centri antiviolenza presenti, solo le forze dell’ordine. Ribadiamo che la violenza di genere non è un problema di ordine pubblico, ancorchè il ruolo delle forze dell’ordine sia importantissimo. E’ un problema generato dalla cultura patriarcale e maschilista che anche i due consiglieri citati hanno espresso. Le norme a contrasto ci sono ma vanno applicate e risolti tutti i problemi connessi ai maltrattamenti e alla pratica violenta maschile. Il lavoro, la casa, la tempestività di intervento, l’atteggiamento degli organi giudicanti e anche di esponenti delle forze dell’ordine che spesso non credono alla denuncia delle donne. La violenza assistita e i problemi derivanti che coinvolgono i minori. Non bastano le leggi e il codice rosso , di cui Marchetti ascrive la paternità al suo partito. Bisogna conoscere i problemi per affrontarli. Se come invocato da Vacchi, servono fatti concreti, siamo ansiose di vederli. Per quanto ci riguarda da anni li chiediamo e da anni avanziamo proposte in merito per lo più poco ascoltate. Chi governa si dimostri all’altezza, investa risorse, coordini a dovere i soggetti che hanno competenze istituzionali in merito e le conoscenze adeguate a un effettivo contrasto che fonda la sua efficacia su un cambio culturale innanzi tutto.

Infine con la maggioranza assoluta di consigliere in Consiglio comunale, ci saremmo aspettate una reazione concreta a toni così violenti e delegittimanti. Il chè dimostra che una rappresentanza femminile elevata in quantità, non rappresenta automaticamente le istanze delle donne. E questo è un limite politico notevole che rivela l’uso di facciata delle quote rosa.

(La Rete delle donne di Imola)