Gentile Direttore,

nella seduta del Consiglio Comunale del 4 febbraio scorso, si è discusso di un ordine del giorno sulla violenza contro le donne, presentato dalla consigliera Marinella Vella.

Nell’assistere al dibattito abbiamo rilevato la violenza dei toni del consigliere Vacchi del gruppo “Fratelli d’Italia” e vicepresidente del Consiglio. Il quale ha esordito dicendo di essere contrario a qualsiasi forma di violenza. Si è subito dopo contraddetto definendo l’uso sessuato della lingua italiana come “apologia propagandistica” e definendolo uno “stupro” della lingua italiana. Più che un intervento una requisitoria pseudo dotta dai toni aggressivi e sostanzialmente sprezzanti verso le donne e la Commissione Pari Opportunità. Non discutiamo la legittima espressione delle idee, che peraltro non condividiamo con altrettanta legittimità. Ci indigna il ricorso a termini che comunicano una rappresentazione della realtà distorta e falsa a sostegno delle sue tesi che escludono e disconoscono decenni di Storia delle donne e una cultura di genere che si è evoluta nel tempo. Si può non essere d’accordo con questa. Tuttavia ciò non legittima il ricorso offensivo a espressioni che ne negano la legittimità e il valore.

Ci ha inoltre profondamente indignato l’uso del termine “stupro” che le donne come soggetto collettivo conoscono bene per essere una violenza che subiamo da sempre. Ancorchè riferito alla lingua italiana lo riteniamo improprio e offensivo. La lingua italiana prevede la declinazione femminile e maschile di moltissimi termini che nominano la realtà. Il chè significa che la riconoscono e la prevedono. Negare l’uso sessuato della lingua significa negare e discriminare questa realtà rivelando un pensiero angusto e arrogante. Arrogante perché prevede l’esistenza delle donne solo se inclusa nel maschile e dunque subalterna. Come Commissione Pari Opportunità non possiamo accettarlo perché questo si traduce sia nella negazione della Commissione che nostra come persone appartenenti al genere femminile. La declinazione femminile di molti termini è la rappresentazione inclusiva della realtà, il riconoscimento di culture diverse, segnatamente quella di genere. Non si tratta di un vezzo ma di un corretto modo di esprimersi più volte confermato dagli autorevoli linguisti e linguiste del nostro Paese. In primis la ultra cinquecentenaria Accademia della Crusca. Ignorare questo dato di fatto è legittimare l’ignoranza. Pur nella legittimità di opinioni differenti auspichiamo che chi è chiamato a governare le Istituzioni del territorio sappia esprimere maggiore cultura e adeguatezza al compito affidato.  Soprattutto dovrebbe praticare il rispetto. La Commissione Pari Opportunità il cui ruolo è stato delegittimato dai consiglieri Vacchi e Marchetti (gruppo Lega) è prevista dallo Statuto comunale. Rappresenta le Associazioni femminili e femministe del territorio, due centri antiviolenza e un numero significativo (18) di donne e ragazze autocandidate, selezionate con bando pubblico e in base a criteri normati. Siamo di generazioni diverse. Siamo lavoratrici, libere professioniste, pensionate, insegnanti, avvocate, mediche, manager d’azienda, studentesse, sindacaliste. Riteniamo con le nostre competenze di portare un valido contributo all’Amministrazione pubblica e quindi alla comunità in base a un criterio democratico.

Quanto abbiamo sentito il 4 febbraio ci indigna e ci offende e con noi moltissime altre donne. E’ espressione di un modo di essere della politica degradato e volgare di cui questo Paese e la nostra comunità non hanno bisogno, anzi. Pensiamo che la politica debba esprimere livelli più alti per essere all’altezza delle decisioni che servono. Pensiamo inoltre che chi siede nelle Istituzioni e rappresenta i cittadini e le cittadine debba dimostrarsi in grado di praticare per primo rispetto, trasparenza, correttezza.

 (Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola – La coordinatrice Virna Gioiellieri)