Si è soliti affermare che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Capita a volte che ci sia anche un uomo. Checco Costa ha avuto la moglie, Silvana Marchesi, donna affascinante, intelligente e abile PR nel senso più attuale e moderno, che lo ha sempre sostenuto.

Checco Costa, al centro con i figli Carlo, in primo piano, e Claudio, a destra (Foto Pubblico dominio Wikipedia))

Checco Costa, uomo coltissimo che ebbi a definire il più tedesco dei romagnoli, non amava mettersi in mostra, o sgomitare tra i Grandi del motorismo mondiale, oppure cercare il primo piano ad ogni costo.

Quando al n. 10 di via della Nave approdavano i mitici Campioni del motociclismo mondiale, era la Silvana a fare gli onori di casa, a metterli a loro agio, mentre Checco preparava pane e piatti favolosi, argomenti preparatori perché la Storia del motociclismo fiorisse sulle rive del Santerno.

Ma il dottor in Agraria Francesco Costa aveva anche un lavoro ufficiale presso l’ Azienda agraria dell’Amministrazione degli Ospedali e Istituzioni riunite di Imola, con la responsabilità della Tenuta S.Prospero, circa 350 ettari e oltre 20 unità poderali, quasi tutte a conduzione diretta.

Mettere d’accordo il calendario dell’autodromo con il calendario degli adempimenti poderali sarebbe stato quasi impossibile se non ci fosse strato alla direzione dell’Azienda agraria (oltre mille ettari e 75 poderi) il dottor Angelo Berti, una persona che Imola ha conosciuto e apprezzato troppo poco.

Ecco il grande uomo che con sensibilità e lungimiranza ha consentito al dott. Costa di diventare il grande Checco Costa, colui che ha presentato al mondo intero Imola e il suo autodromo.

Ma chi era Angelo Berti? Laurea in Agraria, si era fatto le ossa presso i Consorzi agrari e da quella scuola di base dove si impara a conoscere la terra e chi la coltiva, era approdato all’Azienda agraria, dopo avere attraversato la guerra e le sue vicende.

Ufficiale dell’Esercito, dopo l’armistizio venne catturato dai tedeschi e condannato alla fucilazione insieme ad altri. Al grido “Fuoco!”, gli otturatori fecero click: era stata una finzione, una crudele burla.

Nonostante il trauma, Berti ne venne fuori bene; anzi, la sua innata voglia di vivere ne fece un collezionista di battute e barzellette che sapeva raccontare con forbita maestria.

Un pomeriggio mi caricò sull’auto e, senza mai usare la quarta marcia, andammo verso la bassa. Il motore faceva un rumore penoso, tanto che gli suggerii di mettere la quarta, mi diede retta e così giungemmo in un’aia colonica a Pieve di Cento dove l’afa era terribile.

Appena vide il dr. Berti, Francesco (Berti lo appellò Checco, quando si dice il destino!) Cavicchi lo abbracciò con quella delicata forza che solo i giganti buoni sanno misurare.

Parlammo a volo d’uccello delle sue passate avventure sul ring; era al termine della carriera e non aveva rimpianti: la campagna gli procurava soddisfazioni e amicizie vere. Non ho mai saputo l’origine della loro amicizia.

L’ incontro con l’ avvocato Dino Grandi avvenne nella sua tenuta nel modenese. Anziano, ma dallo sguardo lucido e penetrante, volle sapere dei miei studi in agraria e spese parole di grande apprezzamento per l’Istituto Agrario Scarabelli e si dimostrò disponibile ad accogliere studenti in agraria presso la sua tenuta modello.

Mentre giravo per i campi, Berti e Grandi parlarono di agricoltura e di Storia.

Il dr. Angelo Berti difese l’ Azienda agraria Ospedali fino all’ultimo, ma ormai la Riforma sanitaria Mariotti rendeva inconciliabile l’attività sanitaria con quella agricola; inoltre, la volontà di costruire un nuovo ospedale esigeva la vendita del patrimonio non istituzionale per nuove opere assistenziali.

L’ agricoltura imolese deve molto all’Azienda ospedaliera e al suo vulcanico direttore perché ci fu sperimentazione cerealicola e frutticola che fece scuola e produsse un balzo produttivo importante e diffuso, fu costruita una stalla a nord di Pontesanto che divenne modello anche per l’Università di Bologna.

Berti e Costa, due uomini con la schiena dritta e la testa finissima: una risorsa senza tempo per Imola e oltre.

(Vittorio Feliciani)