La decisione era nell’aria, ora è ufficiale: da domenica 21 febbraio l’Emilia Romagna ritorna in zona arancione. E’ la conseguenza del peggioramento dei dati epidemiologici del periodo 8 – 14 febbraio. In base a questo rilevamento, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato la nuova ordinanza che entra in vigore domenica 21 febbraio.

Il nuovo provvedimento dispone il passaggio in area arancione delle Regioni Campania, Emilia Romagna e Molise.

Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle aree gialla, arancione e rossa, a partire dal 21 febbraio 2021 è la seguente:
area gialla: Calabria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto

area arancione: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria.

area rossa: nessuna Regione, ma diverse aree sparse per l’Italia, come ad esempio la provincia di Perugia.

 

La nuova disposizione delle Regioni

Le misure per la zona arancione

Ora la preoccupazione deriva dalle cosiddette varianti del virus, in particolare quella inglese che ormai determina oltre il 30% dei nuovi contagi con alcune regioni addirittura oltre il 50%. Alla luce della conferma della circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità, l’Iss consiglia di “mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità. Analogamente a quanto avviene in altri paesi Europei, si raccomanda il rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale”.

L’incidenza a livello nazionale è in lieve aumento e l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,99 (range 0,95– 1,07), in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. L’Emilia Romagna ha una media di 1,06 (1,03-1,1), da qui la decisione in merito al declassamento zonale.

“Si confermano per la terza settimana segnali di tendenza ad un graduale incremento nell’evoluzione epidemiologica che richiede misure di mitigazione nazionali e puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione – si legge nel comunicato dell’Iss -. Un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per Covid-19 in area critica”.