Bologna. “Con la messa sotto accusa di Bellini, Catracchia e Segatel è stato compiuto un passo importante. Vuol dire che gli elementi presentati dalla procura e dalla nostra associazione erano sufficienti per arrivare ad un processo – sottolinea Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime -. Inizia quindi il processo ai mandanti che potrà portare sicuramente un altro pezzo di verità; questi tre segmenti abbiamo vedono prima di tutto la figura di Bellini, condannato come quinto esecutore della strage. E’ una figura con una storia incredibile che lo vede via via collegato ai servizi, alle mafie, e anche come collaboratore di giustizia oltre ad avere familiarità con il procuratore Ugo Sisti, che operava a Bologna proprio quando avvenne la strage”.

Tutti questi elementi potranno consentire un salto di qualità notevole al processo che comincerà il 16 aprile.

E per quel che riguarda gli altri due imputati?
“Comincio da Catracchia; gestiva qualcosa come 300 appartamenti dei servizi segreti in via Gradoli e zone limitrofe e anche in questo caso emergono strani collegamenti. L’appartamento affittato agli esponenti dei Nar (utilizzato per compiere un omicidio ed eliminare chi indagava su di loro) è lo stesso che venne poi affittato alle brigate Rosse durate il sequestro e successivo omicidio di Aldo Moro. E forse si apre una strada per arrivare a nuove verità su quella vicenda)”.

E Segatel?
“Sappiamo che chiese alla moglie di un estremista nero “cosa poteva succedere a breve termine” (e la domanda fu fatta poco prima della strage). Lui ha smentito ma ci sono le prove che sostengono il contrario. Vedremo cosa succederà dopo il 16 aprile e credo che non si parlerà solo di Bologna”.

(m.z.)