Bologna. Mentre i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil stavano ormai entrando in quello che è risultato poi essere il ruhs finale per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro della grande industria metalmeccanica, il cui accordo è stato chiuso il 5 di febbraio, in Emilia Romagna il 14 dicembre ultimo scorso gli stessi sindacati e le Associazioni artigiane siglavano il nuovo Contratto collettivo regionale di lavoro del settore artigiano metalmeccanici, un risultato importante atteso ormai da 15 anni, si pensi che il vecchio integrativo era stato rinnovato nel lontano 2001, le trattative per il suo rinnovo iniziarono, mi pare nel 2005 o forse il 2006, interrotte e riprese più volte nel corso degli anni, sono poi riprese nel 2018 tra alti e bassi fino alla loro conclusione a fine 2020.

Questo rinnovo contrattuale nella nostra regione ha interessato circa 60 mila lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, occupati in 22.000 piccole imprese, che nel mese di gennaio tramite centinaia di assemblee sindacali sui luoghi di lavoro a migliaia sono stati consultati, la quasi totalità avendo espresso opinione favorevole al rinnovo ha permesso che l’integrativo sia in vigore a far data dal 1 gennaio 2021, con scadenza alla fine del 2023.

La svolta per il suo rinnovo è arrivata a settembre del 2017 dopo l’accordo interconfederale regionale tra i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e le Associazioni Artigiane di Cna, Confartigianato, Casa e Claai, che ha definito il welfare contrattuale del settore artigiano con prestazioni a favore di lavoratrici e lavoratori e delle imprese, pochi mesi dopo iniziava (o meglio riprendeva) nel settore la lunga trattativa dei metalmeccanici al fine di raggiungere anch’essi al diritto alle tutele della bilateralità, senza però rinunciare al premio di risultato regionale consolidato (di fatto fisso) definito nel 2001 nel precedente contratto.

Un’immagine della mostra di Agata Segafredo

Il risultato ottenuto è stato estremamente importante anche perché raggiunto in un contesto critico dovuto alla pandemia ed ad una crisi congiunturale negativa che non risparmia neppure questo settore, la determinazione e la coerenza di Fiom, Fim e Uilm, con il sostegno delle rispettive confederazioni, hanno permesso di garantire nuove tutele agli addetti del settore senza scambi impropri con altri parti contrattuali in vigore ormai da decenni, e ciò a conferma della logica che definisce il welfare come complementare e non sostitutivo della contrattazione.

Il contendere tra sindacati e artigiani, di fatto fin dal primo tentativo per un suo rinnovo è grosso modo rimasto sempre lo stesso fino a poco prima dell’attuale positiva chiusura, nel ormai lontano 2006 le Associazioni Artigiane chiedevano di trasformare il premio di risultato fisso consolidato del contratto del 2001 pari a 156 Euro medi annuali di importo diverso per livello, in un premio che diventasse variabile di anno in anno, tale posizione è rimasta grosso modo tale anche dopo l’accordo interconfederale del 2017, infatti alla ripresa della trattativa gli artigiani hanno chiesto di usare una parte di tale salario consolidato per finanziare il welfare contrattuale attualmente ottenuto, l’unica modifica è che tale premio non verrà più erogato in una unica soluzione a luglio di ogni anno, ma ogni anno verrà erogato in tre rate di eguale importo.

In un comunicato emesso al termine delle assemblee di lavoratrici e lavoratori Fiom, Fim e Uilm unitamente a Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna, esprimono grande soddisfazione per l’accordo sottoscritto, in quanto si rafforzano e si consolidano le relazioni industriali in un settore determinante per l’economia della nostra regione quale l’artigianato.

(Edgardo Farolfi)