Fummo come voi sarete come noi (Iscrizione funeraria)

Fate come se non ci fossimo.

Non vogliamo recare disturbo.

Non viviamo forse nella società degli scarti?

Passi per i nonni, che vanno a prendere i bambini a scuola e puoi andarci a mangiare le lasagne alla domenica.

Ma i vecchi, a cosa servono i vecchi?

Quanti ski pass, quanti party, quanti coperti vale la loro vita?

Per capire capiamo , la ruota gira, c’è un tempo per nascere e un tempo per congedarsi dal mondo.

Lo capiamo e, anche se è fatica, lo accettiamo.

E però c’è anche un tempo, fra il lume e lo scuro, in cui le Parche affilano le forbici ma, come dice il mio amico Giorgetto ( ottant’anni suonati) non siamo ancora morti.

Non è per i morti che chiediamo rispetto, quello difetta solo negli imbecilli.

Lo chiediamo per i vivi.

Che gradirebbero restarlo ancora un po’, magari non rintanati in casa come topi perché altri diffondono allegramente un virus.

Per quanto strano vi possa apparire anche agli anziani piace più la socialità che la solitudine.

È vero che fino a che siamo in vita non c’è la morte e quando c’è Lei non ci siamo più noi a recriminare sulla nostra sorte e però, a voler essere puntigliosi, il come e il perché ce ne andiamo per sempre un suo piccolo significato ce l’ha.

Camus ha scritto che una buona ragione per vivere è anche una buona ragione per morire.

E vien fatto di pensare che in effetti così sia per le persone che si sono immolate per la libertà o hanno dedicato la loro esistenza alla cura del prossimo.

Confido vogliate comprendere, dunque, se opponiamo qualche resistenza all’idea di abbandonare precocemente questa valle di lacrime per un apericena o per una settimana bianca.

Per molti, magari, è una buona ragione per vivere, a noi non pare un’eccellente ragione per morire.

Perché questa è, indiretta quanto volete, indesiderata certamente, la ragione di scambio che gli inconsulti aperturisti totali ci propongono.

Fingendo di non sapere che questa è la posta in gioco.

“Niente è sacro se non l’uomo”, ha scritto Einstein, “tutto il resto è secondario”.

Si può vivere anche con poco ma non si può vivere senza vita.

La misericordia si rivela ogni giorno di più un mistero grandioso.

Chiede Javert, lo spietato commissario di polizia disegnato da Victor Hugo ne I miserabili: “perché mi avete salvato la vita?”.

Risponde Jean Valjean: “Non l’avete capito?”.

“No”.

“Vi compiango”.

Aiutateci a capire, amici dei tempi sereni in cui anche noi potevamo sederci a un tavolo di ristorante: cosa vuol dire quella scritta “Ora basta, lasciate lavorare le nostre imprese”.

A chi è rivolta?

Non al virus, evidentemente, che è la vera causa di tutti i guai ma se ne impippa delle nostre recriminazioni.

Non agli scienziati, che fanno solo il loro (prezioso) mestiere.

E nemmeno a Speranza, si deve credere, visto che ha giurato sulla Costituzione di difendere la salute dei cittadini.

Non restiamo che noi, i “soggetti fragili”, visto che è per proteggerci che i Governi adottano quelle restrizioni che voi, invece, volete rimuovere.

Chiedete una giusta attenzione per le gravi difficoltà che i fermi causati dalla pandemia provocano alle vostre attività.

Ci chiediamo però quanta ne abbiate voi per le nostre apprensioni e le nostre vite.

Perché è così difficile trovare nelle dichiarazioni dei vostri rappresentanti, accanto alle richieste, accenti di sollecitudine e di umana pietà?

Ma se a morire o anche solo a rischiare la vita, in luogo dei vecchi, Dio non voglia che magari qualche variante prima o poi ci provi, fossero i giovani, i bambini…

Voi, si voi , politici, Governatoti, opinionisti, professionisti, bamboccioni, italiani brava gente, così determinati a dire basta in nome della libertà, sosterreste le stesse cose che sostenete ora?

Che il lockdown non va bene ma nemmeno le misure differenziate, che i limiti alla mobilità vanno tolti, che le varianti chi se ne importa, che gli scienziati come sopra, che bar e ristoranti, a differenza di Parigi, Vienna, Berlino, Tel Aviv, devono restare aperti comunque, anche di sera, come i campi da sci, le palestre, la lotta greco-romana, gli stadi pieni, tutti assieme appassionatamente.

Così banalmente avari di pensieri intelligenti.

Quando la GranBretagna, con 18 milioni di vaccinati, riaprirà i pub fra due mesi.

Solo dei cinici possono disinteressarsi dell’incolumità degli altri.

Solo degli sprovveduti possono ignorare che il costo economico più alto viene dal protrarsi di una crisi sanitaria che alimentiamo da noi medesimi.

I rischi aumentano coi movimenti delle persone, e così le varianti del virus.

Impedirne l’espansione è una cosa semplicemente logica.

Si chiama prevenzione, e si appella alla scienza.

Ignorarla è presunzione, che scaturisce dall’incoscienza .

Se la proposta fosse una migliore alternanza chiuso-aperto per governare le dinamiche evolutive del covid, ci sarebbe di che riflettere, perché il margine c’è.

Ma dire apriamo e basta è quel che sembra: una bestialità.

Scientificamente, eticamente, umanamente irricevibile.

Anche se politicamente lucrosa.

Se uno non ha ancora capito che le zone rosse riducono il numero dei malati e dei decessi, le zone arancione li stabilizzano e quelle gialle li accrescono; se non si rende conto che non è bene vaccinare con un trend epidemico in espansione, avrà anche la fortuna di essere giovane e forte ma ha la ( inguaribile) disgrazia di essere scemo.

Questa, per noi morituri, in fondo, è una consolazione: meglio morti che scemi.

Su questo pezzo di carta più che ribadire l’ovvio non possiamo.

Poi fate un po’ come vi pare.

In caso di bisogno c’è sempre Mastro Lindo Bertolaso.

Come andrà a finire non si sa.

Parafrasando Henry James possiamo solo dire che : “La risposta imperscrutabile alle maggiori domande è sospesa nel vasto cielo italiano”.

Arrivederci.

Ps. Se al posto di Speranza ci fossero stati Toti, Fontana e Bonaccini pensate che avremmo tutti i vaccini?

(Guido Tampieri)