Imola. Un giovane ingegnere imolese pieno di energia e inventiva. Un uomo dai mille progetti. Primo: il lavoro presso una rinomata azienda, poi attore e regista, conduttore di laboratori teatrali, realizzatore di web series (il suo “Bruciare violini per vendere la cenere” ha riscosso diversi premi che l’hanno condotto prima a Bilbao in Spagna, poi a Los Angeles), collabora ad alcune pagine web, ma c’è anche altro. Insomma lui è Stefano Farolfi, un caleidoscopio dai tanti colori.

Stefano Farolfi

Buongiorno Stefano, ogni volta che ti rivedo hai una novità da raccontare, ti va di informare anche i nostri lettori di ciò che in questi ultimi mesi ti appassiona?
“Se può interessare ne parlo volentieri, anche perché si tratta di uno sport non ancora molto noto, ma mi piace davvero tanto: si chiama Canyoning, vale a dire Torrentismo. Si scendono i canaloni dei torrenti (forre) per mezzo di tuffi, scivoli (toboga) e calate, con un gruppo ben affiatato: è una esperienza bellissima. Anni fa volevo festeggiare un compleanno in maniera alternativa, così ho scoperto questo sport. Una volta avuta qualche soddisfazione con le attività che hai già citato, mi sono concesso un po’ di tempo per un corso di Torrentismo. Per praticare questo sport servono le cascate, i torrenti e le rispettive forre: dove sono? Non nella nostra zona, ma più al Nord, perciò come sempre internet viene in soccorso: il ‘Gruppo Torrentistico comasco’ ospitava un corso di introduzione della ‘Scuola nazionale di Torrentismo’ del Cai (Club alpino italiano) e sono andato. C’erano con me ragazzi provenienti da ogni dove e abbiamo trovato un’accoglienza incredibile. Per 5 weekend abbiamo fatto pratica in loco, ospitati dai ragazzi che abitano in quei luoghi, mentre seguivamo la parte teorica da casa via Skype.”


Una calata emozionante

Quindi Stefano per praticare questo sport di cui parli con tanto entusiasmo devi fare parecchi km ogni volta.
“Sì, ma la fatica viene ricompensata! Tutto fa parte del piacere del durante e del dopo. Già la preparazione è lunga e meticolosa, approntare l’attrezzatura non è semplicissimo: la muta, gli scarponi, le corde, gli armi e qualche materiale di riserva perché non si sa mai cosa può capitare. Si scende nell’acqua che cambia in continuazione, può essere ora cristallina e cheta, ora tumultuosa piena di detriti: bisogna saper prevedere gli imprevisti e si viene ripagati dall’avventura che si vive. Una volta mentre scendevamo in un canyon, ci ha sfiorato un ragazzo a volo libero con deltaplano, ci siamo salutati con simpatia e cameratismo. Il Cai fornisce guide molto capaci ed esperte, con loro ci sentiamo al sicuro, ma non si deve mai mollare l’ attenzione e la concentrazione, inoltre mai affrontare la discesa da soli”.

Stefano Farolfi non è sempre disposto a parlare di sé, o delle proprie imprese, ma io insisto e lo invito a raccontare ancora perché sento che non finisce qui il suo impegno sportivo. Hai conosciuto tante persone allora, ti sei fatto amici nuovi.
“Vero, il canyoning è uno sport di team e quello con il quale lo pratico è tra i migliori. I membri hanno viaggiato per i cinque continenti ed esplorato forre tra le più difficili al mondo, tra le quali il Chamje Khola, in Nepal, che viene considerato il K2 del torrentismo (io non ero abbastanza competente e pazzo per seguirli, hanno sceso il torrente in 7 giorni, rischiando davvero la vita). Il capo spedizione si chiama Andrea Forni, è espertissimo e vive per il torrentismo; nei week end o è in forra o è in viaggio per trovare nuovi luoghi da esplorare: li studia, li valuta e li propone. Ha fondato l’associazione ‘Vertical Water’ e mi ha chiesto una mano per documentare e dare visibilità al suo nuovo ambizioso progetto: ‘EWA – Endless Waterfalls Adventure’, che prevede di scendere le 14 cascate più alte del mondo. Si trovano in Svizzera, Norvegia, Hawai, Messico, Venezuela, Canada, Sud Africa e Nuova Zelanda ma non credo potrò partecipare a tutte le spedizioni. Per ora mi propongo, pandemia permettendo, di affrontare le 4 cascate in Norvegia.”

Cascate di Mattenbach

A quali esplorazioni hai partecipato, considerato che per te è comunque un’esperienza nuova?
“Insieme al team Vertical Water ho esplorato le cascate del Serio in Valbondione (Bergamo) più che altro per allenamento e le cascate di Mattenbach in Svizzera, 930 mt. complessivi, la seconda più alta del mondo. Sono emozioni indescrivibili. In mezzo alla natura meravigliosa e selvaggia ci si sente galvanizzati: ci sono momenti nei quali la senti letteralmente sulla pelle e l’adrenalina scorre, ma in altri sei in totale comunione con l’ambiente e tutto è in pace. E’ un grande sforzo di volontà, in esplorazione l’impegno dura giornate intere, ma ne vale la pena per poter essere i primi a posare lo sguardo su un pezzo di mondo.”

Moltissimi auguri Stefano, fai ottimi viaggi e ed emozionanti discese, noi per un attimo vogliamo sognare le più alte cascate… ma sì, delle Hawai!

(Lina Cremonini)