Il sindaco Marco Panieri, in fascia tricolore, ha ricordato Bruno Solaroli e Massimo Marchignoli a un anno dalla loro scomparsa

Imola. Nel consiglio comunale del 4 marzo, il sindaco Marco Panieri ha ricordato Bruno Solaroli e Massimo Marchignoli, in epoche diverse sindaci e deputati, morti entrambi un anno fa in questi giorni.

“Ricordare Bruno Solaroli e Massimo Marchignoli, a un anno dalla loro scomparsa, non è solo un atto dovuto, ma una occasione di riflessione sul ruolo fondamentale della politica nel governo della città. Una politica con la ‘P’ maiuscola, che è al servizio della res publica, con una visione chiara, incentrata su valori solidi, quali quelli della democrazia, libertà, solidarietà, giustizia sociale; valori alla base della Resistenza antifascista, della Repubblica e della nostra Costituzione e sui quali si è sviluppata Imola – ha sottolineato Panieri -. A dividerli c’era il tempo in cui hanno agito. Bruno Solaroli è stato sindaco di Imola dal 1976 al 1987, una stagione in cui dal punto di vista geopolitico, il mondo era ancora diviso in due blocchi contrapposti, quello Occidentale da una parte e quello Orientale dall’altro, guidato dall’Unione Sovietica, con il Muro di Berlino come simbolo della divisione. A livello nazionale ha attraversato gli ‘anni di piombo’ e vissuto nella cosiddetta ‘Prima Repubblica’. Massimo Marchignoli è stato sindaco dal 1999 al 2008, anni in cui il mondo non era più diviso in due blocchi, il Muro di Berlino era crollato, l’orizzonte europeo e l’euro erano la nuova dimensione e la Cina stava emergendo come potenza economica, anche con rapporti diretti con aziende imolesi. La ‘Prima Repubblica’ era crollata e si affacciava quella che sarebbe diventa l’onda lunga di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. Internet cominciava ad imperare e i social media ad affermarsi, con il debutto anche nella comunicazione politica”.

“A unirli – ha ricordato il sindaco – c’era la capacità di capire il contesto in cui vivevano e governavano la città, di essere in sintonia con la comunità in cui erano inseriti, ed anzi, talvolta di individuare con anticipo aspetti della società che sarebbero emersi di lì a poco, grazie al ‘fiuto politico’ che li caratterizzava. In virtù, anche, di un consolidato e prezioso patrimonio di relazioni istituzionali e personali di livello regionale e nazionale, che consentiva loro di collocare Imola in un rango ben superiore a quello che sarebbe spettato alla città, in base al numero di abitanti”.