Virus in latino significa, veleno. L’esistenza di questo microscopico essere vivente è stata scoperta verso la fine del XIX secolo grazie alla ricerca scientifica che più tardi diede il nome di virologia a questa branca specifica della medicina. E sempre la scienza ci ha permesso di combattere i virus utilizzando proprio loro stessi tramite i vaccini che altro non sono che virus depotenziati che inoculati permettono al sistema immunitario di essere pronto a reagire in caso di contagio, riconoscere ed eliminare così il virus.

Immagini dell’influenza Spagnola

Il coronavirus 2, da sindrome respiratoria acuta grave, abbreviato in Sars-CoV-2 (acronimo dall’inglese Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2), in precedenza nominato nuovo coronavirus del 2019 (2019-nCoV]), è un ceppo virale della specie Sars-related coronavirus, facente parte del genere Betacoronavirus (famiglia Coronaviridae), sottogenere Sarbecovirus, scoperto intorno alla fine del 2019; si tratta del settimo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani. Il nome ufficiale dato dall’Organizzazione mondiale della sanità alla sindrome causata dal virus è Covid-19 (abbreviazione dell’inglese COronaVIrus Disease-2019).(Wikipedia)

Questo è il nome e cognome completo del virus che in questi giorni ha compiuto un anno dal suo ingresso in Italia. Un anno che pare non avere mai un 31 dicembre e un nuovo Capodanno da festeggiare, come se fossimo prigionieri di un tempo immobile.

L’ultima grande pandemia apparsa in Europa era anch’essa originata da un virus influenzale, la così detta Spagnola che provocò 50 milioni di morti in tutto il mondo in soli due anni, anche se il suo ricordo è sbiadito, dimenticato, trovandosi soppiantato dall’orrore delle due guerre mondiali, in cui l’uomo, non un virus, ha sterminato i propri simili in un cifra compresa tra i 75 e gli 80 milioni di morti.

Immagini dell’influenza Spagnola

E non potremmo anche noi essere forse un virus per il pianeta in cui siamo apparsi, dove abbiamo dovuto adattarci ai cambiamenti per sopravvivere, ci siamo evoluti, lottando contro le avversità atmosferiche, i predatori, le malattie, senza mostrare nessuna pietà nei confronti degli altri esseri viventi, senza preoccuparci se stessimo cancellando la vita di milioni di loro, grandi e piccoli che fossero, guidati per migliaia d’anni solo dall’istinto di sopravvivenza? E la distruzione dell’habitat che stiamo conducendo con lucida follia, non è assimilabile forse ai virus, che portando alla morte l’ospite in cui vivono e prosperano condannano poi essi stessi alla propria fine? E se un’astronave aliena ci stesse studiando da millenni dal profondo dello spazio, potrebbe spiegarsi l’odio e la ferocia cannibalesca che la nostra specie ha rivolto verso i propri simili?

Il bozzolo in cui ognuno si è rinchiuso si sta trasformando in una prigione con sbarre fatte di regole, alti muri di lontananza, carcerieri senza manette. E l’idea stessa che tutto ciò sia fatto per garantirci la sicurezza, il riparo dall’assalto di un altro essere vivente che, come noi, ha la protervia di garantire la propria esistenza nell’unico modo che ogni essere vivente ha, riproducendosi il più possibile, non può certo attenuare l’ansia che genera dubbi, angosce, paure.

Ed ora siamo qui a chiederci, attoniti e stupiti, quanto durerà, quanti mesi ancora dovremmo sopportare sacrifici, dolore, isolamento e come animali braccati che non riescono a vedere la salvezza oltre l’orizzonte, ci accapigliamo, ci accusiamo, ci teniamo lontani e cerchiamo streghe da mettere al rogo per calmare l’ansia, la paura, lo sconforto. E in questa epoca di comunicazione onanistica, di non-ascolto, di un egocentrismo divenuto unica finestra sulla realtà, i divulgatori di falsità, i professionisti che seminano panico, accuse non vere, trovano le nostre menti aperte e bulimiche. E le voci, le parole che la tecnologia ci permette di udire e dire, sono l’unico filo sottile che ci lega al resto dell’umanità in preda allo stesso sconforto mentre una minoranza contagiosa contesta l’uso stesso di un vaccino, visto non come speranza salvifica ma come malefico congegno ordito da un gruppo di Dottor Stranamore con lo scopo di dominare il Mondo e le nostre menti.

Il Complotto, come forma primaria per la conquista e la detenzione del potere, è un meccanismo vecchio di secoli. E più esso è vago, misterioso, esoterico, sfuggente, più diventa vero e reale. Cristiani, Ebrei e tanti altri gruppi religiosi, politici, etnici, sono state accusati nel corso secoli di tessere complotti atti a sovvertire l’ordine più o meno naturale che fosse. E così, la scienza e la tecnologia che vengono condannate per avere creato i vaccini sono tranquillamente usate dai complottisti in tutte le sue applicazioni possibile che scienziati, ricercatori, inventori ci hanno messo a disposizione da che i nostri antenati scesero dagli alberi, in un corto circuito mentale che rasenta la patologia.

Oggi, 24 febbraio 2021, un anno dopo l’inizio di questo periodo d’angoscia, quando solo qualche mese addietro pensavamo di essere giunti sulla linea dell’arrivo, la mano di dadi gettati ci ha fatto ritornare indietro, in una casella di partenza che però non può essere la stessa. Il passato è ibernato, inamovibile, incancellabile, ricominciare la stessa gara non è possibile, esiste solo e sempre una nuova partita; il Ritorno al Futuro non è possibile.

Il traguardo è ancora lontano, ma il compito da eseguire è rimasto lo stesso; credere nella scienza; non farsi travolgere dalla disperazione, dall’ansia; continuare a coltivare il contatto con gli altri esseri umani per quanto labile esso sia mutuato com’è da fili, parole scritte su uno schermo, collegamenti eterei; usare la mente, le mani, il corpo, per non farli arrugginire e per essere pronti al nuovo inizio che ci attende.

(Mauro Conti)