La pandemia ci preclude le piazze da 12 mesi. Un anno sembra non essere passato perchè oggi, 8 marzo 2021 siamo nelle condizioni, come allora, di non poterci incontrare in piazza. Un anno invece è passato. Ce ne siamo accorte eccome! Un anno di emergenza sanitaria che ha avuto per le donne un costo pesantissimo. Tante, tantissime ragioni in più per essere presenti numerose e farci sentire.

Le ragioni non mancavano neppure un anno fa. E sono sempre quelle che da decenni denunciano le discriminazioni, le violenze, gli ostacoli che ci impediscono di essere cittadine libere di scegliere e di autodeterminare la nostra vita. Quelle che si oppongono alla negazione delle stesse opportunità professionali, formative, di autonomia economica, di cittadinanza dei maschi. Quelle che chiedono l’abbattimento degli stereotipi sessisti che le riproducono e che sono il paradigma di un sistema fondato sulla cultura patriarcale.

Ma quest’anno questo sistema ha evidenziato, con la pandemia e le sue conseguenze, tutti i suoi limiti strutturali. Limiti pagati dalle donne con un prezzo elevatissimo. Non potevamo e non possiamo tacere.
Per questo abbiamo voluto almeno per questa giornata internazionale delle donne fare un gesto di presenza visibile.

Uno striscione in piazza per dire che la crisi economica, sociale, della cura prodotta dal Covid è anche una questione di giustizia sociale. Senza giustizia sociale l’economia non riparte. Senza le donne non c’è giustizia sociale. Nessi, di fatto, inscindibili. La crisi si supera solo affrontando i problemi strutturali irrisolti. Le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi dalle donne hanno conseguenze ben più vaste sulla cura delle persone, sulla salute di tutti e tutte. Le risorse straordinarie che arriveranno col Recovery Fund vanno investite per superare il gender gap per cui servono riforme strutturali, una visione e una cultura di genere senza le quali non se ne esce. Se l’Italia ce la farà dipende da qui. Servono politiche chiare, decise con la partecipazione delle donne, dei movimenti e delle realtà che ne rappresentano le istanze.

Siamo presenti in rete con la nostra pagina facebook per esprimere il nostro punto di vista, le nostre proposte, la cultura che abbiamo sintetizzato nella piattaforma presentata alla città l’8 settembre scorso. Dalla politica, dalle elette e dagli eletti nelle Amministrazioni locali ci aspettiamo ascolto, scelte chiare, concrete e non neutre. Perché la realtà, come dimostra drammaticamente la pandemia non è neutra. Scegliere di stare dalla parte delle donne significa dire attivamente di no a chi attacca i nostri diritti, a chi pensa a un futuro senza di noi o a una nostra condizione di subalternità e marginalità come è stata finora quella della gran parte delle donne.

(Rete delle donne di Imola)