Abbiamo appreso che una coppia di cittadini di Trieste, dell’associazione di volontariato “La Linea d’ombra” che si occupa di portare sostegno e solidarietà concreta ai migranti, è stata indagata con l’accusa di “reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina” per aver curato e sostenuto migranti reduci dalla “rotta balcanica”.

Lo stato italiano nell’esercizio di questa sua “giustizia” attacca e nega di fatto l’immigrazione già in atto (non ignorandola ma respingendola nel tentativo di annullarla) e lo fa per ben tre volte:

negando il diritto alla migrazione attraverso la chiusura delle frontiere e finanziando politiche del terrore nei paesi di transito dei migranti

negando il diritto al soccorso questa volta in terra, come già da anni sta succedendo con chi fa soccorso in mare

negando e criminalizzando la solidarietà umana condannando di fatto le azioni di qualunque sostegno ai migranti

Tutto ciò ha un solo nome: razzismo
– perché non rispetta la dignità della vita di ogni essere umano;
– perché calpesta l’uguaglianza dei diritti e la libertà di essere, di esistere e di muoversi;
– perché fomenta l’odio contro i migranti e chi li sostiene;
– perché siamo donne e migranti e sappiamo bene cosa significa essere discriminate.

La Costituzione Italiana ha come valore fondante il riconoscimento dei diritti umani fondamentali ed inviolabili ma a Trieste, come nel Mediterraneo e lungo tutti i confini, tutto ciò viene tradito, quando lo Stato abdica al suo ruolo di garanzia anteponendo interessi nazionali, europei e atlantici.

La coppia di coniugi e volontari di Trieste si è fatta carico, oltre che del dolore dei migranti anche di questa inadempienza intervenendo su questa grave mancanza e salvando almeno un po’ la dignità dell’Italia.

Il processo di criminalizzazione messo in atto contro di loro è quindi un’azione gravissima perché contraddice i diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e mette in serio pericolo l’attivismo solidale, creando i presupposti per l’odio nei confronti di tutti quelli che si trovano in difficoltà, in questo caso gli stranieri, ma anche di chi li soccorre.

Noi donne di “Trama di terre” siamo molto preoccupate, amareggiate e arrabbiate perché siamo native e migranti e abbiamo vissuto e viviamo la condizione di chi vede i diritti violati, abbiamo vissuto la violenza e il razzismo sulla nostra pelle e sappiamo dunque la grande sofferenza che a loro tocca vivere, e a noi con loro.

Supportiamo dunque tutte quelle azioni che ruotano attorno alla solidarietà concreta nel riconoscere i diritti umani e di genere manifestando il nostro pieno appoggio a questa donna che si prende cura dei rifugiati,

sostenendo e alzando la sua voce per rivendicare la dignità della vita di tutte e tutti.

(Trama di terre)