Imola. Per sensibilizzare i ragazzi delle scuole superiori sulla contagiosità del Covid, Futurimola, associazione formata dai rappresentanti degli istituti del circondario imolese, ha organizzato un’assemblea, che è andata in diretta su Youtube lo scorso 8 marzo. L’importanza della live, è stata quella di porre l’attenzione sulle responsabilità individuali di ognuno di noi e in particolare dei giovani. Tra gli ospiti, il sindaco della città, Marco Panieri, il direttore dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, il comandante della polizia locale, Daniele Brighi, la presidente della commissione sanità del Consiglio comunale, Sonia Maranesi, e infine Ilaria Dall’Olio, una studentessa che ha portato la sua testimonianza.

“Innanzitutto grazie per questa opportunità. Mi piace parlare direttamente su questioni così sensibili per il nostro territorio e per il nostro paese, e confrontarci per superare quella barriera che c’è stata con il virus – ha affermato Marco Panieri, sindaco di Imola -. La terza ondata, possiamo definirla così, è molto più contagiosa nei giovani, quindi chiediamo a voi ragazzi una responsabilità diretta. Le regole ci sono, alcuni le definiscono troppo restrittive, per altri sonoe poco restrittive, ma quello che è importante è nel modo in cui noi giochiamo questa partita. E’ fondamentale tenere la mascherina e rapportarsi con il distanziamento, anche se rappresenta un sacrificio, è divenuta una necessità. L’unica vera cura è il vaccino. C’è chi magari è positivo ma non manifesta alcun sintomo, e, contagiando i genitori, i nonni o un amico, potrebbe causare conseguenze più gravi”.

Noi studenti siamo stati rassicurati della sicurezza delle strutture scolastiche prima del rientro, e poi, dopo un mese, eravamo di nuovo tutti a casa. Che cosa è andato storto rispetto ai piani che si avevano due mesi fa?
“Prima c’è la fase del singolo, poi c’è la fase della scuola. Purtroppo il virus adesso gira molto più velocemente, quindi qualsiasi concentrazione di persone in uno stesso spazio, con il non rispetto delle regole, porta a favorire la circolazione del virus. Questa volta il virus è partito non dalla scuola, ma a casa di ciascuno di noi. Non c’è un posto specifico, perché i focolai sono multipli, ma ci sono tante situazioni che rappresentano un calo dell’attenzione. La scuola, lo dicono i dati, è diventata un moltiplicatore di casi nell’ultimo periodo, ma sicuramente le varianti hanno contribuito, contagiando soprattutto giovani e giovanissimi, ma fino a poco tempo fa era un luogo molto sicuro. A mio avviso però, la disponibilità di poter vedere due persone al giorno dalle cinque alle dieci di sera, alle volte si è trasformata in abuso del tempo e dello spazio a noi concesso. E’ una parola forte quella che ho usato, ma provocatoria. Nelle scuole, una settimana prima che venisse dichiarata la zona arancione rinforzata, abbiamo aumentato i controlli con dei volontari e con la polizia locale, ma serve anche il senso di responsabilità di ognuno di noi. Sappiamo che più passa il tempo più è difficile continuare a tenere la mascherina e il distanziamento, ma non si deve abbassare l’asticella dell’attenzione. La scuola è al primo posto, e per questo si è deciso di vaccinare in maniera rapida ed intensa il personale scolastico”.

Il problema della scuola era in particolare l’arrivo e il ritorno a casa, quindi nell’ambito dei trasporti. Cos’è stato fatto a riguardo?
“La situazione è complessa. Nel nostro territorio sono stati inseriti degli autobus in più e garantire la sicurezza in questi luoghi è stata una parte di priorità e lo dovrà essere ancora in futuro. Su alcuni autobus sono aumentate le corse, ma ci sono così tanti ragazzi che non è facile soddisfare tutte le esigenze. Il nostro territorio, anche se possono sembrare pochi, ha messo a disposizione otto autobus per i cinque poli”.

Altro ospite importante è stato il dottor Rossi, direttore dell’Ausl di Imola, che ha ribadito le conseguenze preoccupanti della terza ondata.

Nella giornata di domenica sette marzo, ci sono stati circa 129 casi positivi su 773 tamponi eseguiti. In media più di cento persone nuove contagiate, solo all’Asl di Imola, e di queste 129, oltre il 40% è in una fascia giovane, entro i ventiquattro anni. Come si può spiegare questa situazione?
“Siamo dentro una terza ondata, che ha caratteristiche diverse da quelle precedenti. Dobbiamo tenere conto che poco più di un anno fa non conoscevamo nulla riguardo al Covid-19, ma stiamo apprendendo sempre di più. Tra le cose che abbiamo capito c’è il fatto che questo virus si diffonde molto rapidamente per contatto diretto. Ovviamente, non ci possiamo accontentare di misure di riduzione del danno, dobbiamo andare alla radice del problema. Ad agosto abbiamo avuto i primi segnali di ripresa dell’epidemia, dopo una prima ondata che aveva fondamentalmente soltanto sfiorato il nostro territorio. La prima ondata infatti, aveva portato 460 casi di malattia. Oggi ne registriamo più di 10.000. Quest’estate c’è stato il ritorno alla mobilità da parte delle persone, ripresa come se nulla fosse successo. Questo ha reintrodotto il virus in noi, con la novità delle varianti: non più aggressive, ma contagiose. Nella seconda ondata, cominciata a novembre, hanno cominciato a diffondersi le nuove varianti. Durante il primo lockdown sono state adottate misure pesantissime, sia a livello sociale che economico, che non potevano essere replicate. Perciò, si è deciso di intraprendere un’altra strada, con un approccio più gentile, quella con le fasce colore, che purtroppo dopo le festività natalizie si sono dimostrate non più in grado di mantenere la sicurezza”.

Come penserete di affrontare la situazione relativa al mondo della scuola in un possibile rientro?
“Si è parlato della riapertura delle scuole in sicurezza, cioè con il personale docenti e il personale ATA vaccinato, ma anche adottando una strategia, già attuata quando abbiamo vaccinato in alcuni luoghi, come nelle case di risposo per anziani, in modo da creare un anello, una bolla all’interno della scuola. Per fare questo, non bisogna solo vaccinare i docenti ed il personale di supporto, ma in generale chi ha a che fare con la scuola, come le imprese che si occupano delle pulizie, piuttosto che gli autisti che guidano gli scuolabus. E’ importante intensificare le strategie di vaccinazioni intorno al mondo della scuola. Poi, avevamo cominciato utilizzato, in particolare per i ragazzi, visto che non esistono vaccini per loro, la tecnica del ‘testing allargato’: a cerchi concentrici, per tutte le scuole dove ci sono stati casi di malattie o focolai, si dovrebbero utilizzare queste settimane di sospensione dell’attività didattica in presenza, per allargare le strategia di testing, in modo da poter riaprire il prima possibile le scuole e in maniera sicura”.

I giovani hanno bisogno di contatto e socializzazione, come viene affrontato l’aspetto psicologico dei pazienti in terapia intensiva da parte del personale dell’ospedale?
“Anche in ospedale c’è lo stesso approccio che c’è a scuola, quindi laddove non fosse possibile avere contati diretti con le persone, si cerca di mediare con gli strumenti informatici che danno la possibilità di mettere in contatto chi sta in ospedale e chi sta fuori. E’ chiaro però, che le condizioni di contagiosità del virus fanno si che non si possano ricreare le stesse condizioni di socialità di prima. Anche in ospedale quindi, si cerca in qualche modo di stabilire delle relazioni con i pazienti. E’ una condizione non semplice per gli operatori, perché anche loro sono vittima di questa problematica. Abbiamo aperto un servizio di assistenza psicologico, sia per supportare i nostri operatori che devono sopportare tematiche nuove, ma anche per i familiari e i pazienti quando risolvono il problema infettivo”.

Ha preso poi la parola Daniele Brighi, comandante della polizia locale, sottolineando alcuni episodi che si verificano spesso, come assembramenti senza l’uso della mascherina e la mancata attenzione al distanziamento: “La nostra attività si rivolge innanzitutto alla prevenzione. Il problema principale sono gli assembramenti nelle aree verdi. Chiaramente la stagione stimola molto, ma purtroppo dobbiamo ancora sopportare la situazione e stare attenti”.

L’ultima domanda da parte degli intervistatori, si rivolge a tutti gli ospiti.

Qual è la soluzione a questo problema?”
Dottor Rossi: “Io credo che abbiamo bisogno di irrigidire le regole e fare tutti gli sforzi possibili per rispettare quelle che già ci sono. Servono comportamenti responsabili. Ognuno di noi è potenzialmente parte del problema , ma può anche essere parte della soluzione, che discende da tanti comportamenti responsabili e qualche rinuncia: tutti devono fare la loro parte. Con le nuove generazioni dobbiamo maturare un’altra consapevolezza, ed è quella del rendersi conto che il Coronavirus non è la causa di tutti questi problemi, è un sintomo. Se non recuperiamo l’equilibrio di ecosistema, se non rispettiamo l’ambiente e la biodiversità e vivere in maniera equilibrata, la natura ci manda un segnale d’avviso. Dobbiamo portare questo messaggio anche alle generazioni future”.

Le ultime parole, che chiudono più di un’ora di riflessioni, sono quelle del sindaco: “Non vedo l’ora di tornare a rimettere in gioco la nostra città in tantissime occasioni, utilizzando i luoghi che abbiamo, come l’autodromo. Vi chiedo responsabilità, perché mettere delle restrizioni non è la risposta al problema. Stiamo cercando diverse tecniche di insegnamento per i prossimi anni, perché ci sono risorse che finalmente sono state messe a disposizione. Dobbiamo prendere quello che abbiamo ed usarlo per rimetterci in gioco. Per quanto riguarda la Formula Uno, ad oggi rimane un evento senza pubblico, è per noi però un motivo di orgoglio e ci fa sperare che presto la rivedremo tutti insieme, ma prima di tutto dobbiamo concentrarci sul rispetto delle regole. E’ un’occasione per ripartire tutti insieme”.