Osservare lo sterile dibattito del Partito Democratico rivolto al proprio interno, quando le energie dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, di chiunque sono rivolte alla quotidiana, lunga, faticosa lotta al Covid genera rabbia, delusione, malumore.

Le urgenze non mancano, il piano vaccinale su tutto. E poi:  i piani della Next Generation Eu da trasmettere a Bruxelles entro fine aprile per poter ottenere entro giugno una prima parte dei 209 miliardi (nel frattempo diventati 204,5), poi la riforma degli ammortizzatori sociali, il contrasto alla crisi socio-economica, la soluzione delle grandi (troppe) crisi industriali, solo per fare alcuni macro esempi.

Il Paese è ormai logorato, smarrito, stanco, altro che “andrà tutto bene”!!! E in tempo di incertezze occorre affidarsi alle poche, ma solide certezze: i sindaci, che devono contare di più.

Fa quindi ancora più male assistere allo “scollamento” del PD dalle collettività, dalla società reale, PD chiuso e “inquinato” dalle logiche romane e correntizie che premiano i mediocri fedeli al “capo” di turno a scapito del merito e dell’impegno.

Alle mie due figlie, di 19 e 27 anni, quale motivazione offro per convincerle ad iscriversi al PD oggi?

Offro forse l’insofferenza crescente alle correnti interne, al silenzio dei parlamentari di riferimento territoriale che, dopo oltre un anno in cui le mie figlie mi vedono impegnato sette giorni su sette per almeno 15 ore al giorno, non si sono degnati neppure di fare una telefonata o rispondere a messaggi con richieste di chiarimento, informazioni sulle interpretazioni dei vari provvedimenti, ecc???

I nostri territori, le nostre città e i loro sindaci sono diventate vere e proprie trincee, soprattutto in questa fase drammatica di pandemia. Ecco perchè all’interno del PD è ora di finirla con fibrillazioni quotidiane, iniziando ad ascoltare realmente i sindaci, abituati ad essere i primi cittadini del loro territorio, quelli in prima linea, facendosi carico delle ansie, dei problemi, delle aspettative di intere collettività.

E invece assistiamo alla resistenza granitica delle contrapposizioni generate, appunto, da correnti sempre pronte ad offrire rifugio/futuro al personale politico-istituzionale incapace di onorare “in proprio” i compiti affidati dai cittadini con il loro voto.

Come si fa a delineare, perimetrare correttamente l’identità reale di questo partito, dove regna una formidabile instabilità, senza che ci si riappropri di una visione condivisa, partecipata, che analizzi e sappia individuare il vero stato di salute del partito, affidabile sotto il profilo istituzionale, ma schiavo da perenni notti dai lunghi coltelli?

Occorrono concretezza, programmi credibili e realisticamente realizzabili, non una inutile conta tra le correnti per qualche strapuntino di effimero simil-potere. La ripartenza non potrà neppure essere perseguita dal braccio di ferro nei gazebo, che ha creato “macerie” e logorato rapporti anche umani. Infatti le primarie sono uno strumento straordinariamente sopravvalutato e, anche se ciò è stato più volte certificato dai fatti, ancora qualche anima bella dentro il PD le evoca come la panacea di tutti i mali, ratificando anche in questo buffo modo la distanza con la vita reale.

In definitiva e in attesa di prossimi sviluppi in merito alla leadership nel Partito democratico, servono studio, fatica, proposte, buona volontà, passione per definire quali interessi il PD intenda rappresentare, con idee e basi culturali proprie.

Apriamoci alla realtà e l’attuale malcontento, a mio avviso, diventerà davvero il primo e utile passo verso un progressivo riavvicinamento con le persone.

(Daniele Bassi)