Imola. Per essere a metà pomeriggio di un sabato 13 marzo in piena zona rossa in piazza Matteotti, sono tanti a manifestare la volontà di voler tornare a scuola al più presto, anzi “Sicuramente a scuola” come sta scritto sullo striscione più grande. Almeno 130 persone, forse di più. Scrutandoli con attenzione, ci pare di vedere  soprattutto piccoli alunni con i loro zainetti variamente colorati, giovani mamme e giovani professoresse, una predominanza assoluta del genere femminile su quello maschile.

Un momento della manifestazione a favore di un ritorno a scuola del 13 marzo
(PhotoNiko)

 

Sono loro il piccolo esercito di “Priorità alla scuola” che non intende certamente arrendersi. “Abbiamo rispettato protocolli molto rigidi – spiega una maestra – e i nostri ragazzi sono stati bravi nel rispettarli alla lettera, anche in palestra tenevano sempre le distanze. Oggi sono molto amareggiata perché dopo un anno dall’inizio della pandemia si poteva fare sicuramente meglio. Cosa? Io insegno, non governo”.

Scatta poi il turno di una studentessa del polo liceale, in effetti i ragazzi degli istituti superiori mancano in gran parte all’appello dell’iniziativa di “Priorità alla scuola”, loro hanno già fatto nei giorni scorsi un’assemblea d’istituto on-line con il sindaco Marco Panieri e il direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi confermando che per loro riaprire le aule ora, nel pieno della terza ondata, è impossibile perché ci  sarebbero troppi i rischi.

Ma la ragazza non si fa intimidire: “Ho sentito poche volte parlare delle rinunce che si devono fare con la dad (didattica a distanza), vedere i propri compagni di scuola solamente al computer ci mette in una condizione di solitudine e tristezza, ci sentiamo immobili e impotenti. La delusione ci rapisce quando ci vediamo coperti dalle mascherine, senza poter esprimere i nostri sorrisi”.

Tocca poi quindi a una mamma di un bambino di cinque anni e mezzo: “Non sottovalutiamo la pandemia, ma stiamo perdendo il senso di comunità, stiamo mettendo i giovani contro gli anziani. La salute è qualcosa di più di un’assenza di malattia, è fare attività fisica, stare all’aria aperta, scambiarsi esperienze. Che ricordi avranno fra trent’anni i giovani di oggi che da troppo tempo sono in dad che comporta lacune enormi per tutti, soprattutto per chi viene dalle famiglie più povere? E non dimentichiamo che l’apertura delle scuole permetterebbe anche alle mamme di dedicarsi al loro lavoro. Pure le madri insegnanti hanno bisogno del bonus baby sitter”.

Il gran finale tocca a una prof: “Attenzione ai tanti miliardi che stanno arrivando nel nostro Paese, vanno spesi anche per la scuola, per superare i problemi della pandemia. Sia chiaro che vogliamo andare in classe in sicurezza, non per trasmettere il Covid, abbiamo bisogno di più personale scolastico, non di retorica. Gli screening automatici vanno fatti a scuola, non volontariamente nelle farmacie. Le vaccinazioni del personale scolastico vanno potenziate per riaprire le classi il più presto possibile”. Un applauso e poi tutti via, con mascherine e tenendo il distanziamento.

(m.m.)