Bologna. Il nostro incontro con Giovanni Consorte, figura di primo piano (vedi allegato relativo alla sua carriera) nel mondo economico e cooperativo nazionale e locale, è cominciata in maniera paradossale, nel senso che è stato lui a farci la prima domanda “perché ha chiesto questa intervista?”. La risposta è stata semplice.  Se un personaggio come lui aveva deciso di rientrare nell’agone sociale della città, ci interessava molto capire che cosa lo spingeva a farlo e soprattutto cosa pensava di poter proporre.

Giovanni Consorte

“L’idea che abbiamo avuto, costituendo l’associazione “SLW, Sviluppo, Lavoro e Welfare” è quella di costruire un contenitore di idee e di proposte per ridare slancio alle prospettive del nostro Paese, dal punto di vista economico e sociale, avendo come bussola i finanziamenti previsti per il Recorey plan. Non c’è dubbio che questa è un’occasione storica per un paese che sta attraversando una crisi di credibilità e di profonda incertezza. Un’occasione che non possiamo perdere né tanto meno sprecare, inseguendo le incapacità e le incoerenze di una classe dirigente che si è dimostrata, fin qui, non all’altezza delle sfide e dei problemi che il paese ha di fronte. In questo contesto diventa quindi assolutamente primaria la necessità di utilizzare e coordinare le migliori energie per far sì che le risorse che arriveranno dall’Europa siano usate per progetti davvero efficaci ed efficienti. Con la nostra Associazione ci proponiamo di elaborare progetti concreti ed operativi che possano intercettare, all’interno di alcuni degli ambiti di interesse inseriti nel Recovery Plan, come la transizione ecologica, il turismo, l’inclusione sociale e la salute, investimenti e alleanze societarie e finanziarie, anche miste tra Pubblico e Privato”.

Nella sua prima uscita pubblica le ha parlato anche di lista civica in vista delle elezioni comunali di Bologna.
“Guardiamo a Bologna con particolare attenzione. E nel quadro delle nostre attività abbiamo inserito l’elaborazione di un programma 2021 – 2026 per Bologna città metropolitana. Un programma che affronti con idee e progetti le aree di più evidente criticità di cui la nostra città soffre. Parlo del problema demografico, delle politiche connesse all’integrazione, delle tante inefficienze legate all’assistenza e alla cura degli anziani, al rilancio del turismo e della cultura. Per non parlare poi di una più incisiva azione a sostegno dello sviluppo delle attività produttive in forme più moderne e non inquinanti e di un programma infrastrutturale che risolva gli antichi e mai risolti problemi di mobilità e di sostenibilità ambientale. Che poi tutto questo si possa trasformare in un impegno politico diretto è tutto ancora da vedere. Non è un fatto scontato dipenderà dalla volontà ed intenzioni dei soci”

Un altro tema sul quale lei si è soffermato è quella della sanità a allora le chiedo, anche a partire dalla sua esperienza con Unisalute (una società con oltre 8 milioni di clienti) cosa non ha funzionato nella gestione della pandemia nel nostro paese.
“Non mi interessa dare dei giudizi, possiamo però prendere atto di due cose. La prima. La pandemia ha messo in evidenza il collasso del sistema della medicina territoriale. La mancanza di una capillare ed organizzata presenza nei territori dei medici di base ha reso più difficile la gestione ospedaliera. Rilanciare la medicina del territorio per noi è un punto imprescindibile. E lo si può fare soprattutto attraverso soluzioni virtuose che coinvolgono il pubblico e il privato. Soprattutto nell’ambito dell’assistenza e della cura degli anziani e dei più fragili. La seconda è figlia di un’anomalia tutta italiana. A volte ho avuto la sensazione che il Covid sia stato volutamente trasformato in una sorta di palcoscenico per la politica. E non solo. Il susseguirsi di conferenze stampa, talk show dedicati, dichiarazioni e sparate, in cui molti politici si sono lasciati prendere la mano dalla propaganda politica, hanno stonato e stonano con i tragici effetti della pandemia. Io come molti di noi avremmo preferito meno protagonismo e molta più efficienza. Soprattutto verificando che  le criticità della prima ondata del contagio sono rimaste oggi le stesse e dalla politica tardano ancora risposte adeguate.”

Accennava prima ad un coerente percorso di collaborazione fra pubblico e privato per dre una risposta efficiente al sistema sanitario territoriale. Cosa intende?
“Io vedo un intreccio virtuoso che potrebbe partire, ad esempio, da una rete i ambulatori diagnostici nelle diverse aree cittadine per liberare gli ospedali dal pericolo del sovraffollamento Quindi luoghi dotati di strumenti all’avanguardia che aiutano la sanità pubblica a far bene il suo mestiere. Va da sé che questa ipotesi prevede significativi investimenti e qui entrano in campo le competenze di cui ho parlato. Si tratterebbe in buona sostanza di evitare conflitti inutili e di tratteggiare le aree di competenza senza essere animati da pulsioni punitive da una o dall’altra parte.”

Non possiamo concludere questa chiacchierata senza considerare che lei è a tutti gli effetti un bolognese e e quindi le chiedo di salutarci con una sua riflessione sulla città.
“Bologna è una città europea. Una metropoli, per tessuto produttivo, presenza scolastica e culturale, a partire dall’università e per collocazione e collegamenti geografici. Ma nel suo perimetro comunale, è piccola, poco attrezzata ad affrontare le sfide che ha davanti. C’è un problema demografico che con una soglia di abitanti che sia vicina al milione le dà la dimensione metropolitana.  È chiaro che il futuro sviluppo della nostra città verrà influenzato da elementi diversi rispetto al passato: acquisteranno maggiore peso le attività di servizio, come ad esempio le telecomunicazioni e i trasporti, l’alta tecnologia, il turismo internazionale e il commercio al dettaglio nonché lo sviluppo della società dell’informazione, l’istruzione e la ricerca. Anche l’ambiente, l’offerta abitativa e una migliore qualità di vita stanno diventando fattori sempre più importanti su cui Bologna sarà chiamata ad adeguarsi rapidamente. Penso soprattutto alla necessità di un intervento radicale e drastico di politica sanitaria e in particolare ai problemi di pubblica sanità legati a condizioni di precarietà e di fragilità che vanno governati e sostenuti. Sento, come imprenditore, la necessità di stabilire rapporti di fiducia tra i vari soggetti privati e pubblici che operano a livello locale, al fine di promuovere la delega di poteri, l’assunzione di responsabilità e l’iniziativa locale.

E cosa può eventualmente rimproverare agli amministratori?
“L’eccesso di intenzioni dichiarate e non attuate. Devo constatare che migliorie e cambiamenti non si sono visti, e non noto alcuna differenza rispetto al passato. Ci sono molte questioni ancora aperte che vanno adeguate alla nuova realtà, ma per farlo occorre aprirsi alla partecipazione attiva dei cittadini”.

Come?
“Utilizzando al meglio lo strumento dei quartieri. Le energie ci sono, basta dar loro lo spazio che meritano.”

Note biografiche di Giovanni Consorte

(m.z.)