Questa sera, in occasione degli ottant’anni dalla nascita di Bernardo Bertolucci, verrà trasmesso su Rai Movie Novecento, opera monumentale che ripercorre la prima metà del secolo scorso. Un fiume di immagini che raccontano il distacco tra aristocrazia e proletariato in terra emiliana. Un omaggio ad uno dei più grandi cineasti italiani e mondiali, autore di pellicole eleganti e pungenti.

Bernardo Bertolucci in compagnia del padre poeta Attilio, nel 1975, durante le riprese del film Novecento (Foto Wikipedia)

Nato a Parma, Bertolucci approccia il mondo dell’arte grazie al padre Attilio, noto poeta. È sempre la figura paterna ad introdurlo a Pier Paolo Pasolini, con il quale Bernardo stringe da subito un forte legame. Pasolini aprirà la strada del cinema al giovane Bertolucci inserendolo nell’equipe di Accattone come aiuto regia e suggerendolo per il ruolo di regia de La commare secca, che diventerà il primo lungometraggio di Bernardo Bertolucci, a soli 21 anni. Ha dunque inizio una carriera prolifica fatta di capolavori come Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, The Dreamers e L’ultimo imperatore, che sbanca Hollywood vincendo nove premi oscar.

L’appuntamento è alle ore 21.10 su Rai Movie (canale 24 del digitale terrestre). Bertolucci si dedica alla realizzazioe di Novecento dopo il successo di Ultimo Tango a Parigi. Nei titoli di testa risalta Il quarto stato di Pellizza da Volpedo, quadro simbolo delle rivendicazioni dei lavoratori di fine Ottocento. L’intento di Bertolucci è simile a quello del pittore piemontese: dipingere la realtà con passione ed attenzione per i dettagli.

Il film inscena la vita di Alfredo Berlinghieri ed Olmo Dalcò, interpretati rispettivamente da Robert de Niro e Gérard Depardieu, nati lo stesso giorno in un casolare emiliano; il primo, figlio di ricchi proprietari terrieri e il secondo, figlio di contadini al loro servizio. Il periodo trattato è delimitato da due eventi: apre con la morte di Verdi del 1901 e termina il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.
Accompagnando i protagonisti si incontrano non solo i loro genitori ma anche la generazione precedente impersonata dai due patriarchi del casolare: il padrone Alfredo Berlinghieri, il cui nome viene tramandato al nipote, e il contadino Leo Dalcò, punto di riferimento dei braccianti. Si compone un roman-feuilleton della durata di 320 minuti che mescola lavoro, usanze, moda, ideologie e politica di tre generazioni, mettendone a fuoco i cambiamenti. L’opera è inoltre ricca di riferimenti pittorici: si nota l’influenza della pittura contadina di Millet che esalta il lavoro nei campi, e l’effervescenza della Parigi di Renoir e Manet che caratterizza la giovane aristocrazia italiana, ben rappresentata dai lineamenti delicati di De Niro.

Il film, che richiese quasi due anni di riprese ed un costo mastodontico per l’epoca, si fregia di un cast stellare composto da talenti del calibro di Robert De Niro, Gérard Depardieu, Donald Shutterland, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Alida Valli e Stefania Sandrelli.

L’omaggio non termina con Novecento e, a seguire, Rai Movie trasmette Ultimo Tango a Parigi, una pellicola che tanto ha fatto parlare di sé.

Il film è ambientato nello spazio claustrofobico di un appartamento in cui Paul (Marlon Brando), un uomo di mezza età che ha da poco perso la moglie, e Jeanne (Maria Schneider), una ragazza fuori moda che tenta di essere alla moda, accantonano l’identità anagrafica per sfogare pulsioni e perversioni. Sebbene la storia sembri presentare come soggetto una coppia, fin da subito prende una deriva personale. Il tema chiave è la solitudine.
La pellicola, ispirata all’arte e al pensiero di Francis Bacon, trova il sublime nei sentimenti opposti al bello e mantiene un’atmosfera cupa ed angosciante. Il film consacra Bertolucci come regista ma è anche causa di forte scandalo. In Italia, Ultimo Tango a Parigi viene scomunicato e i negativi bruciati. In certi casi Bertolucci viene ritratto come un pornografo, mentre sfugge il lato di denuncia ad una società mutata, decadente e malata.

(Leonardo Ricci Lucchi)