Cultura” è un termine che deriva dal verbo latino “colere” che significa coltivare – cura – educazione ed identifica il sapere e quanto concorre alla formazione dell’individuo su vari piani. Con “capitale umano” si intende l’insieme di conoscenze, competenze, abilità, emozioni, acquisite da un individuo e finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi.

È del tutto evidente l’importanza di tali faccende ed il ruolo determinante della scuola, la quale deve preparare i ragazzi per la società in cui vivranno in futuro senza sapere esattamente come essa evolverà. Ciò pone un grande dilemma sulle decisioni che hanno ricadute sulla organizzazione concreta dei curricula, delle materie da insegnare, di quali competenze sviluppare, delle metodologie innovative da introdurre.

Per un verso è necessario che i ragazzi siano in grado di rispondere alle richieste del mondo del lavoro e dell’economia, ma pure che trovino un proprio benessere personale e contesti in cui poter esprimere le proprie potenzialità, sensibilità, creatività, bisogni, paure, desideri.
Inoltre devono diventare consapevoli dei problemi, delle contraddizioni e delle possibili manipolazioni ed avere uno sguardo critico sul mondo, perché si trovano (e si troveranno sempre più) di fronte a scelte importanti, difficili, a volte eticamente controverse: per questo devono essere aiutati a individuare un’etica che serva come bussola durante le loro vite, come esseri umani, cittadini, elettori, lavoratori.
Compito della scuola non è solo quello di istruire, ma anche quello di formare ed educare, di fornire gli strumenti fondamentali per accrescere, approfondire e modificare le conoscenze, senza trasmettere agli individui solamente un bagaglio di nozioni. L’educazione è un investimento che famiglie e società fanno ed è un processo lungo e dispendioso.

Cosa possono fare gli enti locali?

Riflettere su tutto ciò, consapevoli che cultura generale e specializzazione non sono alternative secche; favorire occasioni di confronto e di formazione per gli insegnanti; individuare quali specializzazioni occorrano a livello locale basandosi su dati del mondo produttivo; conoscere l’esito del percorso di studi, cioè seguire gli studenti anche dopo, sapere cosa fanno, se il lavoro trovato è congruente con le scuole frequentate, cosa pensano degli studi fatti, e così via (esistono progetti e strumenti, tra gli altri “Almalaurea” ed “Almadiploma”); convocare una sorta di “Stati Generali” sulla scuola insieme al mondo produttivo ed ai giovani.

Musei di San Domenico Imola

Veniamo al settore Cultura, che richiama un impegno vasto che va dalla salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali, alle problematiche di chi genera cultura, alla promozione, ad altro ancora.

Cosa vogliamo?

Per prima cosa chiediamoci cosa vogliamo dai nostri beni culturali: cerchiamo soldi, o che ci aiutino a riscoprire la nostra identità, o che incrementino il turismo, o che portino lavoro? Forse tutto questo, e altro ancora. Qui possiamo affrontare solo alcuni dei tanti aspetti della faccenda.

Per sottrarci alla mera subalternità cui tentano di relegarci i grandi gruppi multinazionali è opportuno interrogarsi sul ruolo degli enti locali, delle istituzioni culturali, delle associazioni, delle cooperative; su quali siano le tematiche magari sottovalutate nell’ambito del dibattito culturale cittadino, su come far emergere tensioni e bisogni nascosti, mettendo in campo idee e progetti di tipo nuovo (come ora si sta facendo, del resto).

In particolare, il futuro delle città pone la necessità di ripensarne l’organizzazione ed i tempi di vita e di lavoro, di reinventare i tessuti connettivi, di lavorare per una nuova “città-ambiente”, tematiche che coinvolgono tutta l’amministrazione.

L’organizzazione della cultura può essere elemento positivo di un futuro che punti a rispondere alla domanda di una sempre più alta qualità della vita ed alle esigenze dei giovani.

Una città d’arte e di cultura

Imola può proporsi sempre più come città d’arte e di cultura, considerato il valore del complessivo patrimonio storico posseduto e del fatto che qui esiste un tessuto sociale solido, articolato e vivace: palazzi, monumenti, musei, biblioteche, archivi; associazioni, circoli, cooperative culturali, centri sociali e di aggregazione.

Tale ricchezza può essere ulteriormente sollecitata e messa in rete, magari riprendendo l’idea della “Città come Museo” o di un “Museo diffuso”: anni fa fu elaborato un dettagliato progetto riguardante il complessivo “Sistema dei musei e delle istituzioni culturali della città di Imola” con una strategia complessiva per il riordino del complesso delle strutture culturali imolesi, che potrebbe essere aggiornato.
Imola possiede una stratificazione di elementi-tracce-strutture storico-architettoniche dalla preistoria ai giorni nostri capaci di essere soggetti di un itinerario che attraversa i secoli: Preistoria, Età classico/romana, Medioevo, Rinascimento, Settecento, Ottocento, Novecento, di tutti questi periodi vi sono evidenze significative che, se messe in rete e valorizzate, possono costituire un mosaico integrato, un vero e proprio sistema policentrico (allargabile al territorio comprensoriale) con ricadute economiche, turistiche, occupazionali ed ambientali.

Inoltre la conoscenza della storia della città favorisce l’identificazione dei cittadini in una “comunità”, oltre che a soddisfare bisogni di socializzazione e di crescita civile.

La partecipazione

Un ruolo importante della cultura si gioca sullo stimolo alla partecipazione, aspetto cruciale della vita delle comunità: abbiamo grandi potenzialità considerato l’alto numero di associazioni esistenti. Si potrebbe ipotizzare un tavolo semipermanente con gli operatori del settore (Università, musei, accademie, gallerie d’arte, associazioni culturali, etc.).
Si potrebbe inoltre offrire supporto per concorrere alla ricerca di finanziamenti su scala nazionale ed europea.
Tra i settori da ripensare si possono indicare il cinema e le arti visive, magari ipotizzando un “Centro delle arti” in uno dei vari contenitori oggi vuoti.

La promozione

Venendo alla promozione, Imola può puntare ad un marketing territoriale che vada oltre l’Autodromo: tra le altre, le figure di Leonardo, Andrea Costa, Caterina Sforza, Scarabelli, oltreché gli ex manicomi e la Vena del Gesso, sono note a livello nazionale ed oltre.

Infine, c’è l’enorme tema dell’informazione: si sa che nelle moderne società la cultura non si identifica solo con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali, per cui i grandi mezzi di comunicazione sono determinanti nell’orientamento delle masse, tanto che oggi si individuano come “nuovi poveri” non solo coloro che hanno problemi economici, bensì anche chi è fuori da una cultura informatica oppure ha carenze in tanti campi del sapere.

Imola ha avuto un ruolo specifico nel settore fin dall’800, con la ricca presenza di tipografie, giornali e giornalisti, radio e tv private tra le prime in Italia.

È questo un tema troppo poco dibattuto che merita di essere discusso ed approfondito; noi di Leggilanotizia cercheremo di offrire un contributo.

(Marco Pelliconi)

Gli altri articoli

Lavorare per avere una città per tutti

Rigenerazione urbana e lavoro, le sfide per la città del futuro

Rifiuti, trasparenza e partecipazione per decidere al meglio

Questioni di metodo, l’Europa, la Regione, l’Area metropolitana

Il futuro tra sviluppo sostenibile e qualità della vita