Nella serata di domenica 21 marzo, ore 21, verrà trasmesso su Iris (canale 22 del digitale terrestre) Scarface, il film grazie a cui Brian De Palma si impone quale regista di fama e dove si racconta l’ascesa di Tony Montana nella Miami degli anni 80.

La pellicola, uscita nel 1983, si ispira a Scarface di Howard Hawks del 1932, riprendendone il titolo, i personaggi e le tematiche. Mentre il film di Hawks è ambientato a Chicago durante gli anni del proibizionismo, De Palma colloca la storia nel periodo di uscita del film.

In apertura vengono riportati gli avvenimenti dell’esodo di Mariel del 1980 che coinvolsero centinaia di migliaia di cubani che, a seguito di contrasti con la repubblica e con l’allora presidente Fidel Castro, approdarono in Florida. Tra gli immigrati ci sono i protagonisti del film: “Tony” Montana (Al Pacino) e “Manny” Ribera (Steven Bauer) che presto entrano nella malavita di Miami sognando di diventare ricchi.

Il film è pregno della filosofia postmoderna, affermatasi in quegli anni, che sostiene la fine della credenza nelle grandi narrazioni, come l’Illuminismo, il Marxismo ed il Cristianesimo. L’uomo postmoderno ha sfiducia nella storia e smette di seguire il sapere; così facendo abbandona le grandi “verità” rassegnandosi ad una incoscienza felice offerta dal guadagno capitalista.

Tony Montana incarna la solitudine dell’uomo postmoderno che tenta la via del successo per colmare la sua inadeguatezza al mondo. Il film sfreccia sui binari dell’eccesso accarezzando l’ardore, la corruzione e la vita notturna di Miami. “Tu accontentati, io prendo tutto quel che posso” dice Tony a Manny, con una morbosa sete di potere che cresce per tutto il film. In poco Tony diventa schiavo del capitale e della cocaina che traffica, estraniandosi sempre più dalla realtà. Così il film perde l’impeto e la dinamicità iniziale per una stasi malinconica che descrive lo stato d’animo del protagonista. Tony allontana le persone a lui care coltivando il culto dell’Io. L’ascesa diviene dunque discesa e si conclude in un sanguinoso quanto celebre epilogo.

A supportare l’iper realtà in cui vive Tony intervengono gli ambienti sgargianti e surreali del film, come il Babylon, night club spesso frequentato dal protagonista, che ha pareti a specchio e strisce di neon rosa e blu, e le ville del film, dall’architettura fiabesca. Concorrono all’astrazione anche i delicati e sinuosi movimenti dall’alto della macchina da presa.

Infine, la magistrale interpretazione di Al Pacino, capace di trasmettere narcisismo, violenza e paranoia, rende iconico il personaggio di Tony Montana e collabora a rendere il film un cult.