Il ritornello è sempre quello: “Largo ai giovani”, “I giovani sono il futuro” e via dicendo. Poi, nel concreto, le cose vanno diversamente perchè i giovani faticano a trovare lavoro se privi di esperienza (sic!); se vogliono formare una famiglia è indispensabile abbiano il supporto economico e logistico dei genitori, ecc.

Per i giovani che intendono avviare un’ impresa, l’ accesso al credito è ancora complicato anche se l’ idea in campo è buona. Se azzardano a fare figli e mantenere il lavoro sono guai soprattutto per le mamme.

La nota carenza di scuole dell’ infanzia viene colmata dall’ intervento sussidiario dei genitori eletti alla categoria benemerita dei nonni.

Gli stessi ostacoli i giovani li incontrano se vogliono impegnarsi in politica. I vecchi non mollano, i giovani volenterosi spingono ma faticano a trovare spazio e i giovanissimi, a parte lodevoli eccezioni, si orientano altrove mortificati e delusi.

Dal dopoguerra in poi, ogni 25-30 anni una generazione è stata esclusa dalla politica vissuta, creando un vuoto sociale che si nota nelle scelte di lungo periodo.

Il vuoto demografico ha cause complesse riassumibili con l’ Italia non è un paese per giovani e, in verità, lo è poco anche per gli anziani, a parte il drammatico effetto Covid 19.

Se si vogliono creare le condizioni per un reale equilibrio demografico che aiuti anche il rinnovamento della classe dirigente, dentro e fuori l’ ambito politico, occorrono nuove politiche famigliari e una educazione adeguata e mirata.

Poi la competizione elettorale e la individuazione della persona giusta al posto giusto diranno l’ ultima parola sulla base della valutazione delle capacità individuali in campo. La complessità del sistema democratico ha bisogno di valori forti, idee chiare, progetti certi, flessibilità intelligente, persone consapevoli e responsabili dalla mente fresca e pensiero libero.

Bisogna iniziare con l’ Educazione civica fin dalla scuola Primaria perché è lì che si matura il senso della comunità e dell’ autorità. Crescendo, il concetto di autorità dovrà essere spiegato e inteso quale strumento di coesione e di equità sociale. Nel procedere, lo studio della Costituzione italiana darà ragione di come siamo, di come potremmo essere, di quanto accade e potrà accadere.

E’ così, ma non solo così, che nei giovani prende forma il concetto di politica quale alto servizio individuale e collettivo per il bene comune. Allora, sarà giunto il momento per avvicinarsi in consapevolezza alla frequentazione partitica più rispondente all’ ideale maturato, perché il partito sarà inteso qual è: strumento e non fine.

La ventilata proposta del voto ai 16enni, assume valore non solo politico e personale, ma anche di alta gerarchia istituzionale, perché si tratta di modificare la Costituzione che fissa regole ben precise riguardo l’ età dell’elettorato attivo e passivo dopo la riforma del 1975.

Voto ai sedicenni per i Referendum, le elezioni dei Comuni, Province, Regioni, Camera dei Deputati e Senato? Sedici anni, pass per l’ elettorato attivo o anche per quello passivo?

Il nuovo termine anagrafico proposto per il voto elettorale avrà un senso democratico di alto valore se sarà l’ esito di un processo culturale maturato nell’ intera società.

Con la sostanziosa riduzione numerica dei Deputati e dei Senatori, la prossima gara elettorale sarà durissima; pertanto, stimolare i ragazzi a seguirne con attenzione di studio tutti i passaggi potrebbe essere un inizio per preparare se stessi e la società intera a un grande e sostanziale mutamento della classe politica ove i giovani vivano il presente da protagonisti per preparare il futuro loro e di tutti.

(Vittorio Feliciani)