Mario Draghi “reclutato” personalmente dal Presidente Mattarella, anche scavalcando gli elettori, è stato scelto grazie al suo alto profilo per prendere il controllo della situazione e risolvere i guai immediati degli italiani, compreso anche quello delle mafie; colpevolezze queste da parte della criminalità organizzata che non si possono liquidare nelle sole sei righe dell’ultima bozza del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), sennò saranno queste ennesime occasioni perdute che sono tutte nella nostra memoria storica di elettori delusi (come il sottoscritto) come dentro a un juke box, della serie “tanto di quel che era possibile ieri non si è realizzato oggi”. Altro che promesse (pre) elettorali di sindaci, amministratori regionali, deputati e senatori, la verità è che finora la lotta alle mafie è stata inesistente, si è convissuto, sopportato ed è stato fatto “il meno possibile”, altro che “Whatever it takes”.

Manifestazione contro la mafia (Foto dal sito di Libera)

(Mia) riflessione questa a margine il commento di Rosy Battaglia, postato sulla sua pagina Facebook lo scorso 9 marzo e intitolato “Sei Righe”, è stato pubblicato nella rubrica “L’Ora Legale” su Valori.it ed è di triste attualità: “… come ci ricorda Enrico Fontana, ex-vicepresidente nazionale di Libera e responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, ad una riforma così importante, che trasforma i beni confiscati in beni comuni, sono state dedicate solo sei righe nell’ultima bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, significa non aver ancora capito nulla o quasi della pervasività economica delle mafie…”. La giornalista freelancer e blogger milanese ha poi così concluso: …chissà se il Presidente Mario Draghi, i tecnici dei Mef, gli esperti esterni di McKinsey designati alla revisione dei Pnrr, amplieranno quelle sei righe…”.

L’articolo della Battaglia, a mio avviso, giustamente lamenta il (quasi) disinteresse che sta mostrando anche l’esecutivo in carica (come i precedenti) nei confronti dell’illegalità economica, finanziaria imperante delle mafie in Italia; non che in piena pandemia aspettassi un “cambio di passo” nella lotta alla criminalità organizzata ma in cuor mio ho (invano) sperato almeno in un “segnale” da parte di Mario Draghi di porsi, anche solo a parole e in modo più o meno immediato, nello stato d’animo di tutte quelle persone il cui quotidiano è da sempre “avvelenato” dalla forzata ed incontrastata convivenza con le mafie.

L’attuale legislatura è la 18° della nostra Repubblica, è iniziata il 23 marzo 2018 dopo le “Politiche” del 4 marzo e si concluderà nel marzo 2023, al 1° governo (01/06/2018-20/08/2019) a maggioranza M5S/Lega guidato da Giuseppe Conte è succeduto il “Conte-bis” (05/09/2019-26/01/2021) supportato da M5S/LeU/Pd/Iv mentre attualmente è in carica il 3° esecutivo (tecnico) a guida Draghi che è fra l’altro alle prese con il piano europeo per il Next Generation EU pensato, analizzato e destinato a supportare gli Stati europei in questo momento “pandemico” storico per bypassare i guai che ne sono derivati e da cui dipende il futuro nostro, dei nostri figli e nipoti.

La “firma”, Draghi, l’ha messa fin dal primo discorso in parlamento usando quel “con ogni mezzo” (Whatever it takes) come a far capire con poche metafore quanto serva da parte sua, dei governanti tutti e dei cittadini sul “da fare” per tirar fuori l’Italia da guai pandemici e di debito pubblico, con la mission rivolta ai diversi ambiti dell’ottica Recovery Plan ossia digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, e soprattutto salute.

Bello bellissimo quasi vero, ma per finalizzare ciò servirà supportare anche altro. Le industrie ad esempio, da quella meccanica, siderurgica, tessile, alimentare, inoltre edilizia, il “primario” agricolo (biologico) ed il commercio “grande e piccolo”, ma soprattutto eliminare con le buone o le cattive il cancro mafie che è ormai radicato sull’intero territorio nazionale, ed a cui finora nessun governo ha posto definitivo rimedio; in questo caso nessuna citazione è mai stata appropriata (e attesa) quanto il Whatever it takes sponsorizzata dall’attuale premier per fare (vera) guerra alle mafie contro le loro illegalità, dal gioco d’azzardo alla corruzione, dall’evasione fiscale al traffico d’armi e degli stupefacenti, “affamando la bestia” ossia smantellando con le “cattive” la rete si sussistenza della criminalità organizzata.

(Giuseppe Vassura)