Come passa inutilmente il tempo in queste giornate di solitudine, si deve solo aspettare in vigile attesa. Molte cose della nostra quotidianità che prima si facevano liberamente ci vengono impedite. Impedito recarsi da un vicino, impedito andare da un parente perché è fuori comune, così tanto per andarlo a trovare, per sapere come sta, perchè in quel momento vorresti vederlo, per portargli una torta, un saluto, un sorriso, un abbraccio. Impedito prenderti un caffè al bar con una amica, fare un po’ di chiacchiere e ridere e ancora ridere.

Ormai non si ride più non si vede in faccia neppure più chi potrebbe ridere; la mascherina cela i nostri umori, facce imbronciate, arrabbiate, facce sorridenti non si vedono più, tutti con la stessa espressione, occhi spenti mascherine calate sulla bocca, su, giù, appicchiate sopra il naso, occhiali appannati e respiro affannoso. Neppure l’aria respiriamo più liberamente ma la nostra anidride carbonica, eppure l’aria è il primo elemento di cui abbiamo bisogno per vivere, ma ci viene dosata un po’ impedita.

Guardo fuori dalla finestra lo scorrere del giorno; mi sveglio presto per guardare l’alba che ogni mattina si alza splendida inconsapevole che forse molti umani non potranno più osservarla. Assaporo l’odore della primavera, i timidi fiori sui rami degli alberi che fra qualche giorno sbocceranno prepotentemente, e aspetto che si alzi un alito di vento che mi scompigli i capelli, che il sole mi abbagli per cercare di sentirmi viva, ma resto immobile.
Sono immobili i sentimenti, sono immobili le parole, è immobile il cielo.

Dentro il buio di una notte conto le stelle, sogno altri mondi dentro le stesse; vorrei si potessero abitare altri pianeti, vorrei partire per un lungo viaggio per cercare esseri che seppur con resilienza accettano di vivere sfidando le naturali leggi del creato, con esseri che abbiano voglia di risolvere i tanti enigmi dei nostri tempi, di esseri che ancora sappiano dare quell’importanza che è il valore di una vita. Invece resto in casa a girarmi i pollici a pensare a cosa potrei fare ma neppure la fantasia mi viene in aiuto.

Sento parlare uno speaker in TV che ogni giorno comunica bollettini di guerra, è una gara a chi spara numeri più alti. I vaccini sono arrivati ! i vaccini… ma in parte anche ritirati. “Entro pochi mesi vaccineremo tutti”, ma i vaccini mancano, gli anziani continuano a morire, la sanità crolla e il terrore dilaga. C’è però chi in tutto questa atmosfera surreale riesce a trarne vantaggi, grandi affari, grossi profitti. Forse loro sapranno sopravvivere nonostante tutto? “Santo vaccino tu che guarirai i peccati del mondo donaci almeno la pace”. Ma qui regna il caos “No vax, si vax”, “no mascherina si mascherina”, “apro, chiudo”, sembra una canzone di Elio e le storie tese “Italia si Italia no …”.

Ma come, qualcuno non ha sempre sostenuto che siamo tutti uguali tutti della stessa razza tutti da salvare e allora dov’è andato a finire quello spirito di appartenenza al genere umano, forse non c’è mai stato, e c’è voluto un momento come questo per farcelo ben capire.
Scienziati, case farmaceutiche, filantropi, capi di stato, alte cariche delle nostre comunità dovrebbero essere tutti riuniti e insieme confrontarsi per risolvere una situazione che ci ha colti impreparati forse perché ci siamo sentiti per tanto tempo invincibili, immortali e invece di creare una vera task force si affrontano in singolar tenzone; l’uno nega le teorie dell’altro creando una gran confusione mondiale.

Le case farmaceutiche brevettano anticipatamente le formule dei loro vaccini per virus che ancora non circolavano ma che ora si sospetta loro già sapevano, per offrirli al maggior offerente, mentre i filantropi ci rassicurano che loro ci salveranno perché per il bene del mondo hanno l’antidoto, quando loro stessi, proprio loro sono a capo di Fondazioni che fanno ricerca sui virus, ma anche li creano e sostengono che il pianeta non può più sostenere un numero di popolazione così alto; c’è bisogno di una potatura.

Allora la domanda sorge spontanea: chi fra tutti ha intenzione di stabilire un punto fermo e dimostrare che si sta facendo il massimo per l’umanità. Ma mentre le borse di Wall Street crescono puntando capitali sulle case farmaceutiche, sull’ e-commerce, ecc. migliaia di persone perdono il lavoro, la dignità, la voglia di vivere, gli affetti più cari, la libertà e la salute. Tutto questo veramente per un virus che come tanti altri ci ha contagiato ma come tanti altri, con le cure adeguate, poteva già essere stato attenuato.

Si attenuato perché ormai questo virus è entrato a far parte delle nostre vite. Lui non vuole persone morte o ammalate, ma vive! E cerca di convivere con questa umanità diventando sempre meno aggressivo, questa è scienza non fantascienza. Questo gioco al massacro finirà prima o poi, ma non sapremo forse mai come questa storia sia iniziata, non sapremo mai chi ha sbagliato e chi no, e dove questa storiaccia ci voglia portare. Siamo tutti granelli di sabbia di un immenso deserto distesi al suolo e spazzati dal vento in qualsiasi direzione lui voglia, ma per una strana legge di natura alcuni riescono a volare.
Così va il mondo ! Mi rassegno a tutto questo, è un anno che accetto, sopporto, taccio per il bene comune ma sono stanca di sentirmi così inutile, manovrata, sbeffeggiata da… chiamiamolo così “uno strano destino mondiale”.

Il mio cellulare sta suonando, rispondo, dall’altra parte una voce amica che mi dice: “E’ tanto tempo che non ci vediamo, con questa storia chissà fra quanto tempo potremo incontrarci, mi manchi sai, mi mancano le nostre risate, un po’ di spensieratezza, tutto è diventato così difficile. Cerco di essere positiva ma ogni volta che sento la TV o leggo qualche social mi viene una tale tristezza. Ma come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto. Speriamo almeno di stare bene, ti abbraccio”.

Già gli abbracci ormai sono solo per telefonino o con le emoticon dei social, abbracci virtuali, freddi come questo futuro che si sta preparando a essere “virtuale”. Osservo sul divano i miei gatti sono vicini vicini, dormono serenamente l’uno abbracciato all’altro si consolano, si sostengono provo tenerezza e una punta di amarezza, li accarezzo. Noi umani invece abbiamo perso il rito del contatto fisico di abbracciare, di accarezzare, di baciare.

Ma da quanto tempo non abbraccio qualcuno?

(Sandra Pasquali)