Il 24 aprile prossimo inaugurerà a Ravenna la mostra: Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio. La mostra è ospitata presso la Chiesa di San Romualdo. Organizzata dal Comune di Ravenna e dal MAR, museo d’arte della città, è curata da Massimo Medica, direttore del Museo medievale di Bologna.

Un viaggio attraverso l’arte ai tempi di Dante, sulle orme del suo pellegrinaggio attraverso diverse città, da esiliato. Sono esposte opere che gli studiosi presumono essere state ammirate dal sommo poeta durante l’itinerario che si concluderà proprio a Ravenna.

La Madonna sul trono col bambino

Per l’occasione giunge dalla Francia, Museo de Louvre,  la Madonna in Trono con Bambino opera di Maestro veneziano-ravennate (fine XIII sec.). L’altorilievo rappresenta la Vergine assisa in trono elegantemente drappeggiata all’antica, mentre il Bambino, benedicente con la mano destra e raffigurato come autorevole Maestro, tiene il Rotolo delle Sacre Scritture con la sinistra. Secondo lo studioso Corrado Ricci la scultura in marmo è quella che era collocata in una piccola cappella addossata al muro di S. Francesco a Ravenna. Qui dopo la morte avvenuta tra il 13 e 14 settembre 1321, Dante fu sepolto. L’oratorio funebre di Dante, dopo diverse trasformazioni subite nei secoli, fra gli anni 1780 -’81 fu ricostruito dall’architetto ravennate Camillo Morigia che rimosse dal luogo la Madonna originale facendola collocare nel nuovo edificio delle Scuole Pubbliche che stava costruendo (oggi l’ex conservatorio “Giuseppe Verdi” in via Pasolini) (Beltrami 1783, p. 184). In seguito si persero le tracce di questa scultura che, verso il 1860, fu acquistata a Ravenna da un collezionista e scrittore d’arte francese, il barone Jean-Charles Daviller (Roma, 1823-Parigi, 1883). Nel 1884 questi donò il notevole pezzo, con buona parte della propria collezione di opere d’arte, al museo parigino del Louvre. Sulla base anche di una fonte – probabilmente orale – che affermava che l’opera fosse stata “…vendesta a un Francese…”, Corrado Ricci riconobbe nella Madonna del Louvre la scultura originale tolta al sepolcro dantesco (Michel 1921). Così l’opera conservata a Parigi, nonostante la mancanza di documenti, potrebbe essere la Madonna in Trono con Bambino identificata dallo studioso ravennate.

Oggi la scultura torna a Ravenna dopo 160 anni documentando la sua pertinenza alla tradizione bizantina, rivisitata tuttavia secondo una sensibilità già tutta occidentale e gotica. Ancora oggi nel museo Dante di Ravenna si trova un calco in gesso dell’opera, donato alla città nel 1921 dal governo francese, in occasione delle solenni celebrazioni del VI Centenario della morte dell’esule fiorentino.

La mostra apre con la scultura in bronzo di Bonifacio VIII che lo condannò all’esilio, prestito della città di Bologna e dal ritratto dello stesso pontefice di Arnolfo di Cambio (Palazzi Vaticani).

Il percorso espositivo attraversa le più significative vicende dell’arte italiana fra il XII e XIV secolo con opere suntuarie, sculture, manoscritti miniati, pitture. Fra questi i frammenti dell’affresco di Jacopo Turriti dal ciclo pittorico del portico, distrutto, di S. Pietro.

Parte da Firenze, città di Dante, a quei tempi caratterizzata da una fiorente produzione artistica. Vi si trova la Madonna di Castelfiorentino di Cimabue con le miniature ritagliate con i santi Abbondio e Crisanti applicate sugli sportelli esterni di un tabernacolo-reliquario della Pinacoteca Civica di Gubbio) e poi da quella sorprendente dell’allievo Giotto, di cui Dante dovette conoscere le opere, come attesta il celeberrimo passo del Purgatorio. Di Giotto sono ospitate la Madonna alla Costa (Museo Diocesano) e il Polittico di Badia (Museo degli Uffizi).

Dante visita Roma nel 1330 e poi nel 1301 prima di avere notizia della condanna al confino.

Gli anni dell’esilio

Approda quindi a Forlì ospite degli Odelaffi e poi a Verona sotto la protezione degli Scaligeri nel 1303 e 1304 dove tornerà nel 1313 – 1318 quando la città sta vivendo un momento di grande sviluppo artistico. E’ a Padova dei Carraresi nel 1304 quando Giotto, riconosciuto come il più innovativo del tempo, sta ultimando gli affreschi della cappella commissionati da Enrico Scrovegni. Della portata della novità del pittore fiorentino si accorgono per primi  i miniatori autori dell’ offiziolo (1305-1308) appartenuto al poeta amico di Dante Francesco da Barberino.

1304-1306 Dante è a Bologna dove si presume abbia preso visione dei preziosi libri giuridici e codici liturgici di cui la città deteneva, con Parigi, il primato. Nell’XI canto del Purgatorio cita il miniatore Oderisi  da Gubbio superato dal fantomatico Franco Bolognese. In mostra manoscritti miniati della scuola bolognese del tardo Duecento e del primo Trecento e una sontuosissima Bibbia riccamente decorata prestata per l’occasione dalla Biblioteca del Monastero dell’Escorial.

Dalla Marca Trevigiana, alla Lunigiana e poi al Casentino fino a Lucca dove Dante conosce l’opera di Nicola Pisano. In questa sezione è esposta la lunetta “Deposizione della croce” dal Museo di S. Matteo di Pisa. Nel 1310 di ritorno a Forlì, Dante apprende la notizia della discesa in Italia del nuovo imperatore Arrigo VII che lo fa sperare nel sogno della restaurazione imperiale. Al servizio di Arrigo VIII erano allora Giovanni e Nicola Pisano. A quest’ultimo il sovrano affida il monumento funebre della moglie Margherita di Brabante morta il 14 dicembre 1311 e sepolta nella Cattedrale di Genova (da cui proviene la scultura con la Giustizia della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola). Le testimonianze di Giovanni e Nicola Pisano affiancheranno in mostra quelle di Arnolfo di Cambio (Galleria Nazionale dell’Umbria).

Quando Dante giunge a Ravenna nel 1319 la città è governata da Guido Novello da Polenta che le assicura un periodo di pace e di prosperità artistica. Nella sezione conclusiva della mostra i pittori Giovanni e Giuliano da Rimini affiancati da Pietro da Rimini e dalla cultura figurativa veneziana a documentare l’ultima impresa diplomatica del poeta che gli fu fatale nella notte fra il 13 e 14 settembre 1321.

 

Col contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Camera di Commercio di Ravenna e della Regione Emilia- Romagna.

 

Dal 24 aprile al 4 luglio 2021

Orario:                       10-19 dal martedì alla domenica, lunedì chiuso

(il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)

A causa dell’emergenza sanitaria gli orari di apertura della mostra potranno subire variazioni

 

(v.g.)