Imola. Uno sciopero fiscale rispetto a tutte le imposte, sia statali sia comunali. Si tratta dell’obiettivo primario del comitato “Baristi e ristoratori imolesi” che raccoglie già una trentina di adesioni e si sta allargando rapidamente ad altri. “Su questa linea – spiega Alessandro Vicinelli – tutto il direttivo del comitato è d’accordo a iniziare dal 1° maggio, data simbolica perché è la festa dei lavoratori come noi che non siamo messi in grado di svolgere il nostro mestiere”.

“Sì – conferma Mario Claudio Rizzo – la data l’abbiamo scelta anche perché si parla di chiusure totali almeno fino al 30 aprile. Un’altra iniziativa, ancora in evoluzione, è quella di non pagare gli affitti anche se alcuni di noi devono il canone al Comune e altri a privati”.

Anche dei canoni con il Comune il direttivo del comitato ha intenzione di discuterne quanto prima “con il sindaco Marco Panieri perché parecchi esercenti come noi hanno speso molto denaro per ristrutturare locali pubblici che oggi non possono funzionare e quindi chiederemo quanto meno di non pagare l’affitto. Inoltre chiederemo il taglio della Tari e di estendere la gratuità dei dehor e degli spazi accessori per almeno un anno in modo che possano essere da trampolino di lancio per una ripresa nella quale vogliamo ancora sperare. E non ci vengano a parlare dell’asporto che per noi sono briciole”.

Vicinelli si scalda: “I famosi ristori non sono sufficienti, non è chiaro come vengano elargiti e con quali scadenze. Nel 2020, ad esempio, è arrivata una cifra tale da coprire un mese scarso e come contributi personali alle nostre famiglie sono giunti solamente circa 100 euro al mese, una manciata di spiccioli”.

(m.m.)