Questa settimana andiamo sulla storia. Per gli amanti del genere ecco una selezione di romanzi da non perdere.

La Copenaghen che fu

Un dipinto di Carl Heinrich Bloch è lo spunto per un notevole romanzo storico, dal Premio Nobel J. V. Jensen, consacrato trai più grandi scrittori del XX secolo. Precisa ricostruzione storica ed ambientale (una Copenaghen fredda, con le sue case in legno, poco più di un misero borgo), e personaggi tratteggiati con maestria, da cui emerge la caducità della condizione umana, l’inesorabilità del tempo che scorre…
 
Johannes V. Jensen, La caduta del re, Carbonio editore (traduzione e introduzione di Bruno Berni)

Scritto tra il 1900 e il 1901 ed eletto il miglior romanzo del Novecento danese, La caduta del re ripercorre le vicende di Mikkel Thøgersen sullo sfondo della Danimarca a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. Studente svogliato e sognatore, Mikkel diventa mercenario, soldato, pellegrino e infine compagno di prigionia del re Cristiano II. La sua storia procede parallela a quella del sovrano assurto a simbolo del declino della corona di Danimarca: Cristiano II, il re indeciso che, secondo la leggenda, navigò per un’intera notte avanti e indietro tra lo Jutland e la Fionia, incapace di affrontare il destino.
Un romanzo immortale che parla di armi e cavalieri, onore e dubbi, di cieli sconfinati, fiordi e brughiere, di passione, odio e gelosia, passando dalla crudeltà sanguinosa alla dolcezza estatica, con un tocco sorprendentemente moderno. Morte e amore, tragedia e idillio si avvicendano in un’opera maestosa e suggestiva, tradotta per la prima volta in italiano.
 
Johannes Vilhelm Jensen, noto anche come Johannes V. Jensen, è stato uno scrittore e poeta danese, spesso considerato il primo grande scrittore danese del XX secolo. Vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1944.

Nelle Marche di Leopardi

La vita, il clima culturale ed umano delle Marche di Leopardi ben rappresentati da Elido Fazi in questo romanzo storico, parallelamente alla riflessione sul potere, sull’arte, e sui rapporti tra essi.

Elido Fazi, Potenza e bellezza, Fazi editore

“Questa è la storia di Monaldo e Costantino, Giacomo e Giacomino, dell’ascesa e del declino di Napoleone I e Gioacchino”. In Potenza e Bellezza, Elido Fazi racconta due storie parallele. Da un lato, seguendo la parabola di Napoleone e rivelando l’uomo nascosto all’ombra dell’imperatore, denuncia con lucidità e minuzia la follia del potere, che non può mai saziarsi perché si nutre solo di se stesso. Dall’altro, attraverso un ritratto intimo e appassionato delle Marche e della sua gente, evoca la gioia e la pienezza che riceviamo in dono dalla natura, dalla poesia, dall’arte, e che dovremmo custodire come il nostro tesoro più prezioso. Perché, come scrive Giacomo Leopardi a soli 17 anni, nell’Orazione per la Liberazione del Piceno, “se questo fosse vero, e cioè che il paradigma per valutare la felicità degli Stati è la Bellezza e non la Potenza, probabilmente non esisterebbe al mondo un popolo più felice di quello degli Italiani”.

William e Agnes, una storia d’amore

SHamnet dell’irlandese Maggie O’Farrell, selezionato tra i 100 migliori libri dell’anno dal New York Times, vibrante ritratto di una storia d’amore, quella tra William Shakespeare e la moglie. Protagonista dell’opera, pubblicata da Guanda a fine gennaio, è anche il dolore che ha generato il capolavoro del Bardo, Amleto. Autrice che conferma la propria bravura, vera e propria eccellenza nell’indagare i rapporti in famiglia, nelle descrizioni psicologiche dei suoi personaggi.

Maggie O’Farrell, Nel nome del figlio – Hamnet, Guanda (tradotto da Stefania Di Franco)

Estate 1596, Stratford-upon-Avon. Una bambina giace a letto in preda a una forte febbre, mentre il fratello gemello corre in tutte le stanze in cerca d’aiuto. Spalanca le porte una dopo l’altra, ma la grande casa in cui vivono, che di solito brulica di gente e di attività, è avvolta nel silenzio. Il padre, questo Hamnet lo sa bene, è sempre a Londra per lavoro, ma dov’è finita la mamma? Agnes non c’è perché si trova in un campo a coltivare le erbe mediche, di cui conosce tutti i segreti. Non se lo perdonerà mai. Donna forte e fuori dagli schemi, rimasta orfana e cresciuta da una matrigna malevola, adesso più che mai Agnes avrebbe bisogno di William, l’uomo che ha sposato nonostante l’opposizione della famiglia, l’umile e tenace guantaio che a un certo punto, in fuga da un padre oppressivo, ha deciso di trascorrere la maggior parte del tempo in città, assorbito da una passione divorante, quella per il teatro. Ma anche il matrimonio con Agnes avrebbe richiesto le stesse attenzioni, specialmente ora che si trova di fronte alla prova più dura. Questo romanzo, ispirato alla storia del figlio di William Shakespeare, parla di amore e di abbandono, di perdita e di riconciliazione; ma è anche la rocambolesca storia di una pulce che si imbarca su una nave ad Alessandria d’Egitto per diffondere la peste da Venezia in tutta l’Europa; e ancora, è il racconto della tenera vicenda di un bambino la cui vita è stata pressoché dimenticata, ma il cui nome è divenuto immortale grazie a una delle opere teatrali più celebrate di tutti i tempi.

Maggie O’Farrell, nata in Irlanda del Nord nel 1972, è cresciuta tra il Galles e la Scozia, e attualmente vive a Edimburgo. Nella sua carriera di scrittrice ha vinto numerosi premi, tra cui il Somerset Maugham Award e il Costa Novel Award. Guanda ha pubblicato i romanzi La distanza fra noi, La mano che teneva la mia, Istruzioni per un’ondata di caldo, Il tuo posto è qui e il memoir Io sono, io sono, io sono. Questo suo ultimo romanzo si è aggiudicato il Women’s Prize for Fiction ed è stato inoltre inserito nella lista dei migliori libri del 2020 dalle testate più importanti, come Guardian, Observer, Times e New York Times.

L’avventura umana e musicale di Domenico Scarlatti

Neri Pozza non sbaglia mai sul romanzo storico. Questa volta ci conduce a Lisbona, per narrare con brio e profondità di dettaglio psicologico il rapporto tra Domenico Scarlatti e l’infanta di corte, Maria Barbara di Braganza. Arte, sentimenti, ambientazione umana e storica: una bella sorpresa, decisamente!

Alberto Riva, ll maestro e l’infanta, Neri Pozza

Nell’estate del 1720 un giovane compositore parte dall’Italia per arrivare a Lisbona, alla corte di re João V. Comincia così l’avventura umana e musicale di Domenico Scarlatti, figlio del grande Alessandro. Uomo mite e tormentato, per nulla sicuro del suo talento, capace di stare un passo indietro a tutto, anche a sè stesso. Il suo compito a corte è insegnare musica alla figlia del re, Maria Bárbara di Braganza, che andrà poi in sposa a Fernando di Borbone diventando regina di Spagna. Il rapporto tra Domenico Scarlatti e questa donna durerà per tutta la vita. E sarà la vera linfa, il vero snodo del talento del compositore napoletano. Le sue celebri Sonate, eseguite dai più grandi pianisti del Novecento, nascono come esercizi per le mani di Maria Bárbara. Il romanzo narra di questo sodalizio, di questo scambio tra maestro e allieva che si concluderà solo con la morte di Domenico Scarlatti. Un sodalizio in nome della musica che è anche il racconto di un’epoca di guerre, rivalità tra famiglie reali europee, complotti, poteri contrapposti. Come fosse un affresco del Tiepolo, Alberto Riva fa entrare il lettore in una storia intensa e nitidissima. E ci regala, attraverso una scrittura misurata e attenta, una trama figurativa che alterna realismo e suggestioni d’oltremare. Lineare, eppure ricco di dettagli, Il maestro e l’infanta è un libro raro nella letteratura italiana di questi anni. Un omaggio alla musica e alla sua forza segreta. Una rappresentazione dei sentimenti attraverso intermittenze e non detti, sfumature, accelerazioni, pause. Un’epoca raccontata in un contrappunto inedito che ne svela furori e insensatezze, e ne celebra soprattutto il carattere sorprendentemente malinconico.

Alberto Riva è nato nel 1970. Ha pubblicato Sete (Mondadori, 2011) e Tristezza per favore vai via (Il Saggiatore, 2014). Con il trombettista jazz Enrico Rava Note Necessarie (minimum fax, 2004) e, con il pianista Stefano Bollani, Parliamo di musica (Mondadori, 2013) e Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti (Mondadori, 2015). Scrive da molti anni sul Venerdì di Repubblica, dove si occupa di letteratura e musica. Vive a Milano.

Le donne della guerra di Troia

“Ho preso le vecchie storie e le ho rimescolate, finché le donne nascoste non sono comparse in piena luce”. Calliope, Briseide, Creusa, Cassandra, Andromaca, protagoniste ma senza voce.
 
Natalie Haynes, Il canto di Calliope, Sonzogno (tradotto da Monica Capuani)

Una donna sola corre nella notte, intorno a lei la sua città che brucia. Fuori dalle mura, la regina e altre sventurate attendono un destino che verrà deciso dai vincitori. È la caduta di Troia. Dieci interminabili anni di guerra sono giunti alla tragica conclusione, mentre le avventure dei protagonisti andranno a ispirare, nei secoli a venire, le opere di artisti e scrittori. “Cantami o Musa” invoca il sommo poeta Omero, che ha raccontato le gesta degli eroi. Ma Calliope, musa della poesia epica, questa volta è meno accomodante: è convinta che non tutto sia stato narrato, che qualcosa di fondamentale, legato alle figure femminili, manchi ancora per completare l’affresco. Se il bardo vuole che lei canti, allora lei canterà insieme a tutte le donne coinvolte nella grande tragedia. Dando voce a ciascuna di loro, Calliope prende in mano la storia e ce la racconta da una nuova prospettiva. Ecco Andromaca, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, che vengono alla ribalta, con i loro pensieri, con i complicati risvolti psicologici delle loro scelte, con la sete di vendetta, la solitudine, la dignità di fronte alla morte. E poi tutte le altre, da Penelope a Briseide, da Creusa a Ifigenia, dalle troiane che, vinte, saranno rese schiave, alle greche che attendono il rientro dei loro uomini, senza dimenticare le capricciose divinità che governano le sorti dei mortali. Attingendo alle fonti antiche, anche le meno note, Natalie Haynes rivisita una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi, facendoci palpitare di commozione accanto alle leggendarie eroine, e trasmettendoci il sentimento vivo di come la guerra di Troia e la sua epopea appartengano alle donne non meno che agli uomini.