Imola. La signora Lora protende le mani verso l’alto, poi le infila negli appositi manicotti e stringe quelle del visitatore. C’è tutta l’emozione di un gesto famigliare, di un abbraccio ritrovato, anche se questa volta non è ancora un suo caro a stringerle le mani. Lo sarà da venerdì 2 aprile. Il 29 marzo è l’abbraccio del sindaco Marco Panieri, nel corso dell’inaugurazione della “stanza degli abbracci” allestita nel giardino d’inverno della Cra (Casa residenza anziani) “Fiorella Baroncini”, avvenuta alla presenza, insieme al primo cittadino, del vescovo Giovanni Mosciatti, della presidente dell’Asp Circondario Imolese, Renata Rossi Solferini, dell’assessore al Welfare, Daniela Spadoni, della direttrice dell’Asp, Stefania Dazzani e di alcune operatrici della struttura.

Il sindaco Marco Panieri “abbraccia” la signora Lora nella Cra “Baroncini”

Un’analoga stanza è stata allestita anche nella Cra “Cassiano Tozzoli”, in questo caso nella terrazza al primo piano. Entrambe le ‘stanze’ saranno attive da venerdì 2 aprile, per il periodo di Pasqua, fino a lunedì 5 aprile. Per Pasqua, infatti, la normativa reintroduce la possibilità di uscire per andare a far visita ad un parente. Poi, la possibilità delle visite sarà legata alle indicazioni, riguardo agli spostamenti, definite dal colore della zona in cui Imola sarà inserita.

L’obiettivo di queste due ‘stanze degli abbracci’, che fanno seguito a quella aperta a fine gennaio scorso nella Casa Protetta di Medicina, è quello di favorire  le visite dei familiari/parenti/visitatori agli ospiti delle strutture.

A seguito della seconda ondata,da novembre le visite sono state di nuovo contingentate e c’è stata un generale richiamo ad evitare occasioni che potessero facilitare la diffusione del contagio all’interno delle Cra. In questa situazione, la ‘stanza degli abbracci’ consente di garantire la separazione degli ambienti e nel contempo di attenuare la distanza attraverso la possibilità per le persone di toccarsi ed abbracciarsi, con la protezione dei manicotti, divisi da un solo strato di materiale isolante. I manicotti saranno cambiati e sanificati dopo ogni incontro, così come lo spazio dell’ospite della struttura e quello del visitatore. Le due stanze sono state acquistate dall’Asp, che nel caso della Cra Baroncini, ha anche provveduto al riscaldamento del giardino d’inverno, subito ribattezzato “giardino degli abbracci”.

Modalità di organizzazione delle visite – Le visite si svolgono su appuntamento e vanno concordate preventivamente con i responsabili della struttura. L’accesso è di norma consentito a un solo famigliare/visitatore per ospite. Per permettere a tutti i parenti di visitare i propri famigliari, verranno fissati appuntamenti ogni mezz’ora, tenendo conto della fase di accoglienza e della necessità di sanificare la zona di incontro tra un visitatore e l’altro. L’accesso del parente deve  avvenire dall’ingresso principale della struttura, all’orario predefinito: qui il famigliare è atteso dall’ operatore incaricato ed accompagnato nel luogo deputato per la visita. Il parente deve già indossare la mascherina, gli verrà misurata la temperatura e dovrà compilare l’autocertificazione ed igienizzarsi le mani con soluzione alcolica. Al termine della visita, l’operatore riaccompagnerà il famigliare/visitatore all’ingresso della Cra, dove provvederà ad igienizzarsi le mani ed uscirà dalla struttura.

Panieri: “Un gesto semplice, che genera emozioni” – “Ad oltre un anno di distanza dal’inizio della pandemia, alle porte della Pasqua, è bello aprire questo nuovo ‘giardino degli abbracci’, che permetterà ai famigliari di riabbracciarsi, di riscoprire il valore dell’affetto e della socialità con gesti semplici, come l’abbraccio, il tutto in piena sicurezza. E’ un’occasione davvero importante – sottolinea il sindaco Marco Panieri -. Ho provato ad abbracciare la signora Lora, ospite della struttura, e devo dire che questo gesto così semplice all’apparenza, ma così carico di valore simbolico, ha generato una forte emozione in entrambi. Un abbraccio in più rompe la distanza che ci ha separato come una barriera, aiuta a superare il digiuno di gesti d’affetto, fatti anche di sguardi, di sorrisi in presenza e dà un segnale di speranza e di fiducia nel ritornare ai gesti consueti del nostro vivere, sia agli ospiti sia ai loro famigliari. Grazie agli operatori delle due strutture e all’Asp per avere messo in campo questa soluzione”.

“Chi avrebbe mai pensato, prima di questa pandemia, il valore straordinario di un abbraccio, che questo gesto è così importante” si domanda mons. Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola, nel benedire la ‘stanza degli abbracci’, nel corso dell’inaugurazione. “Da questo tempo abbiamo imparato il valore di un abbraccio e della vicinanza. Tocca a noi esserne sempre più coscienti e ritrovare la socialità”.

“Avere inaugurato questa stanza degli abbracci  alla Cra Baroncini  è il segno della volontà di rinascita. Ed è bello che sia stato fatto nell’imminenza della Pasqua, che è proprio rinascita. E noi vogliamo ripartire da quell’energia che è stata bloccata, spezzata, dal Covid in questo anno pesantissimo: l’energia dell’affetto, della vicinanza, della  socialità, dello stare insieme. Mai abbiamo smesso di “tifare” per i nostri nonni che erano stati colpiti dal Covid in queste strutture e solo la tenacia e la competenza degli operatori ci ha condotto fino a qui – spiega Daniela Spadoni, assessora al Welfare -. Ringrazio tutti gli operatori, dai coordinatori delle strutture, ai medici, agli infermieri, alle OSS e a tutti coloro che hanno partecipato alla guarigione e alla  ricostruzione. Ringrazio anche per questa bella idea che rende possibile ai nostri nonni vivere le festività pasquali riabbracciando i loro famigliari. Non ci dimentichiamo però anche di quelle famiglie che non potranno riabbracciarsi  perché hanno avuto dei lutti. Siamo noi Amministrazione, noi città di Imola che vi abbracciamo forte. Questa  stanza degli abbracci sia il segno della rinascita,  ma anche il segno concreto della vicinanza a coloro che stanno soffrendo. Non dimentichiamoci mai di loro. Dico alla città: proviamo a stringere i denti ancora  un po’ tutti insieme, perché solo se rispetteremo le regole tutti, potremo ricominciare a mandare a scuola i nostri ragazzi, e ad abbracciare dal vivo i nostri nonni”.

Infine Renata Rossi Solferini, presidente dell’Asp Circondario Imolese conclude: “Durante l’ultimo anno, la pandemia ha colpito duramente le nostre vite, ma su di una cosa non abbiamo mai perso le certezze: il rispetto e l’amore per le persone fragili ed i nostri anziani, che rappresentano la nostra memoria ed il fondamento delle nostre radici, essendo essi il punto di riferimento per i figli ed i nipoti. Durante le chiusure delle nostre residenze,alle quali ci ha costretto il dilagare del virus, ci siamo resi conto che gli ospiti delle nostre strutture sentivano l’esigenza ed il bisogno del contatto fisico con i propri cari e che l’utilizzo di tablet o smartphone, non era riuscito a  colmare questa necessità vitale. C’era bisogno di un grande abbraccio, che solo la materialità del gesto avrebbe potuto offrire.L’Asp Circondario Imolese allora ha pensato, dopo aver inaugurato nella Casa Protetta di Medicina una stanza degli abbracci con accesso per gli ospiti dall’interno della struttura, di predisporre per le Cra Fiorella Baroncini e Cassiano Tozzoli, una stanza “enplein air”, al fine di rendere più fluido l’abbraccio degli anziani con i propri cari e sentirli più vicini”.