Quelli che hanno il corpo gracile lo ingrossano con imbottiture, quelli che hanno esile l’argomento lo gonfiano con parole. (Montaigne)

Si fa fatica a formulare un giudizio compiuto sul Governo Draghi.

Se lo critichi entri nel novero dei suoi avversatori, come non vorresti, accanto ai Travaglio, finendo con l’accreditare oltre misura il Governo Conte, che così bene proprio non ha fatto.

Se ne apprezzi l’agire, come la tua considerazione vorrebbe, devi tuttavia premurarti di ancorare le opinioni ai fatti, così da non confonderle con l’enfasi strumentale della destra riportata al Governo da Renzi.

Per il momento puoi forse spingerti fino a dire bene ma non ancora benissimo.

L’autorevolezza è quella riconosciuta: il valore aggiunto in cui confida Mattarella, da impegnare in Italia e in Europa.

In un momento della storia avaro di leadership autentica, specie con il declino di Angela Merkel.

La strada imboccata è quella giusta: solidale e intransigente a Bruxelles, come solo sa essere chi vuole bene all’Europa; indipendente e pragmatico a Roma, come deve essere il capo di un esecutivo improbabile determinato a raggiungere gli obbiettivi che gli abbiamo commissionato.

Questo non è il Governo dei migliori, visto che lo sostengono anche alcuni dei peggiori, ma è il Governo migliore, il solo possibile in questo momento difficile, il ciuffo d’erba cui siamo aggrappati sull’orlo dell’abisso.

Persone di valore in giro ce ne sono certo, ma statisti no, li abbiamo finiti.

Gli aspiranti leader, i capetti che inflazionano il presente e oscurano l’orizzonte se ne facciano una ragione.

Mattarella, Draghi e poi basta.

Teniamone conto.

Dopo c’è Giorgia Meloni.

Quella di Draghi è una navigazione in un mare procelloso ma non è una navigazione a vista perché la rotta è guidata dalla bussola dei principi.

Il suo è un pragmatismo orientato.

L’uomo sembra rifuggire lo schema caro ai commentatori della continuità- discontinuità col Governo Conte e ricercare piuttosto cosa sia utile conservare e cosa sia necessario cambiare per raggiungere i traguardi prefissati, magari chiedendo a Dio di aiutarlo a scegliere, come faceva San Francesco.

Non è male dire bene del bene, anche se è stato fatto da un altro.

Così l’azione di contrasto alle varianti del covid preserva l’ispirazione regolativa che ha contrassegnato le fasi precedenti, con un rigore certo inferiore a quello di Paesi come la GranBretagna, capaci di lockdown molto severi, e tuttavia insensibile agli strepiti di chi forse non ha ancora visto abbastanza morti.

Del pari viene abbandonato il MES, senza che nessuno dei suoi sostenitori dica bau.

Il solo compromesso deteriore, peraltro anch’esso con fior di precedenti, si registra sul condono, che non viene fatto, come si dice, per agevolare l’azione dell’agenzia delle entrate attraverso una riforma che questo Governo non farà mai, ma per blandire la parte peggiore del Paese.

Quanto ai due impegni principali, del New Generation Eu ancora poco sappiamo, mentre l’efficacia del piano vaccinale la potremo valutare solo vivendo.

Per tutti dovrebbe valere il precetto di Rousseau: “se io fossi principe o Governatore non perderei tempo a dire quello che vorrei fare, lo farei”.

Sempre che sia possibile, naturalmente, chè siamo gente di buon senso e non agitatori velleitari che pretendono la soluzione immediata a tutti i problemi del mondo.

Non sembra che la pensino così i nostri Governatori moderni, impegnati come un sol uomo a respinger sdegnosamente i rilievi al loro operato.

Quello delle Regioni, come dei Comuni del resto, è stato un impegno tremendo.

Dobbiamo essere attenti a non demolire tutto.

Un ritorno al centralismo non è certo la panacea dei nostri mali.

E però ci sono in giro troppi Governatori mediocri e vanesi.

Abili a mettere la faccia sulle cose che vanno bene e a nasconderla dietro la maschera quando vanno male.

La Merkel ha chiesto scusa.

Macron ha chiesto scusa.

Johnson a suo tempo ammise di aver sbagliato.

In Italia, dopo un anno e mezzo, con gli ospedali stracolmi per la terza volta, i morti a grappoli, i vecchi e i malati senza protezione adeguata, le chiusure a strappi, le aperture a capocchia, una trafila vaccinale premoderna, nessuno, fra Stato e Regioni, anche le più sciagurate, si è assunto la responsabilità di un solo errore.

Nessuno ha chiesto scusa una sola volta.

In giro ci sono troppe verità politiche e poca verità umana.

Se i vaccini non ci sono nessuna persona onesta si sogna di attribuire responsabilità a chicchessia.

Ma quando ci sono, specie se sono pochi e dunque ancor più preziosi, abbiamo il diritto di pretendere che vangano utilizzati nel modo giusto.

Che è uno solo: tutelare la vita.

Un Governatore saggio lo farebbe senza bisogno di essere sollecitato.

Se non lo fa potendolo fare non è all’altezza del suo compito.

E deve risponderne.

Alla sua coscienza, se la tiene in conto, e all’opinione pubblica, se le porta rispetto.

La figlia di Enrico Berlinguer ha intervistato l’altra sera il ministro della sanità e i Governatori di Veneto ed Emilia-Romagna.

Quel che ne è emerso è che è andato tutto bene, che va tutto bene e, naturalmente, bene andrà.

“Chissà che non siate voi due – ha chiosato rivolta a Zaia e Bonaccini- a prendere in mano le sorti del Paese”.

Cosa abbiamo fatto di male?

Zaia vuole conoscere i nomi, vuole vedere i numeri.

Non ha mai sentito parlare del disordine della Lombardia, degli avvocati vaccinati in Toscana, dei giornalisti passati avanti in Campania…

I numeri li può trovare un po’ ovunque.

Sono quelli degli anziani che potevano essere salvati se ci si fosse attenuti ai criteri di priorità sbandierati da tutti e grottescamente esibiti nelle vaccinazioni televisive di qualche centenario.

Non è vero che il Piano nazionale non li contenesse.

Non è vero che alcune categorie siano state privilegiate su indicazione del Governo.

Non è vero che non avreste potuto fare altrimenti.

Qualcuno l’ha fatto.

Quante morti potevano essere evitate se un minuto dopo l’autorizzazione a somministrare Astrazeneca agli anziani aveste dirottato lì le energie disperse?

Se i vaccini Pfizer fossero andati a chi dovevano andare e non ai tanti che ne hanno fruito indebitamente.

Quante persone fragili ne sono state private?

Una, nessuna, centomila?

La morte di un uomo, diceva Stalin, è una tragedia, ma quella di milioni è statistica.

Senti farfugliare spiegazioni, rivendicare meriti addirittura, e ti chiedi : quand’è che anche per noi i morti sono diventati solo statistica?

(Guido Tampieri)