Imola. Il sindaco Marco Panieri, Gabrio Salieri e Daniela Martelli per l’Anpi di Imola, nel pomeriggio di giovedì 1 aprile, hanno deposto corone di alloro al monumento eretto nella piazza della frazione di Ponticelli “A perenne memoria – recita l’iscrizione incisa sulla lapide – dei compaesani caduti sotto i colpi della ferocia nazi-fascista”. La cerimonia si è svolta in forma ridotta, in ottemperanza alle normative in vigore per il contrasto alla diffusione del Coronavirus.

Otto i nomi scolpiti nel marmo: Dino Bertozzi, Settimio Biagi, Nazzaro Costa, Giuseppe Maccarelli, Antonio Manara, Battista Martelli, Silvio Poli e Luigi Trombetti.

Dino Bertozzi, componente del battaglione Montano della brigata Sap Imola, venne ucciso il 25 dicembre 1944 di ritorno da una missione.

Settimio Biagi militò nel battaglione Ruscello della 7a brigata Gap Gianni Garibaldi; caduto il 2 febbraio 1945 a Borgo Tossignano.

Nazzaro Costa prese parte all’eroica battaglia di Purocielo, combattuta tra le valli del Sintria e del Lamone, che vide 700 partigiani della 36ª brigata Garibaldi Bianconcini impegnati dal 10 al 13 ottobre 1944 nel tentativo di sfondamento della linea del fronte per ricongiungersi con le truppe alleate.  Nella battaglia di Purocielo caddero cinquantasette partigiani. Ferito gravemente, Nazzaro Costa morì il 13 ottobre. Tra i caduti anche gli imolesi Roberto Gherardi, Livio Poletti, Bruno Pirazzoli e Ateo Bendini. Altissime furono le perdite tra le truppe tedesche.

Giuseppe Maccarelli di Tossignano faceva parte di una pattuglia di otto partigiani della 36ª brigata Garibaldi che il 10 maggio 1944, mentre era in marcia di trasferimento dal monte Faggiola al Cimone della Bastia, cadde in un’imboscata tesa da repubblichini e Ss in località Casetta di Tiara (Firenzuola). Tutti i partigiani vennero uccisi o catturati e poi trucidati. Maccarelli, abbandonato dai fascisti agonizzante, fu soccorso da don Rodolfo Cinelli, parroco di Casetta, e trasportato prima nella canonica e poi in ospedale. Ma nonostante le cure ricevute, morì il giorno successivo. Gli altri compagni caduti furono Sebastiano Bertozzi, Dino Casalini, Anselmo Collina, Angelo Merlini, Anselmo Morini, Giovanni Nardi (Medaglia d’argento al valor militare alla memoria) e Celeste Samorè.

Antonio Manara fece parte del battaglione Montano della brigata Sap Imola con funzione di comandante di formazione. Fu ucciso il 2 febbraio 1945 mentre tentava di attraversare il fronte a Borgo, nonostante fosse stato informato della presenza di tedeschi nella zona. Il suo corpo fu recuperato presso il rio Mesola dopo la Liberazione.

Anche il mugnaio Battista Martelli militava nel battaglione Montano della brigata Sap Imola. La mattina del 15 ottobre 1944 fu incolpato di sabotaggio dai tedeschi perché le mine poste sotto il ponte sovrastante il canale annesso al mulino Paroli furono trovate bagnate e quindi ormai inutilizzabili. Martelli fu trascinato nel retro del fabbricato e lì venne barbaramente ucciso.

Silvio Poli nella notte del 2 settembre 1944 fu catturato a Mezzocolle, nei pressi della propria abitazione, da alcuni tedeschi, che poi gli spararono, impedendo che venisse soccorso mentre agonizzava.

Oltre ai partigiani combattenti, lungo è anche l’elenco degli antifascisti che hanno perso la vita tra il 20 giugno 1919 e il 25 luglio 1943 nella provincia di Bologna. Nella frazione di Linaro, durante la Festa del lavoro, venne ucciso l’operaio comunista Luigi Trombetti e diversi altri manifestanti rimasero feriti. Era il 1° maggio 1922 e a Bologna e provincia i fascisti tentarono con ogni mezzo di monopolizzare la tradizionale Festa del lavoro di marca socialista. A Linaro, alle “case Rigolino”, si svolse una riunione conviviale a cui parteciparono 14 operai di diverso orientamento politico. All’uscita, il gruppo di antifascisti fu bersagliato da colpi d’arma da fuoco. I primi che uscirono vennero colpiti: Luigi Trombetti morì, mentre rimasero feriti Luigi Bassani, Paolo Falconi e la proprietaria dell’osteria, che aveva aperto la porta per prima con una lanterna in mano per illuminare la strada ai clienti. I carabinieri individuarono ben 31 colpi sparati sulla casa. L’agguato suscitò grande impressione e una folla enorme partecipò al funerale di Trombetti, con corteo dal cimitero di Linaro a quello del Piratello.